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    “La difesa della razza”: propaganda, pseudoscienza e razzismo nel fascismo italiano

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    a cura redazione BLOG Giano PH

    Tra il 1938 e il 1943 il regime fascista italiano promosse una delle più sistematiche campagne di propaganda razzista della sua storia. Strumento centrale di questa offensiva ideologica fu la rivista La difesa della razza, periodico quindicinale fondato nell’agosto del 1938, pochi mesi dopo la pubblicazione del Manifesto della razza e alla vigilia dell’emanazione delle leggi razziali antiebraiche.

    La rivista rappresentò un punto di incontro tra politica, pseudoscienza e cultura visiva, contribuendo in modo determinante alla diffusione e normalizzazione del razzismo di Stato.

    Origini e contesto politico

    Telesio Interlandi (20 ottobre 1894 – 15 gennaio 1965). Foto di pubblico dominio

    La difesa della razza nacque in un momento cruciale del regime mussoliniano, segnato dall’alleanza sempre più stretta con la Germania nazista e dalla volontà di dotare il fascismo di una dottrina razziale “scientifica”. La direzione fu affidata a Telesio Interlandi, giornalista e intellettuale organico al regime, già noto per le sue posizioni antisemite.

    La rivista si presentava come un periodico culturale e scientifico, ma in realtà era uno strumento esplicitamente propagandistico, sostenuto dal Ministero della Cultura Popolare. Il suo obiettivo dichiarato era “difendere la purezza della razza italiana” e legittimare l’esclusione degli ebrei e di altri gruppi considerati “non appartenenti” alla nazione.

    Pseudoscienza e costruzione del nemico

    Uno degli aspetti più inquietanti della rivista è l’uso sistematico della pseudoscienza. Antropologia razziale, biologia, medicina e storia venivano piegate a fini ideologici per dimostrare l’esistenza di razze superiori e inferiori. Articoli firmati da accademici e medici contribuivano a dare una parvenza di rigore scientifico a tesi prive di fondamento.

    L’antisemitismo occupava un ruolo centrale: gli ebrei venivano rappresentati come un corpo estraneo, pericoloso, corruttore della civiltà italiana. Questa narrazione favorì un processo di disumanizzazione che rese socialmente accettabili la discriminazione, l’esclusione e, in seguito, la persecuzione.

    Il ruolo delle immagini

    Accanto ai testi, La difesa della razza fece largo uso di illustrazioni, fotografie e fotomontaggi. Il linguaggio visivo era diretto, spesso violento, e mirava a colpire emotivamente il lettore. Confronti tra “tipi razziali”, caricature antisemite e immagini di corpi idealizzati contribuirono a fissare stereotipi duraturi e profondamente dannosi.

    La grafica moderna e accattivante aumentava l’efficacia del messaggio, dimostrando come il razzismo fascista non fosse solo una politica, ma anche un progetto culturale consapevole.

    Eredità storica e responsabilità della memoria

    La rivista cessò le pubblicazioni nel 1943, con la caduta del regime fascista. Tuttavia, il suo impatto non si esaurì con la fine della guerra. La difesa della razza rimane una testimonianza fondamentale per comprendere come un sistema politico possa utilizzare cultura, scienza e media per giustificare l’esclusione e la violenza.

    Studiare oggi questa rivista non significa solo analizzare un prodotto del passato, ma interrogarsi sui meccanismi della propaganda, sulla fragilità del sapere scientifico quando è subordinato al potere e sulla necessità di una vigilanza critica continua contro ogni forma di razzismo.

    Numero sfogliabile Anno IV numero 9 | 5 marzo 1941 Collegatii


    Bibliografia essenziale

    • Burgio, A., Nel nome della razza. Il razzismo nella storia d’Italia 1870-1945, Il Mulino, Bologna, 1999.
    • Cassata, F., La difesa della razza. Politica, ideologia e immagine del razzismo fascista, Einaudi, Torino, 2008.
    • Gillette, A., Racial Theories in Fascist Italy, Routledge, London, 2002.
    • Israel, G., Nastasi, P., Scienza e razza nell’Italia fascista, Il Mulino, Bologna, 1998.
    • Sarfatti, M., Gli ebrei nell’Italia fascista. Vicende, identità, persecuzione, Einaudi, Torino, 2000.

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