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      Tra il Dovere e l’Invasione: L’Amba Alagi (1941) nella Memoria e nella Storiografia

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      Amedeo di Savoia, duca d'Aosta

      a cura redazione BLOG Giano PH

      Ci sono battaglie che cambiano il corso della storia e altre che, pur segnando una sconfitta, continuano a vivere nella memoria per il comportamento degli uomini che le combatterono. L’Amba Alagi appartiene a questa seconda categoria.

      Nello studio dei processi di memoria collettiva e di edificazione dei miti nazionali, le sconfitte militari occupano da sempre un posto di rilievo. Dalle Termopili a Waterloo, il ricordo della tenacia di fronte all’inevitabile tende a trasfigurare il dato fattuale in narrazione epica. Tuttavia, per la Public History — disciplina volta ad analizzare come il passato viene percepito, comunicato e rielaborato nello spazio pubblico —, l’assedio dell’Amba Alagi (17 aprile – 17 maggio 1941) rappresenta un caso di studio di straordinaria complessità.
      In questo articolo analizzeremo quei trenta giorni di assedio, il ruolo del duca Amedeo di Savoia-Aosta e il significato che questo episodio ha assunto nella memoria italiana post-bellica, bilanciando il riconoscimento del valore militare con la responsabilità storica della guerra di conquista fascista.

      Il Quadro Storico-Militare: La Caduta dell’Africa Orientale Italiana (AOI)

      L’assedio dell’Amba Alagi si colloca nella fase conclusiva della campagna britannica in Africa Orientale durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel maggio del 1941, l’Africa Orientale Italiana (AOI) — proclamata da Benito Mussolini nel maggio 1936 dopo la sanguinosa guerra d’Etiopia — era ormai del tutto isolata dalla madrepatria e accerchiata dalle forze del Commonwealth britannico e dai guerriglieri etiopi (Arbegnoch).

      Dopo la caduta della roccaforte di Keren e la resa di Addis Abeba, il Duca Amedeo di Savoia-Aosta, Viceré d’Etiopia e Comandante in Capo delle forze armate italiane nell’area, scelse di ripiegare con le truppe superstiti sulla fortezza naturale dell’Amba Alagi, un imponente rilievo situato a oltre 3.000 metri d’altitudine nella regione del Tigrai.

      Con un contingente di circa 7.000 uomini — composto da soldati italiani, ascari eritrei, carabinieri, marinai e aviatori — l’esercito italiano affrontò un assedio durato un mese contro la 10th Indian Infantry Division e le truppe britanniche ed etiopiche guidate dal generale Alan Cunningham.

      I Numeri dell'Assedio (17 Aprile – 17 Maggio 1941)

      Forze Italiane ed Eritree: circa 7.000 uomini (ridotti a meno di 5.000 al momento della resa).
      Forze Imperiali Britanniche e Alleati Etiopi: oltre 40.000 uomini con schiacciante superiorità d’artiglieria e aerea.

      Fattore Critico: Distruzione dei depositi idrici naturali da parte dell’artiglieria britannica e drastica carenza di munizioni.

      L’Assedio e l’Onore delle Armi: Il Comportamento sul Campo

      Le condizioni dei difensori dell’Amba Alagi peggiorarono rapidamente:

      1. L’isolamento logistico: Assenza totale di rinforzi o aviolanci efficaci.
      2. La crisi idrica e sanitaria: Il sistematico bombardamento dell’artiglieria britannica distrusse le vasche naturali di raccolta dell’acqua e inquinò le sorgenti residue con carburante.
      3. L’esaurimento delle munizioni: L’artiglieria italiana rimase progressivamente priva di proiettili.
      Amedeo di Savoia-Aosta comprese rapidamente che la battaglia non poteva essere vinta. Tuttavia, decise di resistere per adempiere a un preciso dovere strategico (trattenere il maggior numero di divisioni britanniche impedendone il rapido trasferimento nel teatro operativo del Nord Africa) e morale.

