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      LA TEMPESTA DI GIORGIONE. Il mistero spiegato, il giuramento di Gabriele Vendramin. Un gossip di cinquecento anni.

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      Galleria Accademia Venezia - La Tempesta - Giorgione

      di Alcidonio Ursitti

      L’autore, Giorgio o Zorzo detto Giorgione nato a Castelfranco in Veneto nel 1477/78 e morto di peste a Venezia nel 1510 a circa 32/33 anni è considerato esponente di spicco della scuola veneta e padre della pittura tonale[1]. Di grande statura fisica e morale dedito alla musica, agli amori e alle feste del patriziato veneziano e dei ricchi commercianti associati nelle varie compagnie rionali. Per austerità di notizie e documentazione scritta Giorgione rimane un personaggio misterioso e indecifrabile. Sono giunte a noi circa 40 opere più o meno accreditate all’artista ma solo 6 o 7 sono state attribuite con favore unanime e di queste il nostro capolavoro in esame. La ”Tempesta” dipinta a vario titolo di ricerca intorno al 1503/1505 è un capolavoro della pittura veneziana del ‘500 ai vertici della pittura tonale veneta. La sua fama emerge per il mistero che ne avvolge il significato e il messaggio nascosto.
      Il dipinto, a tempera su tela, di medie dimensioni (82 x 73 cm) è conservato presso le gallerie dell’Accademia a Venezia. Giorgione ha raffigurato un paesaggio agreste che circonda uno sfondo urbano sormontato da dense nuvole cariche di acqua con al centro un potente fulmine che annuncia una tempesta. Sotto un ponte con ai lati alcune rovine e più in basso tre personaggi, un giovane in graziose vesti sulla sinistra e una giovane donna nuda avvolta in un lenzuolo che allatta un neonato. Marcantonio Michiel, noto storico e raffinato umanista ne attribuisce con evidente certezza la commissione al giovane Gabriele Vendramin, membro di una potente e ricca famiglia del patriziato veneziano, commercianti di fama con un Doge tra i loro recenti avi.
      La spiegazione del dipinto va cercata fuori dal dipinto stesso che fornisce nel nostro caso informazioni parziali e falsate. Alcune domande ci aiutano ad imboccare una strada interessante per capirne il significato ultimo. Perché Gabriele Vendramin all’epoca ventenne avrebbe commissionato il dipinto a Giorgione? A venti anni, cosi giovane non si commissiona un dipinto che mette in crisi successivamente un’intera critica di storia dell’arte per cinquecento anni; per quale serio motivo e perché celarne il contenuto con false chiavi di lettura? Cosa significa la Tempesta, ossia il cielo carico di nuvole con un fulmine al centro del dipinto? Contenuto questo ai vertici della pittura tonale veneziana, esemplare unico di una sperimentazione calibrata e irripetibile. Difficilmente un’idea da commissionare all’epoca dove il paesaggio comincerà ad avere una sua autonomia nei primi del seicento ma probabilmente una scelta sperimentale di Giorgione apprezzata e acquistata dal Vendramin dopo alcune modifiche. Alcuni esami radiografici evidenziano sotto il personaggio maschile sulla sinistra una venere nuda con l’intento di lavarsi; questo dettaglio suggerisce dopo le relative modifiche fatte da Giorgione che il dipinto è una sperimentazione artistica unica e vincente sul paesaggio atmosferico tonale veneziano. La venere è stata aggiunta per poter vendere il dipinto a qualcuno. Gabriele Vendramin amico e quasi coetaneo di Giorgione accetta di acquistare l’opera ma chiede all’artista alcune modifiche che vediamo ancora oggi, il giovane e la ragazza che allatta. Sfidando le decine di interpretazioni dal 1895 ad oggi, ritengo che la spiegazione del mistero riguarda un giuramento d’amore del giovane Gabriele nei confronti della sua donna e del loro bambino non ancora legittimato dal matrimonio. Infine un dipinto di circa 45 anni dopo di Tiziano, allievo di Giorgione, “Il ritratto votivo della famiglia Vendramin”, commissionato ancora dal nostro Gabriele di oltre sessant’anni, conferma nell’analisi di pose, somiglianze e dettagli oggettivi l’aderenza a questa mia ipotesi di ricerca che illustrerò ampiamente nel podcast a seguire.


      Note   
      [1] Tonalismo, o pittura tonale, è il nome attribuito ad una tecnica tipica della tradizione artistica veneta del ‘500, legata ad una nuova percezione del colore, differente rispetto a quella dei fiorentini.


      Autore: Alcidonio Ursitti, perito tecnico del trasporto aereo e dipendente delle Ferrovie dello Stato come macchinista fino al pensionamento nel 2021. Laureato in Storia e conservazione del patrimonio artistico e archeologico presso l’Università Roma Tre.


      Bibliografia

      • Il caso Giorgione, Bernard Aikema, 2024
      • Giorgione, di Augusto Gentili, 2017
      • L’eloquenza dei simboli. La «Tempesta»: commento sulle allegorie poetiche di Giorgione
        di Edgar Wind (Autore), J. Anderson (Curatore), E. Colli (Traduttore), 1992

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      – in fase di montaggio

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