Il coraggio di una notte di fuoco: Maestra e partigiana, tenente della Brigata “Pasubio Banda Aquila”: il sacrificio di una giovane donna di Trieste per la libertà e la Resistenza

 

“Voci dalla Storia” è un progetto di podcast e Public History che restituisce voce e presenza alle donne decorate con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, protagoniste straordinarie – e troppo spesso dimenticate – del nostro passato.
Attraverso lo strumento delle “interviste improbabili”, il podcast dà vita a un dialogo diretto con loro. Ogni puntata intreccia rigore scientifico e forza narrativa, riattivando la memoria storica a partire da fonti d’archivio, diari, lettere e documenti ufficiali. Un viaggio sonoro per riscoprire chi ha scritto la storia d’Italia. Il podcast è provvisto di sottotitoli.



Le origini triestine e il trauma della clandestinità

Rita Rosani (all’anagrafe Rita Rosenzweig) nasce a Trieste il 20 novembre 1920, figlia di Lodovico Rosenzweig e Rosa Strakosch, una famiglia ebrea di origini mitteleuropee. Conseguito il diploma magistrale, Rita inizia a insegnare come maestra elementare presso la Scuola israelitica di Trieste, un microcosmo culturale che dal 1938 tenta di proteggere i bambini ebrei espulsi dalle scuole pubbliche a causa delle leggi razziali fasciste.
La situazione precipita drammaticamente dopo l’8 settembre 1943. Trieste viene inclusa nella Zona d’operazioni del Litorale adriatico (OZAK), sotto il diretto e spietato controllo delle SS, che avviano immediatamente la caccia all’uomo e le deportazioni verso la Risiera di San Sabba. Per sfuggire all’arresto, Rita convince i genitori a fuggire. La famiglia si nasconde prima a Lignano Sabbiadoro e poi a Portogruaro. È in questo lembo di Veneto che Rita, nell’ottobre del 1943, compie la sua scelta di campo entrando in contatto con le prime cellule della Resistenza locale.

Foto e documenti di Rita ROSANI (Fonte La rete e Archivi di Stato)

Da Trieste a Verona: la nascita della Banda “Aquila”

Braccata dai delatori e ormai troppo esposta a Portogruaro, nel febbraio 1944 Rita si trasferisce a Verona. Qui incontra l’ex tenente degli alpini Tarcisio Benetti (nome di battaglia “Rostro”), con il quale collabora alla fondazione di una formazione partigiana autonoma, politicamente pluralista e patriottica: la Sezione Partigiana «Aquila», nota anche come Banda Aquila, operante nell’area strategica della Valpolicella e della Valpantena. Rita assume il grado di Tenente e il nome di battaglia “Anka”.
Nell’agosto del 1944, il comando militare del CLN veronese subisce una riorganizzazione: la guida della zona viene affidata al Colonnello della riserva Umberto Ricca, un ufficiale di carriera veterano che assume il comando militare della “Aquila”, portando con sé Rita come fidata collaboratrice per la gestione logistica, informativa e di collegamento della banda.

                  [L'ITINERARIO DI RITA ROSANI]
 
    TRIESTE (Scuola Ebraica / Inizio delle persecuzioni SS)
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    PORTOGRUARO (Ottobre 1943: Primi contatti con la Resistenza)
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    VERONA / VALPOLICELLA (Febbraio 1944: Nascita della Banda "Aquila")
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    MONTE COMUN / BUSA BACIOCA (17 Settembre 1944: Il sacrificio)

La battaglia di Busa Bacioca e il cerchio di fuoco

Il cuore della tragedia si consuma sul Monte Comun, una delle cime che dominano la Valpolicella, in località Busa Bacioca (Grezzana). Lì, i partigiani della “Aquila” hanno stabilito la loro base logistica, protetta da una fitta vegetazione e da piccoli manufatti in pietra.
La notte tra il 16 e il 17 settembre 1944, il comando nazifascista veronese decide di liquidare la formazione. Viene mobilitata una forza d’urto sproporzionata: circa 170 uomini tra soldati tedeschi e militi fascisti della Repubblica Sociale Italiana accerchiano la montagna. All’interno della base partigiana si trovano appena una quindicina di patrioti.
Nonostante la disparità numerica schiacciante (oltre dieci a uno), i partigiani decidono di spezzare l’accerchiamento ingaggiando un furioso combattimento a fuoco. Rita Rosani, descritta dai testimoni come «intraprendente, instancabile e dotata di un coraggio virile», imbraccia il suo moschetto e partecipa attivamente allo scontro in prima linea.

