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    Home Seconda Guerra mondiale (1939-1945)

    La Brigata Ebraica: combattenti per la libertà nella Campagna d’Italia

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    Brisighella – Ravenna – 1945

    a cura di Marco Lodi

    Nel grande mosaico della Resistenza e della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, ci sono storie meno note che meritano di essere raccontate. Una di queste è quella della Brigata Ebraica, una formazione militare costituita da volontari ebrei della Palestina sotto mandato britannico, che tra il 1944 e il 1945 partecipò attivamente alla campagna d’Italia, combattendo contro le truppe naziste e fasciste sul fronte settentrionale.

    La loro storia è fatta di idealismo, coraggio e determinazione, ma anche di memoria e impegno verso i sopravvissuti dell’Olocausto. Ancora oggi, la loro presenza nei cortei del 25 aprile suscita emozione, ma anche dibattiti. Per capire il valore del loro contributo, è necessario guardare alla storia, con onestà e attenzione.

    Le origini della Brigata Ebraica
    Durante la Seconda guerra mondiale, migliaia di ebrei della Palestina mandataria — allora sotto controllo britannico — si offrirono volontari per combattere al fianco degli Alleati. Fin dai primi anni del conflitto, la leadership sionista, in particolare David Ben-Gurion, aveva espresso la volontà di contribuire militarmente alla lotta contro il nazismo, nella speranza che ciò avrebbe rafforzato le rivendicazioni per la creazione di uno Stato ebraico alla fine della guerra.

    Tuttavia, per lungo tempo, il governo britannico fu riluttante a riconoscere una forza militare ebraica autonoma. Solo nel settembre del 1944, dopo anni di pressioni diplomatiche e politiche, fu finalmente approvata la costituzione di una unità ebraica con simboli distintivi. Nacque così la Jewish Brigade Group, più conosciuta come Brigata Ebraica.

    La Brigata fu inquadrata nell’VIII Armata britannica e composta da circa 5.000 volontari, provenienti in gran parte dalla Palestina, ma anche da altre zone della diaspora. La bandiera che li accompagnava era quella bianca e blu con una stella di Davide gialla al centro, un’anticipazione del futuro vessillo dello Stato di Israele.

    La campagna in Italia

    Firenze, marzo 1945. Camion di una compagnia trasporti della Brigata Ebraica accompagnano partigiani italiani della Divisione Arno Potente, inquadrati nei Gruppi di combattimento impegnati sulla Linea Gotica Fiume Senio.

    Dopo un periodo di addestramento in Egitto, la Brigata Ebraica fu inviata in Italia nel marzo 1945, quando il conflitto volgeva ormai al termine ma i combattimenti erano ancora feroci nella Valle del Senio e in Romagna, dove si concentrava l’ultima linea difensiva tedesca.

    La Brigata fu coinvolta in diverse operazioni militari tra il fiume Senio e il Po, partecipando attivamente alla rottura della Linea Gotica e alla liberazione di città come Ravenna, Brisighella, Imola.

    Nel corso delle operazioni belliche, la Brigata subì perdite: circa 30 caduti e un centinaio di feriti. Le cronache raccontano di episodi di valore e di solidarietà con la popolazione italiana, che accoglieva con stupore questi soldati venuti da lontano, parlanti ebraico e con simboli del tutto inusuali sulle divise.

    Dopo la guerra: soccorso, memoria, aliya
    Con la fine delle ostilità in Italia e la resa della Germania nel maggio 1945, il compito della Brigata Ebraica non si esaurì. Anzi, in un certo senso, cominciò una seconda missione: quella umanitaria e politica.

    I soldati della Brigata si spostarono nei territori dell’Austria, della Germania e dei Balcani, dove contribuirono a prestare soccorso ai sopravvissuti dei campi di concentramento, aiutandoli a trovare rifugi temporanei, cure mediche e soprattutto un futuro. Furono tra i primi a documentare gli orrori dei Campi di concentramento, raccogliendo testimonianze e organizzando i primi tentativi di rimpatrio o emigrazione verso la Palestina.

