“Voci dalla Storia” è un progetto di podcast e Public History che restituisce voce e presenza alle donne decorate con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, protagoniste straordinarie – e troppo spesso dimenticate – del nostro passato.
Attraverso lo strumento delle “interviste improbabili”, il podcast dà vita a un dialogo diretto con loro. Ogni puntata intreccia rigore scientifico e forza narrativa, riattivando la memoria storica a partire da fonti d’archivio, diari, lettere e documenti ufficiali. Un viaggio sonoro per riscoprire chi ha scritto la storia d’Italia. Il podcast è provvisto di sottotitoli.
Le origini, l’emigrazione a Genova e l’arte della sartoria
Modesta Rossi nasce a Bucine (Arezzo) l’8 maggio 1914, in una famiglia rurale: il padre Matteo è contadino e la madre Rosa Innocenti è casalinga. Le necessità economiche del contesto rurale toscano le impongono di interrompere gli studi alla quarta elementare per dedicarsi al lavoro. Dotata di determinazione e talento manuale, si trasferisce per alcuni anni a Genova presso i fratelli: in Liguria si specializza nell’alta sartoria, un mestiere che le garantirà una parziale indipendenza economica e che continuerà a esercitare con successo al suo rientro in Toscana.
Il 15 novembre 1935 sposa Dario Polletti a Bucine. Tra il 1936 e il 1943, in un’Italia prostrata dalla dittatura e poi dalla guerra, Modesta dà alla luce cinque figli: Giovanni, Mario, Silvano, Gualtiero e l’ultimogenito Gloriano, nato proprio nel cuore del conflitto.
Foto e documenti di Modesta ROSSI (Fonte La rete e Archivi di Stato)
La Banda “Renzino” e la logistica del “sorriso”
Il punto di svolta profondo avviene all’indomani dell’8 settembre 1943. Il marito, Dario Polletti, sceglie la via della clandestinità e si unisce ai partigiani della Banda “Renzino”. Questa formazione era stata fondata da Edoardo Succhielli, sottotenente paracadutista della prestigiosa Divisione “Nembo” che, rientrato dalla Sardegna, aveva deciso di organizzare la guerriglia nell’Aretino. Il nome stesso della banda possedeva un forte valore simbolico e di memoria storica locale: ricordava infatti la località di Renzino (Foiano della Chiana), dove nel 1921 le squadre fasciste avevano barbaramente ucciso un gruppo di contadini.
La scelta del marito proietta immediatamente Modesta nella Resistenza. Nelle memorie storiche e nella Public History toscana, il suo ruolo viene spesso sintetizzato dalle parole dello stesso Dario Polletti, che la ricordava come: «cuoca, animatrice, staffetta, portatrice di armi e sorrisi». Questa definizione, apparentemente quotidiana, svela la complessità della Resistenza femminile, dove il supporto logistico (sfamare e armare i ribelli) si fondeva con il supporto psicologico e morale (l’animazione e il “sorriso”), fondamentale per la tenuta psicologica dei combattenti alla macchia.
[LA RETE DI SUPPORTO DI MODESTA ROSSI]
[Banda Partigiana "Renzino"]
(Comandante Edoardo Succhielli)
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[MODESTA ROSSI / "ANTONIA"]
(Sarta, madre e connettore)
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[Logistica e Cura] [Intelligence di Notte] [Resistenza Civile]
Cucinare, curare, Ristabilire i contatti Rifiuto di tradire
trasportare armi. dopo Montaltuzzo. i carbonai e il marito.
“Ricucire le fila”: la notte di Montaltuzzo
Il valore strategico di Modesta emerge con chiarezza nel giugno del 1944, a seguito della drammatica battaglia di Montaltuzzo. La formazione partigiana, colpita duramente dai rastrellamenti, si disperde tra i boschi, rischiando l’annientamento logistico e l’impossibilità di comunicare.
Modesta, insieme alla cognata Assunta Polletti, assume il ruolo di connettore della brigata. Come ricordato nelle fonti orali dai superstiti della Banda Renzino:
Quella notte, dopo la battaglia, c’erano pattuglie nemiche dappertutto, ma loro si sobbarcarono ore e ore di cammino, al buio, fino ai più lontani capanni dei carbonai, dove alcuni miei compagni avevano trovato rifugio, per ricucire le nostre fila. Dobbiamo molto a quelle donne coraggiose.