      Quando ogni margine di resistenza fu esaurito, il 17 maggio 1941 venne siglata la resa. Riconoscendo la disciplina e la dignità della difesa, il comando britannico concesse il raro onore delle armi: il 19 maggio 1941 i reparti italiani ed eritrei silarono di fronte alle truppe britanniche e indiane che presentarono le armi al passaggio del Viceré e dei suoi uomini.

      3. La Prospettiva della Public History: Decostruire il Mito e Comprendere la Complessità
      Per la Public History, il racconto dell’Amba Alagi non può esaurirsi nella retorica del “valore sfortunato”. È necessario effettuare un’operazione di decostruzione critica della memoria:

      A. La Scissione tra Valore Individuale e Responsabilità Politica
      Il coraggio individuale dei soldati, la dedizione degli ascari e l’impeccabile condotta del Duca d’Aosta — stimato per la sua cavalleria anche dagli avversari — non possono essere decontestualizzati dal quadro politico in cui si svolsero. La guerra d’Africa Orientale fu una guerra d’aggressione imperialista e colonialista, fortemente voluta dal regime fascista, condotta tra il 1935 e il 1936 con metodi spietati (tra cui l’uso di gas asfissianti come l’iprite) e proseguita con durissime repressioni contro la resistenza etiopica.

      B. Il Mito di “Italiani Brava Gente”
      Nel dopoguerra italiano, il ricordo dell’Amba Alagi venne spesso utilizzato dalla storiografia d’ispirazione militare e apologetica per alimentare il mito auto-assolutorio degli “Italiani brava gente”. L’immagine del soldato valoroso e rispettoso delle regole di guerra servì da contrappeso psicologico e politico per oscurare i crimini commessi dal colonialismo fascista nel Corno d’Africa.

      C. La Memoria degli Ascari Eritrei
      Un’operazione di Public History rigorosa deve dare voce anche alla memoria subalterna degli ascari eritrei. Essi combatterono con straordinaria fedeltà ed eroismo all’Amba Alagi, condivise le privazioni e il destino dei soldati italiani, ma nel dopoguerra la loro memoria venne ampiamente rimossa o marginalizzata sia dal discorso pubblico italiano sia dalle narrazioni post-coloniali del Corno d’Africa.

      Conclusioni: Il Significato Storico dell’Amba Alagi

      Raccontare l’Amba Alagi oggi significa tenere insieme la complessità della storia:

      * Da un lato, il rispetto per la dignità, la disciplina e la sofferenza degli uomini che combatterono e resistettero in condizioni disperate.
      * Dall’altro, la piena consapevolezza critica del contesto coloniale e fascista di quella guerra.
      La sconfitta dell’Amba Alagi rimane una pagina importante della storia militare, ma soprattutto un potente strumento pedagogico che invita il pubblico a riflettere sui concetti di dovere, lealtà e responsabilità storica di fronte al giudizio del tempo.

      Fonti e Bibliografia Essenziale

      1. Del Boca, Angelo. Gli italiani in Africa Orientale: La caduta dell’Impero. Milano: Mondadori, 1982.

(Opera fondamentale per comprendere le dinamiche militari e politiche del crollo dell’AOI).
      2. Labanca, Nicola. Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana. Bologna: Il Mulino, 2002.

(Studio critico essenziale sul colonialismo italiano e sull’esperienza delle truppe coloniali).
      3. Rochat, Giorgio. Le guerre italiane 1935-1943. Dall’impero d’Etiopia alla disfatta. Torino: Einaudi, 2005.

(Analisi storiografica rigorosa delle strategie e delle condotte belliche del fascismo).
      4. Saini Fasanotti, Federica. Etiopia 1936-1940. Le operazioni di polizia coloniale nelle fonti dello Stato Maggiore dell’Esercito. Roma: Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 2010.
      5. Ridolfi, Maurizio. Verso la Public History. Fare e raccontare storia nel tempo presente. Milano: FrancoAngeli, 2017.

(Testo teorico di riferimento per la metodologia della Public History e l’analisi dei miti di memoria).


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