L’ultimo respiro della libertà: Partigiana della banda di Silvio Corbari, coraggio e sacrificio fino all’estremo: la giovane donna di Tredozio che non piegò la sua volontà di libertà

“Voci dalla Storia” è un progetto di podcast e Public History che restituisce voce e presenza alle donne decorate con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, protagoniste straordinarie – e troppo spesso dimenticate – del nostro passato.
Attraverso lo strumento delle “interviste improbabili”, il podcast dà vita a un dialogo diretto con loro. Ogni puntata intreccia rigore scientifico e forza narrativa, riattivando la memoria storica a partire da fonti d’archivio, diari, lettere e documenti ufficiali. Un viaggio sonoro per riscoprire chi ha scritto la storia d’Italia. Il podcast è provvisto di sottotitoli.



La distruzione del focolare e la scelta della macchia

Iris Versari nasce a Portico e San Benedetto (Forlì-Cesena) il 12 dicembre 1922, figlia di Angelo Versari, piccolo proprietario terriero e contadino residente a Tredozio. Cresciuta in un ambiente rurale, la sua vita subisce una svolta radicale nell’autunno del 1943. All’indomani dell’armistizio, la famiglia Versari sceglie di schierarsi apertamente contro l’occupante tedesco, trasformando la propria casa in un rifugio e centro logistico per i primi nuclei partigiani della zona.
Questa scelta di campo si paga a caro prezzo: il 27 gennaio 1944, una pattuglia mista nazifascista individua l’abitazione dei Versari, dandola alle fiamme per punire il sostegno alla guerriglia. Mentre Iris riesce a fuggire gettandosi nei boschi, i suoi familiari (il padre, la madre e due dei fratelli) vengono arrestati. Il padre, Angelo, processato dal Tribunale speciale, verrà condannato a quattro anni di prigione e successivamente deportato in Germania nel campo di concentramento di Dachau, dove troverà la morte. Rimasta sola e privata di ogni bene, la via della macchia diventa per Iris l’unica alternativa possibile di sopravvivenza e di riscatto politico.

Foto e documenti di Iris VERSARI (Fonte La rete e Archivi di Stato)

La Banda Corbari: guerriglia nomade e temeraria

Nel gennaio del 1944, Iris si unisce formalmente alla formazione partigiana autonoma guidata dal leggendario comandante Silvio Corbari. Tra i due nasce un profondo legame sentimentale, fondato su una totale condivisione ideologica e sul rifiuto delle rigide gerarchie militari dei partiti tradizionali. La Banda Corbari si caratterizza per una tattica di guerriglia estremamente mobile, audace e basata sul travestimento e sui colpi di mano nei territori compresi tra Faenza, Forlì e l’Appennino tosco-romagnolo.
Iris non opera come semplice assistente o staffetta, ma come combattente di prima linea. Partecipa attivamente alle imboscate, al disarmo dei presidi repubblichini e alla requisizione di viveri da distribuire alla popolazione rurale. Durante i duri combattimenti estivi del 1944, la giovane viene ferita gravemente a una gamba, una menomazione che ne riduce drasticamente la mobilità ma non la determinazione nei momenti decisivi.

                  [IL DRAMMA DI CA' CORNIO: 18 AGOSTO 1944]
 
    ALBA: ACCERCHIAMENTO NAZIFASCISTA
    • Le truppe circondano il casolare di Ca' Cornio (Tredozio).
    • All'interno: Iris Versari (ferita), Silvio Corbari, Adriano Casadei, Arturo Spazzoli.
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    L'ULTIMA DIFESA DI IRIS
    • Iris uccide il primo soldato che varca la soglia.
    • Consapevole di non poter fuggire, si suicida per non rallentare i compagni.
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    LA TRAGICA REAZIONE
    • Corbari, Casadei e Spazzoli tentano la fuga, ma vengono catturati e giustiziati.
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    IL MACABRO SPETTACOLO DELLA MEMORIA
    • I quattro corpi vengono esposti a Castrocaro Terme e poi in Piazza Saffi a Forlì.