Sfruttando la perfetta conoscenza dei sentieri appenninici e la copertura della notte, le due donne evitano le pattuglie tedesche e i militi repubblichini, trovando i partigiani nascosti nei rifugi dei carbonai, riorganizzando i collegamenti e salvando, di fatto, la vita e l’operatività del gruppo.
Il martirio a Solaia e il figlioletto Gloriano
La fine si consuma nel quadro delle feroci stragi nazifasciste che insanguinarono la provincia di Arezzo nell’estate del 1944 (poche settimane prima dei massacri di Civitella e San Pancrazio). Il 29 giugno 1944, una pattuglia mista di soldati tedeschi e militi fascisti della Repubblica Sociale Italiana individua l’abitazione in cui si trova Modesta, in località Solaia di Monte San Savino.
L’obiettivo dei nazifascisti è estorcere informazioni per liquidare definitivamente la Banda Renzino. Modesta viene circondata e interrogata brutalmente sotto la minaccia delle armi: «Dove sono i partigiani? Dov’è tuo marito?».
Nonostante la consapevolezza della spietatezza degli occupanti, la reazione di Modesta è una difesa assoluta della vita altrui. Risponde con fermezza, scuotendo il capo: «Non lo so». Di fronte al rifiuto ostinato di collaborare, la furia nazifascista si abbatte sulla famiglia: Modesta Rossi viene barbaramente massacrata sul posto. Insieme a lei, i soldati uccidono anche il figlio più piccolo, Gloriano, di appena un anno, in un atto di pura e disumana rappresaglia teso a punire la madre e la donna che aveva osato sfidare il potere occupante.
Public History: Il monumento alla madre partigiana
Nella memoria pubblica dell’Aretino e della Toscana, il sacrificio di Modesta Rossi ha assunto nel tempo un altissimo valore pedagogico e monumentale:
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Il Massimo Onore: Alla sua memoria è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Nella motivazione ufficiale viene esaltato il suo ruolo di madre e patriota, sottolineando il martirio subito insieme al figlioletto in tenera età, esempio supremo di “fede e di amore”.
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La Toponomastica e i Monumenti: Il Comune di Monte San Savino e quello di Bucine hanno intitolato a Modesta Rossi vie e parchi pubblici. A Solaia, luogo del massacro, sorge un monumento alla memoria che unisce idealmente tutte le vittime civili delle stragi aretine del 1944.
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I Progetti sulla Memoria delle Stragi: La vicenda di Modesta Rossi è stata inserita stabilmente nell’Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia (promosso da ANPI e INSMLI) ed è oggetto di percorsi didattici e progetti di storia orale curati dall’Istituto Storico Aretino della Resistenza e dell’Età Contemporanea (ISREC Arezzo), volti a spiegare alle nuove generazioni il concetto di “Guerra ai civili” e l’impatto devastante del conflitto sulla sfera dell’infanzia e della maternità.
Bibliografia di riferimento (per approfondire)
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Succhielli, Edoardo, La banda Renzino: memorie di un comandante partigiano, Arezzo, Tipografia Badiali, 1986. (Testo memorialistico fondamentale scritto dal comandante della formazione, contenente la descrizione delle azioni logistiche di Modesta Rossi).
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Pezzino, Paolo, Anatomia di un massacro. Contesto e memoria della strage di Civitella della Chiana, Bologna, Il Mulino, 1997. (Testo classico per comprendere il meccanismo della violenza nazifascista e della “guerra ai civili” nella provincia di Arezzo nell’estate del 1944).
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AA.VV., Donne e Resistenza in Toscana, a cura dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana (ISRT), 2 voll., Firenze, Olschki, 1978.
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Sacchetti, Giorgio, Uomini ed eventi del Casentino e del Valdarno nella Resistenza, Arezzo, ISREC, 1993.
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Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, scheda sull’eccidio di Solaia di Monte San Savino (29 giugno 1944), a cura dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri.
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Banca dati della Presidenza della Repubblica, Roma, scheda d’onorificenza e motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare a Modesta Rossi.
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