Ines BEDESCHI: La forza di una donna nella lotta per l’Italia

 

“Voci dalla Storia” è un progetto di podcast e Public History che restituisce voce e presenza alle donne decorate con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, protagoniste straordinarie – e troppo spesso dimenticate – del nostro passato. Attraverso lo strumento delle “interviste impossibili”, il podcast dà vita a un dialogo diretto con loro. Ogni puntata intreccia rigore scientifico e forza narrativa, riattivando la memoria storica a partire da fonti d’archivio, diari, lettere e documenti ufficiali. Un viaggio sonoro per riscoprire chi ha scritto la storia d’Italia.


Le radici rosse: la terra e l’antifascismo precoce

Ines Bedeschi nasce il 31 ottobre 1914 a Conselice, in via Puntiroli. All’epoca, l’assetto amministrativo di questa terra di braccianti e scariolanti era peculiare: Conselice si trovava infatti sotto la giurisdizione della provincia di Ferrara (storicamente legata a dinamiche agricole ferraresi), prima di passare definitivamente sotto la provincia di Ravenna.

Ottava di nove figli, Ines cresce dentro una leggenda familiare e politica: i Bedeschi sono soprannominati i “Bastena”, una delle storiche famiglie fondatrici del socialismo nella Bassa Romagna. Il padre, Paolo, ha lavorato fianco a fianco con Andrea Costa, ha subito le violenze dello squadrismo agrario degli anni Venti ed è stato più volte consigliere comunale.

Per Ines la Resistenza non comincia l’8 settembre 1943, ma molto prima. Comincia nell’infanzia, nelle privazioni inflitte al padre e ai fratelli dai fascisti, e in quelle sere in cui, dopo aver lavorato la terra dall’età di undici anni (subito dopo la quinta elementare), si siede al tavolo di cucina ad ascoltare gli adulti parlare di libertà e diritti. Quando sposa Bruno Torselli nel 1935, Ines ha già una coscienza politica d’acciaio.

Foto e documenti di Ines BEDESCHI (Fonte La rete e Archivi di Stato)

Dal focolare alla bicicletta: “Bruna” e l’asse Romagna-Emilia

All’indomani dell’armistizio, la casa dei Bedeschi diventa un crocevia della Resistenza romagnola. Ines sceglie il nome di battaglia “Bruna” e trasforma la sua bicicletta in un’arma di collegamento di massa.

Tra il settembre 1943 e l’agosto 1944, “Bruna” batte le strade della pianura con qualsiasi tempo: trasporta ordini del CLN, stampa clandestina, armi e munizioni. La sua straordinaria affidabilità logistica spinge i comandi partigiani a trasferirla in Emilia, nel cuore caldo della Resistenza parmense, dove il suo ruolo di collegamento diventa vitale per le comunicazioni tra la pianura e le brigate di montagna.

Il rastrellamento, la tortura e il fiume senza ritorno

Il 23 febbraio 1945, mentre gli Alleati premono sulla Linea Gotica e le città emiliane sono una polveriera, Parma viene investita da un feroce rastrellamento nazifascista. Ines viene catturata insieme ai vertici del servizio informazioni clandestino.

Per più di un mese subisce torture brutali nelle carceri di Parma. I fascisti vogliono la rete di collegamento della città, ma “Bruna” applica la regola ferrea delle staffette: il silenzio assoluto.

Nella notte del 28 marzo 1945, a pochissime settimane dalla Liberazione, i fascisti decidono di liquidare i prigionieri più scomodi. Ines Bedeschi viene fucilata in un tragico microcosmo della Resistenza italiana, che univa diverse classi sociali e provenienze geografiche. Insieme a lei cadono:

  • Gavino Cherchi (“Stella”), 31 anni, sardo di Ittireddu, intellettuale e stimato professore di italiano al Liceo Romagnosi di Parma.

  • Alceste Benoldi, 36 anni, parmense, operaio elettricista del prestigioso Teatro Regio.

Per cancellare il crimine e negare persino il lutto alla famiglia, i corpi dei tre partigiani vengono portati a Mezzano Rondani (località di Colorno) e gettati nelle acque del Po. Come racconterà il testimone Romeo Bonini, il grande fiume li inghiottì per sempre: i loro resti non sono mai stati ritrovati.

Public History: Il corpo assente e il valore del nome

Dal punto di vista della memoria pubblica, Ines Bedeschi rappresenta il dramma del corpo negato, una ferita profonda per le comunità locali che non hanno avuto un luogo fisico su cui piangere. Per questo motivo, la toponomastica e il ricordo istituzionale hanno dovuto “farsi corpo”:

  • Il Massimo Onore: Ines è stata insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.

  • I Luoghi del Ricordo: Una via a Conselice e una a Parma portano il suo nome, unendo simbolicamente le due città del suo sacrificio. Il suo nome è inoltre inciso sul Monumento ai Caduti di Colorno e sulle lapidi del Liceo Romagnosi e del Teatro Regio di Parma, a perenne memoria di quella notte sul Po.


Bibliografia di riferimento (per approfondire e verificare le fonti)

  • Arbizzani, Luigi, Donne in Romagna: tra lavoro, antifascismo e Resistenza, Ravenna, Edizioni del Girasole, 1983.

  • Minardi, Marco, Donne e Resistenza a Parma: la presenza femminile nelle formazioni partigiane (1943-1945), Parma, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea, 2005.

  • Sitti, Renato, Il Po dei partigiani. Storie e stragi tra Emilia e Veneto, Ferrara, Centro Etnografico Ferrarese, 1985. (Focalizzato sui tragici episodi di eliminazione dei corpi nel fiume).

  • AA.VV., Dizionario biografico dei partigiani parmensi, a cura dell’ISREC di Parma (consultabile anche online per i profili di Benoldi e Cherchi).

  • Gagliani, Dianella (a cura di), Guerra alla guerra: le donne nella Resistenza italiana, Milano, FrancoAngeli, 1999.

  • Portale “Storia e Memoria di Bologna / Romagna” e banche dati dell’Istituzione Servizi Culturali di Conselice (Fondo locale “Famiglia Bedeschi-Bastena”).


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