Donne in Uniforme: Il bivio del 1943 tra Regno del Sud e Repubblica Sociale Italiana


L’armistizio dell’8 settembre 1943 spacca in due l’Italia, non solo geograficamente ma anche ideologicamente. In un Paese travolto dalla guerra civile e dall’occupazione straniera, si consuma una rivoluzione silenziosa che scardina i tradizionali ruoli di genere. Di fronte all’emergenza totale, sia il Regno del Sud (sotto l’influenza alleata) sia la Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.) (collaborazionista dei tedeschi) si vedono costretti a superare i vecchi dogmi patriarcali del fascismo della prima ora, che voleva la donna relegata esclusivamente al ruolo di madre e angelo del focolare.

Migliaia di donne scelgono di indossare un’uniforme, entrando attivamente nella macchina bellica come mediche, infermiere, telegrafiste, poliziotte e contabili.

Prima della svolta: il ruolo della donna fino al 1943

Donne dell’U.N.P.A. (Unione Nazionale Protezione Aerea)

Fino al crollo del regime fascista, l’impiego femminile in ambito militarizzato era stato fortemente limitato e rigidamente controllato. L’unica eccezione pionieristica era stata la Regia Aeronautica, che aveva impiegato piccoli nuclei femminili come telefoniste e centraliniste.

Per il resto, la presenza femminile era tollerata quasi esclusivamente nei settori dell’assistenza sanitaria e del supporto psicologico:

  • La Croce Rossa Italiana: Attraverso il Corpo delle Infermiere Volontarie (le cosiddette Crocerossine), nato nel 1907 grazie all’impulso di Sita Camperio Meyer.

  • Le Fasciste Ospedaliere: Volontarie che, dopo brevi corsi di qualificazione, affiancavano la Croce Rossa negli ospedali militari.

  • La Protezione Antiaerea: Donne inserite nell’UNPA (Unione Nazionale Protezione Antiaerea) con compiti di controllo e gestione delle emergenze sotto i bombardamenti.

Il Fronte del Sud: Il Corpo Ausiliario Femminile (C.A.F.)

Nello scenario dell’Italia liberata, il Regno del Sud istituisce ufficialmente il Corpo Ausiliario Femminile (C.A.F.) con il Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 191 del 20 agosto 1944. L’obiettivo è supportare le unità logistiche del ricostituito Esercito Cobelligerante Italiano a fianco degli Alleati.

Due componenti del Corpo Ausiliario Femminile (C.A.F.) con militari dell’esercito italiano. Oltre al distintivo nazionale al braccio, non ve ne sono altri. I gradi rilevano che si tratta di una Vice Ispettrice (a sinistra) ed una Capo Gruppo (a destra).
       [ Struttura Gerarchica del C.A.F. ]
Ispettrice Generale -> Vice Ispettrici -> Capigruppo -> Gregarie
  • I requisiti per l’arruolamento: Cittadinanza italiana, età compresa tra i 21 e i 50 anni, possesso di un titolo di studio superiore (equivalente al diploma) e, se coniugate, figli di età superiore ai 12 anni (per garantire la massima disponibilità).

  • Trattamento e disciplina: Il servizio era volontario e durava 12 mesi. Le donne erano sottoposte alla rigida disciplina militare, con diritto a vitto, alloggio e uniforme. Pur non ricevendo uno stipendio formale, percepivano un’indennità temporanea molto elevata per l’epoca: 2.000 lire mensili se in sede, e ben 4.000 lire se fuori sede.

  • L’Uniforme e i Gradi: Fortemente influenzata dalla presenza anglo-americana, l’uniforme del C.A.F. ricordava nella foggia quella dell’ATS (Auxiliary Territorial Service) britannico. I gradi erano indicati da bottoni sulle controspalline (da 4 per l’Ispettrice Generale a 1 per le Gregarie, queste ultime assimilate moralmente al grado di sergente). Sul bavero, sopra le mostrine della fanteria, venivano apposte le stellette militari.

Il Fronte del Nord: Il Servizio Ausiliario Femminile (S.A.F.)

