“Voci dalla Storia” è un progetto di podcast e Public History che restituisce voce e presenza alle donne decorate con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, protagoniste straordinarie – e troppo spesso dimenticate – del nostro passato.
Attraverso lo strumento delle “interviste impossibili”, il podcast dà vita a un dialogo diretto con loro. Ogni puntata intreccia rigore scientifico e forza narrativa, riattivando la memoria storica a partire da fonti d’archivio, diari, lettere e documenti ufficiali. Un viaggio sonoro per riscoprire chi ha scritto la storia d’Italia. Il podcast è provvisto di sottotitoli.
Dall’infanzia borghese alla rottura dell’8 settembre
Cecilia Deganutti nasce a Udine il 26 ottobre 1914 in una famiglia della borghesia professionista friulana: il padre, Camillo, è geometra, mentre la madre è Maria Pagura. Dotata di un precoce talento per gli studi e le lingue, Cecilia si diploma all’Istituto Magistrale di Udine nel 1934 e successivamente si iscrive alla prestigiosa Università Ca’ Foscari di Venezia. La sua ottima padronanza del francese e del tedesco, rara per l’epoca, si rivelerà un’arma a doppio taglio e uno strumento fondamentale nei mesi della clandestinità.
Dal 1941 lavora come insegnante elementare a Castions di Strada (UD), conducendo una vita apparentemente distante dalla politica. A cambiare per sempre la sua coscienza è il trauma collettivo dell’8 settembre 1943.
Alla stazione ferroviaria di Udine, Cecilia assiste a scene disumane: migliaia di soldati italiani, sbandati e disarmati dopo l’armistizio, vengono stipati dai nazisti su carri bestiame, affamati e diretti verso i campi di concentramento in Germania (gli I.M.I., Internati Militari Italiani). Davanti a quella violenza, Cecilia sperimenta una profonda epifania morale: decide che restare neutrale è impossibile.
Foto e documenti di Cecilia DEGANUTTI (Fonte La rete e Archivi di Stato)
L’impegno assistenziale e la rete di intelligence della “Osoppo”
Cecilia entra nella Resistenza friulana assumendo il nome di battaglia “Rita”. Il suo antifascismo si muove inizialmente lungo il binario dell’assistenza umanitaria: collabora come infermiera con l’opera clandestina di Don Albino Perosa presso il Tempio Ossario di Udine, un centro nevralgico per la cura e il salvataggio dei feriti, dei partigiani e dei ricercati.
Ben presto, però, le sue competenze linguistiche e la sua insospettabile figura di maestra la portano a compiere un salto di qualità operativo. Viene integrata nel servizio informazioni delle Brigate Osoppo, formazioni di orientamento cattolico e laico-socialista. “Rita” diventa un corriere e informatore chiave per l’Ufficio di collegamento guidato dal tenente “Fabio” (Vinicio Lago, anch’egli destinato a cadere in missione il 1° maggio 1945). Il suo compito è delicatissimo: intercettare comunicazioni, tradurre documenti tedeschi e raccogliere informazioni sugli spostamenti delle truppe d’occupazione nella Zona d’Operazioni del Litorale Adriatico (OZAK).
Il tradimento, la tortura e il forno della Risiera
La fine della rete di “Rita” non avviene per un errore operativo, ma per una delle piaghe più drammatiche della guerra clandestina: la delazione. Un marconista infiltrato, noto con lo pseudonimo di “Mauro”, tradisce l’organizzazione vendendo le informazioni alla polizia germanica.
Cecilia viene arrestata a Udine nei primi mesi del 1945. Dopo una breve e durissima permanenza nelle carceri cittadine, i nazisti si rendono conto dell’importanza della prigioniera e la trasferiscono nel famigerato Coroneo di Trieste, sotto la diretta gestione della redazione d’assalto della SD (il servizio di sicurezza delle SS).
Sottoposta a torture sistematiche e prolungate, Cecilia oppone un silenzio incrollabile. Non fa i nomi dei suoi contatti e non rivela l’esatta ubicazione della stazione radio clandestina. Grazie al suo sacrificio e alla sua resistenza fisica, la radio partigiana continuerà a trasmettere fino alla fine della guerra, segnalando agli Alleati i movimenti strategici della Wehrmacht.
Il 4 aprile 1945, a pochissime settimane dalla liberazione, Cecilia Deganutti viene condotta alla Risiera di San Saba a Trieste, l’unico campo di sterminio nazista in Italia dotato di forno crematorio. Lì, secondo le testimonianze e le ricostruzioni storiche successive, viene giustiziata e il suo corpo bruciato per cancellare le tracce delle torture subite.
Public History: La memoria negata e il riscatto istituzionale
Nel dopoguerra, la figura di Cecilia Deganutti è stata a lungo un simbolo di primaria importanza per la comunità friulana, incarnando il contributo specifico delle donne e del mondo cattolico-liberale alla lotta di Liberazione:
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Il Massimo Onore: Alla memoria di Cecilia Deganutti è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare, con una motivazione che esalta il suo «spirito di abnegazione» e l’eroico silenzio sotto tortura.
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La toponomastica e la scuola: La città di Udine le ha intitolato una via e, significativamente, un importante Istituto Tecnico Commerciale, legando il suo nome al mondo dei giovani e dell’istruzione che lei stessa aveva servito come maestra.
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La memoria della Croce Rossa: Il Comitato di Udine della Croce Rossa Italiana ne custodisce il ricordo, valorizzando la sua doppia identità di infermiera umanitaria e combattente per la libertà.
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San Saba come luogo della memoria: Il nome di Cecilia è oggi scolpito nel memoriale della Risiera di San Saba, monito perenne contro l’orrore del nazifascismo nel confine orientale d’Italia.
Bibliografia di riferimento (per approfondire)
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Incerpi, Sergio, Cecilia Deganutti: una vita per la patria, un martirio per la libertà, Udine, Associazione Partigiani Osoppo-Friuli, 1985. (La monografia biografica principale).
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Fogar, Galliano, Sotto l’occupazione nazista nel Friuli-Venezia Giulia (1943-1945), Udine, Del Bianco, 1968. (Testo di riferimento per il contesto dell’OZAK).
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Raimondi, Donatella, Le donne osovane nella Resistenza friulana, in “Storia Contemporanea in Friuli”, n. 24, 1994.
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AA.VV., I cattolici friulani dalla Resistenza alla ricostruzione, a cura dell’Istituto di Storia Cooperativa e Sociale, Udine, Kappa, 1980.
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Scalpello, Giovanni, La Risiera di San Saba: storia e memoria del campo di sterminio di Trieste, Trieste, Lint, 1995.
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Banca dati dei Caduti e della Resistenza in Friuli, schede a cura dell’IFSML (Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione), Udine.
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