
a cura redazione BLOG Giano PH
Un uomo, una divisa, una scelta
Nato a Caserta nel 1915, Vincenzo Colella è uno di quei nomi che rischiano di passare sotto silenzio nei grandi manuali di storia, ma la cui vicenda personale racchiude la grandezza e il dolore di un’intera generazione. Ufficiale del Regio Esercito, si trovava al fronte quando, l’8 settembre 1943, venne annunciato l’armistizio con gli Alleati. Quel giorno, per molti militari italiani, cominciò una nuova guerra – senza ordini, senza patria, con una sola bussola: la coscienza.
Arrestato sulla Linea Gustav
Colella fu catturato dai tedeschi mentre era ancora in divisa e armato, nei pressi della Linea Gustav. Non aveva disertato. Non aveva tradito. Eppure fu considerato un nemico. La macchina repressiva nazista non distingueva. Venne deportato a Roma, in un luogo divenuto simbolo della ferocia dell’occupazione: Via Tasso 145, l’allora sede delle SS tedesche.
Via Tasso: l’anticamera dell’inferno
Qui Colella fu interrogato e torturato. La sua colpa? Non essersi arreso. Condivise la prigionia con altri italiani illustri, tra cui Sandro Pertini e Giuseppe Saragat, che sarebbero poi diventati Presidenti della Repubblica. Fu condannato a morte, ma la pena fu tramutata in due anni di lavori forzati. Un “sollievo” solo formale: la sua vera condanna fu la deportazione in Germania.
Deportazione e sopravvivenza
Attraversò i lager di Monaco, Potsdam e infine Sonnenburg, dove le condizioni erano disumane. Fame, malattia, freddo e violenza quotidiana. Ma anche in quell’inferno Colella resistette. Tornò in Italia alla fine della guerra, portando con sé la memoria di quanto visto e subito.
Una vita per ricordare
Negli anni successivi, Colella si dedicò all’insegnamento e alla diffusione della memoria storica. Parlava nelle scuole, nelle università, ovunque ci fosse qualcuno disposto ad ascoltare. Il suo racconto non era intriso di odio, ma di ferma lucidità. La sua voce diventò una delle più preziose testimonianze della deportazione italiana e della Resistenza.
100 anni di memoria viva
Nel 2015, Vincenzo Colella ha compiuto 100 anni. Una vita lunga e densa, attraversata da eventi che avrebbero spezzato chiunque. Eppure, lui ha scelto di raccontare, di testimoniare, di trasmettere. Perché “il futuro ha bisogno di memoria”, come amava ripetere.
Podcast correlato
VINCENZO COLELLA (1915-2015) | Un Uomo un Soldato Un Deportato Un Professore Un Marito Un Padre Un Nonno Un Amico. LA VOCE DEI PROTAGONISTI
Bibliografia
Fonti primarie e testimonianze
- Colella, Vincenzo (intervistato), Memorie di prigionia e resistenza. In: Memoro – La Banca della Memoria, https://museodiffusodellaresistenza.memoro.org
- ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati), I 100 anni di Vincenzo Colella, 2015. Disponibile su: https://deportati.it
Saggi e studi storici
- Battini, Michele. Il socialismo degli imbecilli: propaganda e censura nella Repubblica sociale italiana (1943-1945). Laterza, 2007.
- Levi, Primo. Se questo è un uomo. Einaudi, 1947. (Testimonianza chiave sul sistema concentrazionario)
- Pavone, Claudio. Una guerra civile: saggio storico sulla moralità nella Resistenza. Bollati Boringhieri, 1991.
- Pansa, Giampaolo. Il sangue dei vinti. Sperling & Kupfer, 2003. (Controverso ma utile per dibattito post-Resistenza)
Luoghi della memoria
- Museo Storico della Liberazione di Via Tasso, Roma. www.museoliberazione.it
- Montanari, Luigi. Via Tasso: il carcere nazista a Roma 1943-1944. Mursia, 2004.
Fonti online e archivi
- Archivio ANED – Sezione deportati militari e politici italiani. https://deportati.it
- Museo Diffuso della Resistenza, Torino – Progetto Memoro. https://memoro.org
- Wikipedia: Vincenzo Colella (voce non esistente al 2025, ma materiale disponibile nelle sezioni su deportati e Via Tasso)
GIANO Public History APS è afferente all’Albo della Cittadinanza Attiva e delle Reti Civiche del Comune di Roma e all’Albo delle Associazioni Culturali del Municipio Roma V. Sostienici con il 5×1000 : 97901110581



