“Nel Nome dell’Onore” Maria Boni Brighenti, esempio fulgido di abnegazione e prima donna decorata di Medaglia d’Oro al Valor Militare

“Voci dalla Storia” è un progetto di podcast e Public History che restituisce voce e presenza alle donne decorate con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, protagoniste straordinarie – e troppo spesso dimenticate – del nostro passato.
Attraverso lo strumento delle “interviste impossibili”, il podcast dà vita a un dialogo diretto con loro. Ogni puntata intreccia rigore scientifico e forza narrativa, riattivando la memoria storica a partire da fonti d’archivio, diari, lettere e documenti ufficiali. Un viaggio sonoro per riscoprire chi ha scritto la storia d’Italia. Il podcast è provvisto di sottotitoli.



Un amore oltre i confini: da Roma alla Libia

Maria Boni nasce a Roma (la data esatta di nascita rimane fumosa nei registri d’epoca, collocabile negli ultimi decenni dell’Ottocento), figlia di Luigi Boni e Giuseppa Ferrari. Fin dalla giovinezza è legata da una promessa d’amore a Costantino Brighenti, un ufficiale in carriera dell’Regio Esercito fortemente impegnato nelle campagne d’Africa. Il loro legame, rimasto a distanza per anni, si corona con il matrimonio solo nel 1914. Nello stesso anno, rifiutando la comoda e sicura vita della borghesia romana, Maria decide di seguire il marito in Libia, strappata all’Impero Ottomano solo due anni prima con la guerra del 1911-12. La coppia si stabilisce inizialmente a Tripoli e poi, grazie a una rara e speciale concessione del Governo della Colonia (che sconsigliava la presenza di civili nazionalisti nell’interno), raggiunge l’avamposto di Tarhuna, sul ciglio dell’altopiano del Gebel.

Foto e documenti di Maria BONI (Fonte La rete e Archivi di Stato)

Il contesto storico: la grande rivolta del 1915

Nell’aprile del 1915, mentre l’Italia si appresta a entrare nella Prima Guerra Mondiale, la situazione in Libia precipita. Le popolazioni locali e le confraternite senussite, appoggiate da ufficiali ottomani e tedeschi, avviano una massiccia rivolta per scacciare gli italiani.
Quando il maggiore Brighenti viene stanziato ancora più all’interno, a Beni Ulid (capoluogo della regione degli Orfella), per comandare il II° Battaglione Libico, ordina alla moglie di ripiegare sulla costa, a Tripoli. Maria rifiuta categoricamente: decide di rimanere a Tarhuna per farsi trovare pronta a raggiungerlo non appena le vie di comunicazione si saranno riaperte. Ma non si riapriranno più.

L’assedio di Tarhuna e la tragica ritirata

Il 10 maggio 1915, i ribelli arabi stringono d’assedio il presidio di Tarhuna. Per un mese intero la guarnigione italiana resiste in condizioni disperate: i viveri scarseggiano, le munizioni sono contate e l’acqua è razionata. In questo mese di inferno, Maria Boni Brighenti dismette i panni della moglie dell’ufficiale per trasformarsi in infermiera d’avamposto, curando instancabilmente i feriti e i malati del presidio.
A metà giugno, la situazione è insostenibile. Il comando decide di tentare il tutto per tutto: forzare il blocco arabo e intraprendere una ritirata a piedi attraverso le aspre e desertiche gole del Gebel per raggiungere Tripoli.
La colonna si muove nella notte del 17 giugno 1915. È una marcia lenta e vulnerabile: ai reparti militari si affianca un convoglio di civili, donne e bambini. Giunti nel profondo vallone di Ras Msid, la colonna cade in un’imboscata micidiale. Circondati su tre lati da forze sovrastanti, gli italiani vengono ingaggiati in un violento corpo a corpo.

Il martirio e la costruzione del mito

Durante la mischia, Maria viene colpita di rimbalzo. Nonostante la ferita, rifiuta di essere messa al riparo e spende i suoi ultimi minuti di vita per assistere i soldati agonizzanti, dividendo con loro le ultime gocce d’acqua della sua borraccia. Viene infine travolta e uccisa nel massacro all’arma bianca che azzera la colonna.
Pochi giorni dopo, i ribelli vittoriosi usano la notizia della sua morte come arma psicologica: si recano sotto le mura del forte di Beni Ulid, gridando sprezzantemente al maggiore Brighenti (che sarà a sua volta ucciso poco tempo dopo, guadagnando la Medaglia d’Oro) che sua moglie era stata trucidata.
Il governo italiano, scosso dal disastro militare in Libia (che costrinse l’Italia a ritirarsi quasi totalmente sulla costa fino agli anni Venti), trasforma la tragedia di Maria in un potente strumento di propaganda patriottica. Per la prima volta nella storia d’Italia, la Medaglia d’Oro al Valor Militare viene concessa a una donna non combattente, elevando Maria Boni Brighenti a simbolo del sacrificio femminile della “Terza Italia”.



Bibliografia di riferimento (per approfondire e storicizzare)

  • Del Boca, Angelo, Gli italiani in Libia. Vol. 1: Tripoli bel suol d’amore (1860-1922), Milano, Mondadori, 1997. (Testo cardine per comprendere il contesto della grande rivolta del 1915).

  • Labanca, Nicola, Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana, Bologna, Il Mulino, 2002.

  • AA.VV., Le Medaglie d’Oro al Valor Militare della Prima Guerra Mondiale (1915-1918), Roma, Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, 1965.

  • Isnenghi, Mario; Rochat, Giorgio, La grande guerra: 1914-1918, Bologna, Il Mulino, 2014. (Utile per inquadrare la retorica del sacrificio femminile nel primo conflitto mondiale).

  • Mignemi, Adolfo (a cura di), Storia fotografica dell’amministrazione coloniale italiana: la Libia, Roma, Carocci, 2007.

  • Archivio Storico Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri (ASDMAE), Roma – Fondo Africa II (Libia), Documentazione sui presidi militari di Tarhuna e Beni Ulid (1915).


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