La forza delle portatrici carniche: Dalla montagna al fronte: il coraggio silenzioso di una donna che trasportò rifornimenti e vita, fino al sacrificio estremo durante la Grande Guerra

“Voci dalla Storia” è un progetto di podcast e Public History che restituisce voce e presenza alle donne decorate con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, protagoniste straordinarie – e troppo spesso dimenticate – del nostro passato.
Attraverso lo strumento delle “interviste improbabili”, il podcast dà vita a un dialogo diretto con loro. Ogni puntata intreccia rigore scientifico e forza narrativa, riattivando la memoria storica a partire da fonti d’archivio, diari, lettere e documenti ufficiali. Un viaggio sonoro per riscoprire chi ha scritto la storia d’Italia. Il podcast è provvisto di sottotitoli.



La vita di stenti e la militarizzazione del lavoro femminile

Maria Plozner nasce a Borgo Ponars di Timau (UD), una frazione di Paluzza caratterizzata da una radicata identità linguistica timavese (un antico dialetto germanico) e da un’economia di pura sussistenza alpina. Il 9 gennaio 1906 sposa Giuseppe Mentil, anch’egli di Timau. Dal matrimonio nascono quattro figli: Dorina (nata nel 1905, che a soli dieci anni seguirà le orme materne), Maria, Gildo (nato nel 1915, il quale nel secondo conflitto mondiale pagherà il tributo all’antifascismo venendo deportato nel lager di Dachau) e Amedeo.
Nell’estate del 1915, l’entrata dell’Italia nella Grande Guerra trasforma le vette della Carnia in una prima linea strategica e drammatica. Con il marito richiamato al fronte sul Carso e i figli piccoli da sfamare, Maria risponde, insieme a centinaia di conterranee, all’appello disperato lanciato dal Generale Clemente Lequio, comandante delle truppe operanti nella Zona Carnia. Mancano ferrovie, strade carrozzabili e muli per rifornire le trincee d’alta quota: l’esercito ha bisogno delle donne della montagna.
Nasce così il corpo civile-militare delle Portatrici Carniche: circa 1.000 ausiliarie di età compresa tra i 15 e i 60 anni. Per un compenso di 1,50 lire a viaggio (l’equivalente di circa 3 euro odierni), queste donne caricano sulle loro pesanti gerle di vimini tra i 30 e i 40 chili di rifornimenti: munizioni, medicinali, viveri e persino materiali per le trincee, affrontando dislivelli superiori ai 1.000 metri su sentieri ghiacciati ed esposti al fuoco nemico.
Lo Stato, per controllarle, le inserisce a tutti gli effetti nella macchina bellica: viene loro consegnato un libretto personale di lavoro e un bracciale rosso stampigliato con lo stesso numero di matricola e l’indicazione dell’unità militare alpina per cui operano.

Foto e documenti di Maria PLOZNER (Fonte La rete e Archivi di Stato)

                  [LA CATENA LOGISTICA DELLE PORTATRICI]
 
    FONDOPALLE (Magazzini militari di Paluzza / Cleulis / Timau)
                            │
                            │ (Carico delle gerle: 30-40 kg di materiali)
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    IL PERCORSO CRITICO     (Marcia alpina, dislivelli di 1000m)
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                            │ (Infiltrazione sotto il tiro dei cecchini)
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    PRIMA LINEA / TRINCEE   (Passo Pramosio, Pal Piccolo, Freikofel)

Il martirio a Passo Pramosio e l’itinerario del feretro

Il 14 febbraio 1916, Maria Plozner Mentil ha appena concluso una delle sue estenuanti ascese verso la prima linea di Passo Pramosio. Ha scaricato la gerla colma di munizioni per gli alpini. Mentre si concede un momento di riposo insieme alla compagna Rosalia Primus di Cleulis, un cecchino austro-ungarico, appostato sulle creste dominanti, apre il fuoco. Maria viene colpita al petto.
Trasportata d’urgenza all’ospedaletto da campo n. 013 di Paluzza, viene assistita nelle sue ultime ore da una infermiera e sua compaesana, Orsola Unfer. Maria spira il giorno successivo, 15 febbraio 1916, diventando la martire simbolo di quel corpo di lavoratrici militarizzate.

