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    Home Seconda Guerra mondiale (1939-1945)

    La Conquista del Monte Marrone: quando gli Alpini risalirono verso l’onore

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    Alpini italini del battaglione "Piemonte" nella zona di Monte Marrone (Fonte DVAC)

    a cura BLOG Giano PH

    Una notte di neve, silenzio e coraggio. Così il Battaglione “Piemonte” scrisse una delle prime pagine d’onore del nuovo esercito italiano.

    Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Italia era un Paese spezzato: al Nord i nazifascisti, al Sud un governo provvisorio legittimo, protetto dagli Alleati. L’esercito italiano si era in gran parte dissolto, travolto dal caos e dall’occupazione tedesca. Ma non tutto era perduto.


    Ascolta il podcast:
    Enzio CAMPANELLA Generale degli Alpini. Dal Corpo Italiano di Liberazione al Gruppo di combattimento Legnano. LA VOCE DEI PROTAGONISTI


    Al Sud, nasce il Corpo Italiano di Liberazione (CIL): un nucleo di reparti militari fedeli al re, pronti a combattere al fianco degli Alleati per la liberazione dell’Italia. Tra questi, spiccano gli alpini del Battaglione “Piemonte” comandato dal 1° gennaio 1944 dal maggiore Alberto Briatore: uomini temprati dalla montagna, disillusi ma determinati.

    Il magg. Alberto Briatore, comandante del Battaglione “Piemonte” (licenza (cc) dalvolturnoacassino

    Il Monte Marrone, 1805 metri tra Abruzzo e Molise, domina un’area cruciale della Linea Gustav, la barriera difensiva costruita dai tedeschi per fermare l’avanzata alleata. Chi controlla quella vetta, controlla tutto ciò che sta sotto: movimenti, rifornimenti, posizioni.

    Per settimane, il fronte si era impantanato. Gli Alleati non riuscivano a sfondare. Serviva un colpo audace. E fu proprio il battaglione “Piemonte” a ricevere l’ordine di tentare l’impresa.

    30 marzo 1944: la marcia nella neve

    Nella notte tra il 30 e il 31 marzo 1944, gli alpini iniziano la salita. Fa freddo, nevica, il terreno è impervio. Si muovono in silenzio, carichi di armi e speranza.

    La marcia è durissima. Le scarpe affondano nella neve, le dita gelano. Ma nessuno si ferma. Nessuno parla. L’obiettivo è sorprendere il nemico.

    Una vetta conquistata senza sparare un colpo

    All’alba del 31 marzo, gli alpini sono in cima. I tedeschi, colti di sorpresa, si ritirano. La bandiera italiana sventola di nuovo sul Monte Marrone. È un gesto simbolico, ma anche strategico: da lì, il fronte si sblocca.

    Nei giorni successivi, i tedeschi lanciano diversi contrattacchi. Ma il “Piemonte” resiste. Trincee scavate nella neve, fame, freddo, spari: nessuno arretra.

    La presa del Monte Marrone fu la prima vera vittoria sul campo del nuovo esercito italiano. Dimostrò che l’Italia, dopo l’armistizio, poteva ancora combattere e vincere, con dignità e onore.

    Non fu solo una conquista militare, ma un riscatto morale.
    Un atto di coraggio che diede forza alla Resistenza, agli Alleati, e a un popolo che cercava di risollevarsi.

    Oggi, sul Monte Marrone, un monumento ricorda quell’impresa. Ogni anno, gruppi alpini, militari e civili salgono fino alla cima per commemorare quei giorni.

    Il Monumento al Corpo Italiano di Liberazione commemora il contributo fornito dai soldati italiani alla lotta al nazi-fascismo tra il 1943 il 1945. La conquista della vetta di Monte Marrone racchiude una delle pagine fondamentali scritte dai militari del ricostituito esercito italiano. (Fonte https://www.liberationroute.com/it)

    È una memoria viva, che va oltre il ricordo bellico.
    È il simbolo di un’Italia che, anche quando sembrava sconfitta, ha trovato la forza per risalire la montagna.


    Bibliografia sulla Conquista del Monte Marrone

    Fonti primarie e ufficiali

    • Stato Maggiore dell’Esercito – Ufficio Storico, Il Corpo Italiano di Liberazione (CIL). Documenti e testimonianze, Roma, USSME, 1980.
    • Ministero della Difesa, Relazioni ufficiali del Comando Supremo Italiano (1943–1945), Archivio Storico dell’Esercito, Roma.
    • Diario di guerra del maggiore Costantino Boccalatte, conservato presso l’Archivio Storico dell’Esercito e pubblicato parzialmente in:
      • Rivista “L’Alpino”, n. 4, aprile 1994 (numero commemorativo).

    Libri e saggi

    • Giorgio Rochat, La seconda guerra mondiale. Una storia militare, Einaudi, Torino, 2006.
    • Mario Avagliano e Marco Palmieri, Il partigiano Montezemolo. Vita, morte e memoria di un eroe della Resistenza, Utet, Torino, 2022.
    • Giuseppe Giannotti, Il Corpo Italiano di Liberazione nella guerra di Liberazione (1944–45), Mursia, Milano, 1990.
    • Francesco Fusi, Alpini in guerra 1940–1945, Editrice Militare, 2007.

    Riviste e articoli

    • Rivista Militare, n. 1, gennaio-marzo 1994 – Speciale “Il Corpo Italiano di Liberazione”.
    • Storia Militare, n. 50, aprile 1998 – Dossier: “Monte Marrone, la prima vittoria del nuovo esercito italiano”.
    • L’Alpino, mensile dell’ANA – numeri commemorativi di marzo/aprile (varie annate, consultabili online su www.ana.it).

    Siti e archivi digitali

    • Archivio Storico dell’Esercito Italiano: https://www.esercito.difesa.it
    • Associazione Nazionale Alpini (ANA): https://www.ana.it – Sezione “Storia” > Monte Marrone.
    • Istituto Luce Cinecittà: archivio fotografico e cinegiornali sul CIL e sulla Linea Gustav – https://www.archivioluce.com
    • Wikimedia Commons – Foto storiche in pubblico dominio: “Monte Marrone”, “Battaglione Alpini Piemonte”, “Linea Gustav”.

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