
di Giovanni Di Silvestre
Il volume Siamo stati iscritti al PCI, nato dal dialogo epistolare e digitale tra Chicco Testa e Claudio Velardi, si configura come un rilevante “diario sentimentale” e politico. Al centro dell’opera si pone un interrogativo fondamentale di Public History: cosa ha sostituito l’infrastruttura comunitaria, pedagogica e identitaria dei grandi partiti di massa del Novecento?
L’esperienza del PCI viene rievocata non per cedere alla nostalgia, ma per fare i conti con un modello organizzativo e culturale che ha segnato la storia repubblicana, lasciando nodi irrisolti nel processo di modernizzazione del Paese.
La doppia verità del “partito-comunità”
Nella testimonianza di Chicco Testa, il PCI emerge come una macchina organizzativa di straordinario rilievo, capace di forgiare modelli amministrativi d’eccellenza nelle “regioni rosse” (Emilia-Romagna e Toscana). Tuttavia, l’analisi evidenzia una strutturale ambivalenza:
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Ipoteca sovietica e democrazia interna: Sebbene Enrico Berlinguer rivendicasse il valore del pluralismo di fronte al PCUS, la cultura politica del partito rimase a lungo ancorata ai miti fondativi del socialismo reale (da Budapest ’56 al modello di Kádár), rifiutando formalmente l’etichetta socialdemocratica.
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Egemonia e intellettuali: L’egemonia culturale comunista, favorita dal clima post-amnistia Togliatti (1946), costruì un sistema valoriale diffuso che finì per rendere il mito dell’URSS un dogma poco penetrabile dalla critica.
Parallelamente, il testo svela un’involuzione speculare nella politica contemporanea: sia a destra che a sinistra si assiste al ripiegamento verso la tutela corporativa (balneari, tassisti, imprese di Stato in perenne dissesto) e la mera occupazione dei posti di potere, a scapito della vera elaborazione culturale di scuola gentileana o bottaiana.
Dal “comizio” al “sondaggio”: il superamento del risentimento
Come sottolinea Claudio Velardi, il valore di questo spaccato memoriale risiede nell’insegnamento operativo della politica: la capacità di mediare, governare e assumersi la responsabilità del conflitto sociale. La deriva contemporanea verso l’opposizione aprioristica e la demagogia populista trova causa proprio nella scomparsa di quelle scuole di partito.
| Dimensione | Politica dei partiti di massa (PCI/MSI) | Politica contemporanea |
| Radicamento | Comunità d’appartenenza, sezioni, comizi | Digital media, sondaggi, personalismo |
| Rapporto con l’avversario | Riconoscimento reciproco della legittimità | Delegittimazione morale e “culto del nemico” |
| Cultura di governo | Mediazione complessa e sintesi delle istanze | Risposta immediata alle corporazioni locali |
L’eredità pubblica: riconoscere l’avversario
La memoria personale si intreccia così con la grande storia nazionale. Dalla drammatica frattura post-8 settembre 1943, la democrazia italiana ha faticato a costruire una memoria condivisa. Eppure, le grandi liturgie politiche del Novecento — dai funerali di Enrico Berlinguer (1984) a quelli di Giorgio Almirante (1988) — hanno rappresentato momenti in cui il “nemico” tornava a essere riconosciuto come “avversario”.
La sfida teorica e pratica che emerge dal testo di Testa e Velardi non consiste nel rimpiangere un passato irripetibile, ma nel recuperare quella capacità di visione strategica e di rispetto istituzionale indispensabile per le sfide del presente.
Bibliografia essenziale di riferimento
Sulla storia, l’egemonia e la cultura del PCI:
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Gotor, M. (2021). L’Italia del Novecento: Dalla disfatta di Caporetto alla fine della Prima Repubblica. Torino: Einaudi.
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Gramsci, A. (1975). Quaderni del carcere (A cura di V. Gerratana). Torino: Einaudi. (Riferimento teorico fondamentale sul concetto di egemonia culturale).
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Vittoria, A. (2014). Storia del PCI: 1921-1991. Roma: Carocci.
Sulla Public History, usi del passato e memoria politica:
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Noiret, S. (2009). Public History e storia pubblica nella rete. Ripensare la storia, 3, 7-35.
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Ridolfi, M. (2017). Verso la Public History: Fare e raccontare la storia nel tempo presente. Milano: FrancoAngeli.
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Rousso, H. (2016). L’ultima catastrofe: La storia, il presente, il contemporaneo. Bologna: Il Mulino.
Fonti primarie e saggistica citate:
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Pansa, G. (1976). Comprati e venduti: Inchiesta sui giornali italiani. Milano: Bompiani. (Contiene i resoconti delle celebri interviste a Enrico Berlinguer).
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Testa, C., & Velardi, C. (2024). Siamo stati iscritti al PCI. Macerata: Liberilibri.
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