La storia dei trasferimenti della sua salma riflette perfettamente le tappe della costruzione della memoria pubblica in Italia:

  1. 1916: Viene inizialmente sepolta nella fossa n. 17 del piccolo cimitero di San Daniele a Paluzza, una sepoltura di guerra anonima e legata alla contingenza.

  2. 1934 (Il Fascismo e la monumentalizzazione): Il 3 giugno 1934, nel quadro della politica del regime fascista volta a glorificare i caduti della Grande Guerra, il suo feretro viene solennemente trasferito nel cimitero militare di Timau.

  3. 1937 (L’uguaglianza nell’Ossario): Viene definitivamente tumulata all’interno del monumentale Sacrario Militare di Timau, unica donna accolta tra i resti di 1.763 soldati maschi, un riconoscimento visivo eccezionale per l’epoca.

Public History: Dall’oblio istituzionale alla Medaglia d’Oro

Nel secondo dopoguerra, la memoria di Maria Plozner Mentil e delle Portatrici Carniche subisce un processo di progressivo oscuramento, schiacciata da una narrazione storica nazionale che prediligeva il fante maschio e l’eroismo del combattente in armi. Nonostante la Caserma dell’Esercito Italiano di Paluzza (oggi sede del Servizio di Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Alpini) rimanga l’unica in Italia intitolata a una donna, per decenni la storiografia accademica e i manuali scolastici hanno ignorato questo fenomeno di massa.

Il definitivo riscatto operato dalla Public History avviene alla fine degli anni Novanta:

  • Il Motu Proprio del 1997: Il 29 ottobre 1997, il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, con decreto Motu Proprio, conferisce a Maria Plozner Mentil la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. L’onorificenza viene spillata sul petto dell’anziana figlia Dorina, idealmente scelta come delegata e rappresentante di tutte le mille portatrici della Carnia.

  • Il Monumento e la valorizzazione del territorio: Oggi a Timau un imponente monumento bronzeo celebra le Portatrici. Il locale Museo “La Zona Carnia nella Grande Guerra” funge da vero e proprio polo di Public History, accogliendo una sezione scientifica permanente che espone i libretti di lavoro, i bracciali rossi numerati e le gerle originali, restituendo a queste donne la dignità di protagoniste logistiche e civili della vittoria italiana.



Bibliografia di riferimento (per approfondire)

  • Unfer, Novella, Maria Plozner Mentil: l’eroina di Timau e le portatrici della Carnia, Udine, Aviani Editore, 1998. (Testo biografico fondamentale, ricco di memorie locali e documenti d’archivio).

  • Isnenghi, Mario; Rochat, Giorgio, La grande guerra: 1914-1918, Milano, Il Mulino, 2000. (Utile per inquadrare il concetto storiografico di “fronte interno” e di mobilitazione civile).

  • Bartoloni, Stefania, Donne di fronte alla guerra. Pace, diritti e democrazia (1878-1918), Roma, Laterza, 2017.

  • Gullino, Pier Silverio, Le portatrici carniche nella Grande Guerra, in “Rivista Militare”, n. 3, 2004, pp. 112-119. (Analisi dal punto di vista della storia militare e logistica del Regio Esercito).

  • Braida, Lodovica, Memorie di guerra della Carnia: testimonianze e diari della Grande Guerra, Udine, Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, 1992.

  • Archivio Storico del Museo “La Zona Carnia nella Grande Guerra” (Timau, Udine), Fondo documentario Portatrici Carniche, registri e libretti personali (consultato per i dati anagrafici e i bracciali di matricola).


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