“Gli occhi della libertà”. Vita e martirio di Irma Bandiera, Medaglia d’Oro al Valore Militare

“Voci dalla Storia” è un progetto di podcast e Public History che restituisce voce e presenza alle donne decorate con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, protagoniste straordinarie – e troppo spesso dimenticate – del nostro passato. Attraverso lo strumento delle “interviste impossibili”, il podcast dà vita a un dialogo diretto con loro. Ogni puntata intreccia rigore scientifico e forza narrativa, riattivando la memoria storica a partire da fonti d’archivio, diari, lettere e documenti ufficiali. Un viaggio sonoro per riscoprire chi ha scritto la storia d’Italia. Il podcast è provvisto di sottotitoli.



Le origini e la svolta dell’8 settembre

Irma Bandiera nasce a Bologna l’8 aprile 1915 in una famiglia della media borghesia d’origine operaia: il padre, Angelo, è capomastro edile, mentre la madre, Argentina Manferrari, è casalinga. Fino alla Seconda guerra mondiale, la vita di Irma scorre nei binari della normalità dell’epoca. A cambiare per sempre il suo destino è il trauma della guerra e degli affetti: il fidanzato Federico, militare di stanza a Creta, viene catturato dai tedeschi all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943. Il tragico naufragio della nave che lo trasportava verso la prigionia in Germania, affondata al Pireo, segna una frattura profonda in Irma. Da quel dolore privato nasce l’impegno pubblico. Irma comincia prima ad assistere i soldati italiani sbandati e, attraverso una progressiva presa di coscienza politica, aderisce al Partito Comunista Italiano (PCI) clandestino.

Foto e documenti di Irma Bandiera (Fonte La rete e Archivi di Stato)

La scelta della clandestinità: “Mimma” e la 7ª GAP

Entrata stabilmente nella Resistenza con il nome di battaglia “Mimma”, Irma diventa una figura chiave della logistica partigiana a Bologna. Cruciale è l’incontro a Funo di Argelato – dove si reca spesso a trovare i parenti – con lo studente di medicina e partigiano Dino Cipollani (“Marco”). Per le sue capacità e il suo coraggio, le viene affidato il grado di Ispettore Organizzativo di Divisione (Capitano) all’interno della 7ª Brigata GAP «Gianni» (Gruppi di Azione Patriottica), con il compito specifico di coordinare e organizzare la fitta rete delle staffette partigiane, il vero sistema nervoso della Resistenza urbana.

Il martirio e l’esposizione del corpo

Il 7 agosto 1944, durante un’operazione di collegamento, “Mimma” viene intercettata e catturata a Funo da elementi delle Brigate Nere. Sta trasportando armi e documenti compromettenti diretti ai partigiani di base a Castel Maggiore. Con eccezionale prontezza di riflessi, riesce a sbarazzarsi delle armi prima dell’arresto, ma le vengono trovati addosso i documenti. Rinchiusa nelle carceri o nelle sedi di tortura fasciste, Irma viene sottoposta per sette giorni consecutivi alle sevizie più atroci. I fascisti vogliono i nomi dei vertici della Resistenza bolognese e i luoghi dei depositi di armi. Irma non parla. Di fronte al silenzio ostinato, i torturatori la accecano e, infine, la fucilano il 14 agosto 1944 nei pressi del Meloncello. In un estremo e macabro tentativo di guerra psicologica per terrorizzare la popolazione, i fascisti espongono il suo cadavere per un intero giorno sulla strada adiacente alla sua abitazione, in quella che allora si chiamava, con tragica ironia, Via delle Camice Nere.

Memoria, Toponomastica e Public History

Il sacrificio di Irma Bandiera non produsse il terrore sperato dai fascisti, ma generò l’effetto opposto: divenne un catalizzatore di rabbia e di riscossa per l’intera città.

  • Riconoscimento: Le è stato riconosciuto lo status di partigiana combattente dal 1° ottobre 1943 al 14 agosto 1944, insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.
  • Eredità partigiana: In suo onore, l’organizzazione delle Squadre di Azione Patriottica (SAP) di Bologna prese il nome di 1ª Brigata SAP “Irma Bandiera” Garibaldi.
  • Riscrittura dello spazio urbano: Subito dopo la Liberazione, il Comune di Bologna attuò una vera e propria “epurazione della toponomastica”: Via delle Camice Nere fu ribattezzata Via Irma Bandiera, trasformando il luogo dell’infamia fascista nel luogo della memoria perenne dell’eroina.
  • Il riposo: Le sue spoglie riposano oggi nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani nel Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna, luogo cardine della memoria democratica della città.

Oggi la figura di Irma Bandiera vive non solo nelle lapidi, ma anche nella cultura pop e nella street art bolognese (famoso il grande murale a lei dedicato sulla facciata delle scuole “Bombicci”), dimostrando come la Public History riesca a mantenere vivo il legame tra il trauma storico e le nuove generazioni.


Bibliografia di riferimento (per approfondire)

  • Berardi, Serena, Irma Bandiera: una vita per la libertà, Bologna, ArchetipoLibri, 2014. (Biografia fondamentale basata su documenti d’archivio).
  • Arbizzani, Luigi, Antifascismo e Resistenza a Bologna e provincia: 1914-1945, Bologna, Educazione Democratica, 1998.
  • D’Agostino, Carla, Le donne bolognesi nella Resistenza, in “Quaderni di Taranto”, n. 12, 1985.
  • Guidi, Valeria, Il ruolo delle staffette nella 7a Brigata GAP, Milano, Unicopli, 2002.
  • Dizionario Biografico degli Antifascisti e Partigiani Bolognesi, a cura di A. Albertazzi, L. Arbizzani, N. S. Onofri, Bologna, Istituto per la Storia della Resistenza (ISREBO), vol. I, ad vocem.
  • Portale “Storia e Memoria di Bologna”, scheda biografica ufficiale di Irma Bandiera (risorsa digitale a cura del Comune di Bologna e del Museo Civico del Risorgimento).

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