Il sacrificio di “Anka” e della “Giraffa”

Quando il colonnello Ricca ordina il ripiegamento generale per salvare il grosso degli uomini, Rita decide di posizionarsi in un punto scoperto per coprire con il fuoco del suo moschetto la ritirata dei compagni. Durante l’azione viene ferita.
Oltrepassato un muretto a secco che fungeva da linea difensiva, il giovanissimo partigiano diciottenne Dino Degani (detto “Giraffa”), originario di Negrar, si accorge che Rita manca all’appello. Sebbene già ferito a sua volta, Degani rifiuta di mettersi in salvo: imbraccia il fucile mitragliatore e torna indietro sotto la tempesta di proiettili per soccorrere la sua compagna di lotta. I due vengono investiti dal fuoco nemico e cadono a poca distanza l’uno dall’altra.
Insieme a Rita Rosani e Dino Degani (insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare), in quella tragica giornata sul Monte Comun cadono altri tre partigiani, rimasti impressi nella memoria collettiva attraverso i loro soli nomi di battaglia: “Selva”, “Gallo” e “Orso”. Dopo la cattura dei pochi superstiti, Rita, agonizzante, viene finita con un colpo alla testa da un ufficiale fascista della RSI.

Public History: Memoria ebraica e identità nazionale

Nel dopoguerra, la figura di Rita Rosani ha assunto un valore monumentale nella Public History italiana, incrociando la memoria della Resistenza con quella della Comunità Ebraica:

  • Il Massimo Onore: Alla memoria di Rita Rosani è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare, massima onorificenza della Repubblica. È l’unica donna ebrea combattente in Italia ad aver ricevuto questo riconoscimento.

  • La sepoltura monumentale: Le spoglie di Rita Rosenzweig riposano nel Cimitero Ebraico di Verona. La sua tomba è meta costante di pellegrinaggi civili e cerimonie istituzionali, rappresentando un ponte tangibile tra il martirio della Shoah e il riscatto armato del popolo italiano.

  • La toponomastica del riscatto: La città di Trieste le ha intitolato una via, così come Verona (dove le è stata dedicata anche una scuola) e il comune di Grezzana. Sul Monte Comun, a Busa Bacioca, sorge un monumento votivo che ogni anno, il 17 settembre, unisce le associazioni partigiane (ANPI), la Comunità Ebraica di Verona e Vicenza e le istituzioni locali in un momento di alta divulgazione storica e memoria condivisa.



Bibliografia di riferimento (per approfondire)

  • Silingardi, Claudio, Alle spalle della Linea Gotica. Storie di partigiani e di spie, Milano, FrancoAngeli, 2009. (Contiene analisi approfondite sulle formazioni autonome nel Veneto occidentale).

  • Pavan, Ilaria, Il podestà ebreo. La storia di Renzo Ravenna tra fascismo e leggi razziali, Roma, Laterza, 2006. (Utile per comprendere il contesto della persecuzione degli insegnanti ebrei).

  • Zangarini, Maurizio, La Resistenza nel Veronese. Strutture militari, insediamenti territoriali e dinamiche sociali, Verona, Cierre Edizioni, 2002. (Il testo scientifico fondamentale per comprendere l’attacco al Monte Comun e la storia della Banda Aquila).

  • Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) di Verona, Rita Rosani e i caduti del Monte Comun, Verona, Quaderni della Memoria, 1995.

  • Bravo, Anna; Bruzzone, Anna Maria, In guerra senza armi. Storie di donne 1940-1945, Roma, Laterza, 1995. (Fornisce la cornice teorica sulla specificità della scelta militare femminile).

  • Banca dati del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC), Milano, Fondo Biografie e schede d’archivio dei partigiani ebrei in Italia, fascicolo “Rita Rosenzweig”.


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