    Fu in questo contesto che alcuni membri della Brigata parteciparono anche all’Aliyah Bet, l’immigrazione clandestina verso la terra d’Israele, aggirando le restrizioni imposte dal governo britannico. Il legame tra la lotta contro il nazifascismo e la costruzione di un futuro Stato ebraico diventava sempre più evidente.

    Una memoria ancora contesa
    Nel dopoguerra, la Brigata Ebraica fu progressivamente smobilitata e i suoi membri tornarono in Palestina, dove molti di loro avrebbero avuto un ruolo attivo nella guerra del 1948 e nella nascita dello Stato di Israele. Ma il ricordo del loro impegno in Italia rimase, coltivato con affetto da alcune comunità e con sospetto o silenzio da altre.

    Nel corso degli anni, la presenza della bandiera della Brigata nei cortei del 25 aprile, la Festa della Liberazione, è stata spesso oggetto di controversia. C’è chi contesta quella bandiera come simbolo dell’attuale politica israeliana, e chi invece rivendica con forza il diritto — e il dovere — di ricordare quei giovani che combatterono per la nostra libertà, ben prima della nascita dello Stato d’Israele.

    Ma su un punto la storia è chiara: la Brigata Ebraica fu parte della lotta di Liberazione in Italia. Combatté al fianco degli alleati e del Gruppo di combattimento Friuli. Contribuì alla sconfitta del nazifascismo e soccorse i superstiti della Shoah. E per questo, il suo posto nella memoria collettiva italiana dovrebbe essere saldo e rispettato.

    Brigata Ebraica e Gruppo di Combattimento FRIULI sulla Linea Gotica
    Riolo dei Bagni 27 marzo 1945, i ragazzi del Gruppo di Combattimento Friuli, schierati sul fronte del Senio, nei pressi di Riolo dei Bagni, si accorgono che il reparto indiano che aveva tenuto la linea alla loro destra è stato sostituito da truppe fresche che parlano una lingua incomprensibile, vestono l’uniforme inglese, ne portano l’elmetto a padella e hanno cucito sulla manica del “Battle dress” uno strano distintivo bianco e azzurro con una stella a sei punte gialla. Qualcuno chiede chi diavolo sono? Gli rispondono che sono ebrei; terranno il fronte a est del gruppo di combattimento italiano a destra di Villa San Giorgio in Vezzano, a sud di Cuffiano, piccola frazione del comune di Riolo sulla statale che porta al capoluogo.

    Ernest Frank Benjamin (1900-1969)