L’assedio di Ca’ Cornio e l’atto estremo

L’epilogo della banda si consuma all’alba del 18 agosto 1944 in località Ca’ Cornio (Tredozio). Traditi da una spia, il ristretto nucleo dirigente della formazione – composto da Iris Versari, Silvio Corbari, Arturo Spazzoli e Adriano Casadei – viene sorpreso nel sonno e accerchiato da un reparto schiacciante di truppe tedesche e militi fascisti.
Nonostante l’effetto sorpresa e la ferita alla gamba che la costringe a terra, Iris impugna l’arma e apre il fuoco, uccidendo il primo milite nazifascista che tenta di fare irruzione sfondando la porta. Resasi conto che l’assedio è ormai serrato e che la sua impossibilità di camminare avrebbe fatalmente condannato a morte i compagni nel tentativo di difenderla o caricarla a spalle durante la ritirata, compie una scelta suprema di comando e abnegazione: si toglie la vita, sparandosi un colpo alla testa.
Il suo sacrificio estremo, teso a liberare i compagni dall’ostacolo della sua presenza, purtroppo non basta. Durante la rocambolesca fuga che segue dal retro del casolare, Corbari (sotto shock per la morte di Iris), Casadei e Spazzoli (già ferito) vengono intercettati, catturati e immediatamente giustiziati sul posto o per impiccagione nelle ore successive.

Public History: Il corpo esposto e la violenza simbolica

La vicenda di Iris Versari occupa uno spazio centrale nei moderni studi di Public History dedicati all’uso politico del corpo dei vinti durante la Seconda Guerra Mondiale. I comandi nazifascisti decisero di utilizzare i cadaveri dei membri della Banda Corbari come monito terroristico per la popolazione civile romagnola:

  • L’itinerario del macabro: Il corpo esanime di Iris, insieme a quelli di Silvio, Adriano e Arturo, viene inizialmente appeso dimostrativamente sotto i portici di Castrocaro Terme. Successivamente, i quattro corpi vengono trasferiti a Forlì e appesi ai lampioni di Piazza Aurelio Saffi, il cuore simbolico della città.

  • La dissacrazione del genere: L’esposizione del corpo di Iris, giovane donna in abiti civili e combattente, rappresentò un culmine di violenza misogina volto a punire non solo la scelta partigiana, ma l’infrazione dei ruoli di genere tradizionali previsti dal fascismo. Lo scatto fotografico di quei corpi appesi ai lampioni è diventato una delle immagini iconiche della Resistenza del Nord Italia.

  • La Medaglia d’Oro: Nel dopoguerra, lo Stato italiano ha tributato a Iris Versari la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. Nella motivazione ufficiale si esalta il gesto del suicidio altruistico, descrivendola come «splendido esempio di alte virtù militari, di fiero coraggio e di supremo olocausto».

  • La memoria cittadina: Piazza Saffi a Forlì ospita oggi una lapide monumentale alla base dei lampioni del martirio, luogo di periodiche commemorazioni pubbliche e laboratori didattici curati dall’Istituto Storico della Resistenza di Forlì-Cesena. La figura di Iris è stata inoltre celebrata dal cinema (nel film Corbari del 1970) e dalla toponomastica regionale, rimanendo un pilastro fondamentale dell’identità antifascista romagnola.



Bibliografia di riferimento (per approfondire)

  • Flamigni, Sergio; Marzocchi, Luciano, Resistenza in Romagna. La Banda Corbari e l’eccidio di Ca’ Cornio, Milano, La Pietra, 1979. (La ricostruzione documentaria e storiografica più accurata degli eventi del 18 agosto 1944).

  • Drei, Pino, Silvio Corbari e la sua banda, Forlì, Edizioni del Girasole, 1984. (Testo ricco di testimonianze orali e dettagli sulla vita quotidiana e logistica di Iris Versari all’interno del gruppo).

  • Peli, Santo, La Resistenza in Italia. Storia e critica, Torino, Einaudi, 2004. (Utile per comprendere il fenomeno delle bande autonome e non garibaldine nel contesto appenninico).

  • Bravo, Anna, In guerra senza armi. Storie di donne 1940-1945, Roma, Laterza, 1995. (Offre la cornice teorica e metodologica per analizzare la violenza sui corpi delle donne partigiane e il tabù della donna in armi).

  • Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Forlì-Cesena, Dizionario biografico dei partigiani forlivesi, Forlì, Il Ponte Vecchio, 2009.

  • Banca dati dei Caduti della Resistenza in Emilia-Romagna, scheda biografica critica su Iris Versari, a cura dell’Università degli Studi di Bologna e della Regione Emilia-Romagna.


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