Parallelamente, nel Nord Italia occupato dai nazisti, Benito Mussolini tenta la carta della mobilitazione totale ideando il Servizio Ausiliario Femminile (S.A.F.), formalizzato con il Decreto Legge del 18 aprile 1944 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale nell’agosto successivo). Al comando del corpo viene posta la fiduciaria del fascismo Piera Gatteschi Fondelli, nominata Generale di Brigata.

Oltre 4.000 giovani donne rispondono alla chiamata, spinte da motivi ideologici, propaganda o necessità economiche. Il modello di riferimento è quello delle ausiliarie della Wehrmacht tedesca.

  • Profilo e mansioni: L’età richiesta variava dai 18 i 45 anni. Dopo un corso di addestramento accelerato di 45 giorni, le ausiliarie venivano inserite in quattro specialità d’impiego: servizi militari (comandi e trasmissioni), assistenza ospedaliera, difesa contraerea e posti di ristoro. Lavoravano come marconiste, autiste, impiegate, infermiere e contabili.

  • Il nodo delle armi: Sulla carta, i regolamenti della RSI escludevano categoricamente il S.A.F. dai compiti di combattimento e dall’uso delle armi, volendo preservare pubblicamente l’immagine della donna “assistenziale”. Tuttavia, la realtà della guerra civile e l’incombere della guerriglia partigiana costrinsero molti comandi ad addestrare le ausiliarie all’uso di pistole e armi leggere per l’autodifesa, e in diversi casi le cronache registrarono la loro partecipazione attiva a pattugliamenti e scontri a fuoco.


Due scelte opposte, lo stesso destino di rottura

Il C.A.F. al Sud e il S.A.F. al Nord rappresentano due facce della stessa medaglia: la necessità della guerra totale che distrugge i vecchi confini sociali. Sebbene animate da ideali politici diametralmente opposti – la fedeltà al Re e agli Alleati da un lato, il fascismo repubblicano e l’alleanza con la Germania dall’altro – le donne di entrambi gli schieramenti si ritrovarono a vivere un’esperienza di emancipazione forzata e drammatica, che cambierà per sempre la percezione della donna nella società italiana del dopoguerra.


Bibliografia e Fonti

Fonti Normative e Documentarie

  • Decreto Legislativo Luogotenenziale 20 agosto 1944, n. 191, “Istituzione di un Corpo Ausiliario Femminile dell’Esercito” (Regno del Sud).

  • Decreto Legge del Duce 18 aprile 1944, n. 447, “Istituzione del Servizio Ausiliario Femminile nelle Forze Armate della RSI” (pubblicato sulla G.U. della RSI n. 178 del 1° agosto 1944).

  • Documenti del Fondo “Corpo Ausiliario Femminile” e “Repubblica Sociale Italiana”, Archivio Centrale dello Stato (ACS), Roma.

Saggi Bibliografici

  • De Grazia, Victoria, Consenso e cultura di massa nell’Italia fascista. Le organizzazioni giovanili e dopolavoristiche, Laterza, Bari, 1981 (fondamentale per capire l’inquadramento femminile pre-1943).

  • Gagliani, Dianella (a cura di), Donne guerra politica: esperienze e memorie della resistenza*, CLUEB, Bologna, 2000.

  • Garibaldi, Luciano, Le soldatesse di Mussolini: il Memoriale di Piera Gatteschi Fondelli*, Mursia, Milano, 1995 (focus sul S.A.F.).

  • Passerini, Luisa, Torino operaia e fascismo. Una storia orale, Laterza, Roma-Bari, 1984.

  • Petacco, Arrigo, Ammazzate quel fascista! Vita intrepida di Ettore Muti, Mondadori, Milano, 2002 (contiene riferimenti al clima di militarizzazione nella RSI).

  • Pisanò, Giorgio, Gli ultimi in grigioverde. Storia delle Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana, FPE, Milano, 1967.

  • Rossi, Marina, Le donne nel Regno del Sud. Il Corpo Ausiliario Femminile, in «Italia Contemporanea», n. 198, 1995.


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