    Il comandante della Brigata Ebraica (così si chiama il reparto appena entrato in linea) è il brigadiere generale Ernest Frank Benjamin, canadese di origine ebraica. Gli avversari sia per gli italiani del Friuli che per gli uomini della Brigata Ebraica sono i paracadutisti della IV Fallschirmjäqer division del gen. Trettner, per l’esattezza l’11° reggimento, in linea su quel tratto di fronte dal 25 di febbraio, che fin da subito ha fatto sputare letteralmente sangue al Gruppo Friuli, in alcune cruentissime puntate offensive. Compito della Brigata Ebraica in questo settore è di sostenere in maniera autonoma, sulla destra, l’attacco del Gruppo di Combattimento Friuli nei giorni dell’offensiva per forzare il Senio e aprirsi la via per Imola; operazione fissata per il giorno 10 di aprile denominata “Pasqua”. Carta delle operazioni (da Cuffiano alle porte di Bologna) Carta delle operazioni (da Cuffiano alle porte di Bologna) Nei piani l’87° e l’88° rgt. del Friuli debbono guadare il fiume e occupare il caposaldo di casa Guarè e l’Abbazia a est di Riolo, tagliare la strada per Castel Bolognese e successivamente liberare Riolo e avanzare verso Imola. La Brigata Ebraica con la prima e la seconda compagnia dovrà guadare il Senio a est di Cuffiano, occupare il mulino Fantaguzzi, liberare Cuffiano, tagliare la statale che porta a Riolo dei Bagni e procedere poi per Ossano e monte Ghebbio; agirà in supporto come nucleo del genio sminatori la compagnia 643 della Brigata. Ore 4 del giorno 10 aprile: le batterie del Gruppo di Combattimento Friuli, della Brigata Ebraica, dell’11° semoventi britannico aprono un fuoco d’inferno sugli obiettivi tedeschi al di là del Senio. La valle è illuminata a giorno; il fuoco si fa via via più intenso. Alle 4.25 aprono il fuoco anche i mortai pesanti e le mitragliatrici di grosso calibro. Pochi minuti prima dell’assalto si sparano centinaia di granate fumogene, per coprire i guadi attraverso i quali si lanceranno i reparti assalitori. Alle ore 4.30 il “Palestine Regiment”, preceduto dagli sminatori della compagnia 643, guada il Senio di fronte al mulino Fantaguzzi, ma il fuoco intenso delle mitragliatrici e dei mortai lo inchioda quasi subito. Solo un reparto riesce ad avvicinarsi alle rovine del mulino Fantaguzzi. Sul far del giorno, un plotone si trova a ridosso del mulino diroccato, dal quale continuano a partire raffiche rabbiose. L’ufficiale al comando lancia sul ridotto tutte le bombe a mano che ha, mettendo a tacere la mitragliatrice, poi con i suoi uomini si lancia sulla postazione tedesca sparando all’impazzata. I parà superstiti si arrendono ed escono dall’edificio, urlando: “Kamarad, Kamarad”, con le mani alzate, circondati ormai da tutta una compagnia di ebrei. I tedeschi che al contrario dei soldati italiani conoscono bene il significato della stella a sei punte cucita sulle divise avversarie sanno come sono trattati gli Juden nell’Europa occupata dai nazisti, iniziano a tremare come foglie pensando che gli ebrei si sarebbero vendicati su di loro. Naturalmente non c’è nessuna vendetta e i prigionieri usati come barellieri per i feriti sia ebrei che tedeschi, vengono fatti ripassare il Senio, verso la prigionia. Brisighella 1945 (RA) Brisighella 1945 (RA) Alle ore 12 gli edifici del mulino Fantaguzzi sono saldamente in mano al Palestine Regiment, ma la situazione si fa più critica di minuto in minuto. Gli uomini del Friuli sono stati intanto respinti dalla Badia e a Casa Guarè, a costo di un numero altissimo di morti e di feriti.

    Il Mulino Fantaguzzi ha ternimato le sue attività nel 1970.

    I parà dell’ 11° sono decisi a ricacciare gli occupanti del mulino Fantaguzzi di là dal Senio. I mortai e le mitragliatrici si concentrano sulle rovine dell’edificio. Chi osa alzare la testa viene freddato dai cecchini germanici. Ci sono tentativi di riconquistare il mulino, ma i bren roventi dei difensori e l’artiglieria della Brigata che spara di là dal Senio li rendono vani, così la prima e la seconda compagnia tengono in scacco i tedeschi per tutto il pomeriggio, senza per altro poter fare un passo in avanti. La notte fra il 10 e l’11 aprile, per i plotoni asserragliati intorno e dentro il mulino Fantaguzzi, è interminabile. I tedeschi però non sparano più. La mattina dell’11, pattuglie esploranti, precedute da nuclei di due o tre sminatori, entrano cautamente a Cuffiano, accolti con gioia dai pochi abitanti rimasti. Il nemico, con il favore delle tenebre, si è ritirato. Subito si stabilisce un contatto con i reparti del Gruppo di Combattimento Friuli, che nel frattempo, sono entrati a Riolo in festa. Almeno una pattuglia della Brigata Ebraica entra nel capoluogo con i friulini, che nel pomeriggio dell’11 e nella mattina del 12 aprile arrivano in forze a Riolo. […]


    Bibliografia

    Libri in italiano

    • Romano Rossi, La Brigata Ebraica. Fronte del fiume Senio, Bacchilega, Imola, 2005.
      • Le vicende della Brigata Ebraica durante l’aprile del 1945, nei nostri territori, combatté a fianco del Gruppo Friuli per liberare Cuffiano, frazione di Riolo Terme, e sostenne cruente battaglie contro i paracadutisti tedeschi per varcare le colline tra Riolo e Imola e giungere fino alla periferia di quest’ultima il 13 aprile 1945.
    • Michael Kustow, La Brigata Ebraica. La storia sconosciuta della lotta per la libertà e la dignità, Il Saggiatore, 2004.
      > Ottimo testo divulgativo, focalizzato sulle vicende militari e sul dopoguerra.
    • Giorgio Sacerdot, La Brigata Ebraica in Italia. Storia per immagini, Giuntina, 2005.
      > Ricco di fotografie d’epoca, documenti e testimonianze. Molto utile anche per mostre e percorsi didattici.
    • Liliana Picciotto, L’alba ci colse come un tradimento. Gli ebrei italiani nei campi nazisti 1943-1945, Mondadori, 2005.
      > Non centrato solo sulla Brigata, ma indispensabile per il contesto della Shoah in Italia e l’impegno postbellico dei suoi membri.

    Libri in inglese

    • Mordechai Naor, The Brigade: Jewish Soldiers Fighting for the Freedom of Others, Yad Vashem Publications, 2010.
      > Scritto da uno storico israeliano, basato su fonti dirette. Ottimo per il contesto ebraico e mediorientale.
    • Howard Blum, The Brigade: An Epic Story of Vengeance, Salvation, and WWII, Harper Perennial, 2002.
      > Narrazione avvincente, quasi romanzata, ma basata su fatti reali. Molto utile per il racconto post-liberazione e l’Aliyah Bet.

    Fonti archivistiche e online

    • Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) – [www.cdec.it](https://www.cdec.it)
      > Conserva testimonianze, documenti e fotografie relativi alla Brigata Ebraica e alla partecipazione ebraica alla Resistenza.
    • Yad Vashem – The World Holocaust Remembrance Center – [www.yadvashem.org](https://www.yadvashem.org)
      > Sezione dedicata alla Brigata Ebraica e ai soldati ebrei della Seconda guerra mondiale.
    • ANCFARGL Sezione di Roma capitale (www.combattentiliberazione.it)
      La storia delle conquista del Mulino Fantaguzzi da parte delle Brigata ebraica al fianco del Gruppo di combattimento Friuli

    GIANO Public History APS è afferente al CISPH: Centro Interuniversitario per la Ricerca e lo Sviluppo sulla Public History, all’Albo della Cittadinanza Attiva e delle Reti Civiche del Comune di Roma, all’Albo delle Associazioni Culturali del Municipio Roma V ed è stata premiata in qualità di Eccellenza del Terzo Settore dal Presidente della Commissione XII – Turismo, Moda e Relazioni Internazionali  di Roma Capitale e dalla Presidentessa della Commissione Patrimonio e Cultura del V Municipio di Roma capitale.
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    1 commento

    1. Valenza 27 aprile 2026 Ho voluto accertarmi presso una fonte storica come la vostra per capire il motivo della contestazione alla partecipazione della brigata ebraica alla festa della liberazione del 25 aprile. Giungendo alla conclusione che già immaginavo: la brigata è esistita aveva una bandiera e ha combattuto. Resta un solo motivo all’intolleranza che si ripete ogni anno, sta di nuovo sorgendo la caccia agli ebrei, non nella Germania di Hitler, ma in Italia dove una sinistra infiltrata di islamici, comincia a ripetere l’odio e l’intolleranza verso quella gente che ha la sola colpa di volere giustamente partecipare e non subire violenze.

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