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    Home Seconda Guerra mondiale (1939-1945)

    L’Esercito Invisibile: Le Divisioni Ausiliarie nella Guerra di Liberazione e il Ruolo della Public History

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    Soldati delle truppe ausiliari durante le operazioni di carico di sughero su alcuni autocarri. (Dalla mostra "Uomini in Guerra" di Marco Lodi

    a cura redazione BLOG Giano Public History

    La Public History (o Storia Pubblica) nasce con l’obiettivo di abbattere il muro tra la ricerca accademica e la società civile, portando la conoscenza storica negli spazi pubblici, negli archivi digitali, nelle mostre territoriali e nei luoghi della memoria diffusa. Non si tratta di una mera operazione divulgativa, bensì di un processo partecipativo che interroga il passato per rispondere alle esigenze identitarie e civili del presente. In Italia, la narrazione dominante della Guerra di Liberazione (1943–1945) si è concentrata per decenni sulla lotta partigiana nelle montagne e sulle gesta delle prime unità combattenti del Regio Esercito (dal 1° Raggruppamento Motorizzato al Corpo Italiano di Liberazione fino ai Gruppi di Combattimento). Tuttavia, una porzione enorme e decisiva dello sforzo bellico italiano rimase a lungo nell’ombra: il contributo delle Divisioni Ausiliarie. Come evidenziato dalle ricerche promosse dalla Sezione di Roma delk’Associazione Nazionale Combattenti Guerra di Liberazione (ANCFARGL) e dal portale combattentiliberazione.it, la Public History offre oggi gli strumenti metodologici per de-marginalizzare questa componente dell’Esercito Cobelligerante e restituirla alla memoria collettiva del Paese.

    La Dimensione Storica: Numeri, Organizzazione e Mansioni

    All’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943 e della successiva dichiarazione di guerra alla Germania nazista, l’Italia si trovò a dover ricostruire un apparato militare in un paese diviso e devastato. Tra il 1943 e il 1945 vennero costituite otto Divisioni Ausiliarie, che arrivarono a contare una forza oscillante tra i 150.000 e i 190.000 uomini, rappresentando circa il 25% di tutti gli effettivi del XV Gruppo di Armate Alleato.

    A differenza dei Gruppi di Combattimento, che ebbero una struttura rigida e uniforme definita dallo Stato Maggiore, le Divisioni Ausiliarie furono caratterizzate da un’elevata flessibilità organica. Vennero inquadrate direttamente sotto il controllo americano (unità USITI) o britannico (unità BRITI), venendo costantemente riorganizzate in base alle esigenze tattiche e logistiche del fronte.

    Quadro Sintetico dei Dati Storici

    Parametro Dato / Descrizione Storica
    Forza Totale Effettiva 150.000 – 190.000 uomini (pari a ~25% del XV Gruppo di Armate)
    Unità Organizzate (Aprile 1945) 83 Compagnie del Genio, 31 Reparti Salmerie, 5 Battaglioni Ferrovieri
    Perdite Complessive 744 Caduti, 2.202 Feriti, 109 Dispersi
    Dipendenza Operativa Comandi Alleati (USITI / BRITI) & 5ª Armata USA / 8ª Armata Britannica

    Spettro Operativo e Mansioni Svolte

    L’impiego degli ausiliari fu imponente e multiforme. Senza la loro manodopera specializzata e il loro incessante lavoro quotidiano, l’avanzata alleata lungo la penisola si sarebbe arrestata di fronte a snodi logistici paralizzati:

    1. Ingegneria e Genio: Riparazione di ponti stradali e ferroviari, realizzazione di oleodotti, stesura di linee telefoniche campali, bonifica dei campi minati e mascheramento di posizioni.

    2. