a cura di Marco Lodi
1. Le Origini: Il sogno delle onde radio
L’invenzione della radio nasce a cavallo tra il XIX e il XX secolo grazie agli esperimenti pionieristici di inventori come Guglielmo Marconi, che nel 1895 trasmise il primo segnale telegrafico senza fili. L’Italia ha quindi un ruolo fondamentale nella nascita di questa nuova tecnologia.
Le prime trasmissioni radiofoniche italiane a carattere pubblico avvengono negli anni ’20. Il 6 ottobre 1924, da un piccolo studio romano in via Maria Cristina (oggi via Asiago), viene trasmessa la prima emissione ufficiale dell’Unione Radiofonica Italiana (URI). La voce di Maria Luisa Boncompagni apre una nuova epoca: nasce la radio come mezzo di comunicazione di massa.
Inizialmente, la radio era un lusso per pochi. Gli apparecchi a galena, rudimentali e difficili da usare, venivano ascoltati da chi aveva conoscenze tecniche e mezzi economici adeguati.
2. Gli anni Trenta: La radio sotto il Fascismo
Negli anni Trenta, il regime fascista comprende subito il potenziale della radio come strumento di propaganda. Nasce così la “radio rurale”, un progetto governativo per diffondere l’ascolto radiofonico anche nei paesi più isolati, vendendo apparecchi a prezzi calmierati.
Le trasmissioni si standardizzano: cronache ufficiali, notiziari di regime, concerti di musica classica, radiodrammi edificanti. L’informazione è rigidamente controllata. Il “Giornale Radio”, nato nel 1929, diventa l’unica fonte di notizie autorizzate.
Nonostante la censura, la radio conquista il cuore degli italiani. Per la prima volta, la voce arriva nelle case, rompe l’isolamento, unisce il paese in un’unica grande platea invisibile.
3. Gli anni della guerra: Radio Londra e la Resistenza
Durante la Seconda Guerra Mondiale, la radio diventa uno strumento cruciale anche per la resistenza. Gli italiani, stanchi della propaganda ufficiale, cercano notizie altrove. Una delle fonti più ascoltate è Radio Londra, la trasmissione della BBC in lingua italiana.
Harold Stevens, soprannominato “Colonnello Buonasera”, diventa una voce familiare a molti. I suoi messaggi, a volte in codice, incoraggiano la Resistenza e forniscono aggiornamenti credibili sull’andamento della guerra.
Anche la radio clandestina partigiana ha un ruolo fondamentale: in molte zone liberate temporaneamente, nascono piccole emittenti che trasmettono messaggi alla popolazione.
4. Il Dopoguerra: La rinascita culturale della radio
Con la caduta del fascismo e la fine della guerra, si apre una nuova stagione. Nel 1946, l’URI diventa RAI – Radio Audizioni Italiane. La radio italiana si libera dalla propaganda e si reinventa come strumento di cultura, educazione e intrattenimento.
Famosissimi in questi anni i programmi di varietà, come:
- “La Corrida” di Corrado,
- “Gran Varietà”,
- “Rosso e Nero”, che mescolava giochi, musica e intrattenimento.
La radio accompagna la ricostruzione dell’Italia, diffonde la lingua italiana standard (fondamentale in un paese ancora fortemente dialettale) e avvicina le diverse culture regionali.
5. Gli anni ’60: L’arrivo della TV, ma la radio tiene duro
Con l’avvento della televisione nei primi anni ’50, molti temono che la radio sia destinata a scomparire. Invece, la radio si trasforma: diventa più agile, più specializzata.
Nascono programmi musicali, sportivi, di intrattenimento leggero. Il Festival di Sanremo, nato in radio nel 1951, diventa il simbolo di questa evoluzione.
La radio diventa compagna dei viaggiatori, grazie alla diffusione delle autoradio. Negli anni ’60, ascoltare musica in macchina diventa una nuova abitudine di massa.
6. Gli anni ’70: La rivoluzione delle radio libere
Il 1976 è un anno storico: una sentenza della Corte Costituzionale decreta che la RAI non può più detenere il monopolio sulle trasmissioni, aprendo di fatto la strada alle radio private o radio libere.
In poco tempo, esplode una vera e propria “galassia” di emittenti:
- Radio locali legate a movimenti politici,
- Radio di quartiere,
- Radio musicali dedicate a generi specifici (rock, pop, jazz).
La radio diventa democratica, pluralista, creativa. Nomi come Radio Popolare, Radio Radicale, Radio Alice entrano nella storia culturale italiana.
7. Gli anni ’80 e ’90: La radio commerciale
Negli anni ’80, la radio si struttura: nascono le prime reti commerciali nazionali come Radio Deejay, Radio 105, RTL 102.5. La pubblicità si integra stabilmente nei palinsesti, i DJ diventano veri e propri divi.
In questi decenni la radio si modernizza: si afferma la FM (modulazione di frequenza), che garantisce una qualità audio molto superiore all’AM.
8. La radio oggi: DAB, streaming, podcast
Nel XXI secolo, la radio affronta nuove sfide. La tecnologia DAB (Digital Audio Broadcasting) permette una qualità sonora ancora più alta e una moltiplicazione dei canali tematici.
Ma il vero cambiamento arriva con internet:
- Le web radio nascono ovunque, anche con costi minimi.
- I podcast rivoluzionano la fruizione: l’ascoltatore può scegliere quando e cosa ascoltare.
- Le radio tradizionali si adeguano, offrendo streaming online, app mobili, contenuti esclusivi per il web.
La radio non è mai stata così accessibile, personale, vicina.

Conclusione: Una voce che non smette mai di parlare
In quasi cento anni, la radio italiana ha saputo evolversi, resistere e innovare. Da strumento di propaganda a mezzo di liberazione, da intrattenimento popolare a compagna digitale, la radio ha attraversato le epoche mantenendo intatta la sua magia: una voce, invisibile ma presente, che sa parlare a milioni di cuori diversi.
Bibliografia
- Franco Monteleone,
Storia della radio e della televisione in Italia: società, politica, cultura e industria, Marsilio, 2020.
➔ Un testo fondamentale, aggiornato e molto completo. Racconta l’evoluzione dei media in Italia in relazione alla società. - Guglielmo Marconi,
Le mie invenzioni e altre memorie, Mursia, 2016.
➔ La testimonianza diretta dell’inventore che ha aperto la strada alle trasmissioni radiofoniche. - Aldo Grasso,
Storia della radio e della televisione italiana, Garzanti, 1992.
➔ Un altro classico, molto utile per inquadrare anche il passaggio da radio a televisione. - Enrico Menduni,
La radio: storia, usi e immagini di un medium popolare, Donzelli Editore, 1997.
➔ Ottimo per capire la radio come fenomeno sociale e culturale, non solo tecnico. - Marco Solari,
Le radio libere. Ascesa e declino della comunicazione alternativa in Italia, Costa & Nolan, 1990.
➔ Specifico sul fenomeno delle radio libere degli anni ’70. - Sergio Giuntini,
Radio Londra. La voce della libertà, Mursia, 2011.
➔ Approfondisce il ruolo fondamentale di Radio Londra durante la Seconda Guerra Mondiale.
Fonti online e documenti d’archivio
- RAI Storia – https://www.raistoria.rai.it
➔ Tantissimi documentari, video e articoli sulla storia della radio e della RAI. - Archivio Storico della RAI – http://www.teche.rai.it
➔ Fonti primarie: registrazioni storiche, palinsesti, voci celebri. - Biblioteca Guglielmo Marconi – CNR – http://www.biblioteca.cnr.it/marconi
➔ Documenti storici sulla vita e le invenzioni di Marconi. - Enciclopedia Treccani – https://www.treccani.it
➔ Schede affidabili su radio, Marconi, storia dei media italiani.




