di Giuseppe Barbalace
La G .U . 11 Luglio 1924, n. 162, pubblica il R. D. Legge 10 Luglio 1924, n. 1981, inerente “Norme di attuazione R. D. Legge 15 luglio 1923, n. 3288, sulla gerenza e vigilanza dei giornali e delle pubblicazioni periodiche”. Apparentemente titolazione burocratica, sommessa, “innocua”. Invece, trattasi del bavaglio fascista sulla stampa. Soltanto un mese è trascorso dal 10 Giugno 1924: assassinio di Giacomo Matteotti eseguito dalla “banda Dumini”.
Luglio 1924: neo ministro dell’ Interno è Federzoni. Sì, proprio Luigi Federzoni, uno dei leaders del Movimento Nazionalista. Medesimo personaggio che, nel Luglio 1943, insieme a Dino Grandi, cerca di costruirsi una aureola di “dissidente”. Federzoni, nel Gran Consiglio, rappresenta monarchia e Vaticano. Corradini, Federzoni, Rocco, Forges Davanzati, “fascisti d’ avanguardia”, propugnatori del “potere rivoluzionario” e del “giacobinismo fascista” di Piazza San Sepolcro. Lo “spirito rivoluzionario“ di Salò e della “Carta di Verona“.
Nel commentare il bavaglio sulla stampa del 1924, il quindicinale antifascista milanese Il Caffè, riprendendo l’antica testata dell’ Illuminismo lombardo di Alessandro e Pietro Verri, così scrive: “(…) Mussolini, il pupo abbacchiato (testuale, ndr) getta la pelle finta ed arrota i denti secondo la sua natura“. Anna Kuliscioff sottolinea: “(…) nella salvaguardia della libertà di stampa, la gente non reagisce niente“. E Ferdinando Schiavetti , ultimo direttore del quotidiano La Voce Repubblicana, prima delle “Leggi fascistissime“ , ottobre – novembre 1926, aggiunge: “(…) Uno degli aspetti più impressionanti del torpore da cui è stata colpita la coscienza pubblica italiana , prima e dopo la conquista del potere da parte dello squadrismo fascista , consistè senza dubio nella scarsa importanza attribuita alla soppressione della libertà di stampa e sull ’ istituzione della censura prefettizia sui giornali“.
Arnaldo Mussolini, fratello del Duce, e già coinvolto – insieme a casa Savoia – nell‘Affaire Sinclair (collusione tra finanza, petrolio e trivellazioni nella Padania e che Matteotti si apprestava a denunciare alla Camera dei Deputati ove era iscritto a parlare per la seduta dell‘ 11 Giugno 1924), lamentava “l’ indisciplina“, “il disordine “ ed anche “scarso senso di dignità“ del giornalismo italiano. Pertanto, sempre Arnaldo Mussolini, la necessità di un’ opera di “selezione”.
Dopo il colpo di Stato dell’ottobre 1922 (mentre Vittorio Emanuele II abroga lo stato d‘assedio sulla capitale) Mussolini vara un Gabinetto di coalizione con liberal – conservatori, cattolici conservatori e taluni settori del Partito Popolare Italiano: tra quest‘ ultimi, in qualità di sottosegretario e, per un breve periodo, Giovanni Gronchi. Termina, nel 1924, l’illusione della famiglia politica liberale di operare una “rieducazione crociana“ del fascismo. Lo squadrismo non era un momentaneo punto di passaggio. Il fascismo, “potere alternativo“ alla democrazia parlamentare e allo Stato liberale, realizzava pienamente la “categoria storiografica e politica del “cadornismo“: un uomo solo al comando. Il fascismo come pericolo europeo: tale concetto Matteotti spiega al Labour Parthy, durante un fulmineo viaggio clandestino in Gran Bretagna , alla vigilia del suo assassinio.
Giuseppe Barbalace già docente Univ. Roma Tre, Storia dei movimenti e dei partiti politici e Storia della città e del territorio. Pubblicazioni a stampa: Riforme e governo municipale a Roma in età giolittiana, Liguori Editore, e Adriano Olivetti. Movimenti politici, partiti, partitocrazia (1945 -1955), Cangemi Editore.
Bibliografia
Giancarlo Tartaglia, 1924 . Anatomia di un omicidio . Come si uccide la libertà di stampa, Edizioni Fondazione sul giornalismo “Paolo Murialdi“, Roma, 2024 .
GIANO Public History APS
è afferente al CISPH. Centro Interuniversitario per la Ricerca e lo Sviluppo sulla Public History, all’Albo della Cittadinanza Attiva e delle Reti Civiche del Comune di Roma e all’Albo delle Associazioni Culturali del Municipio Roma V.
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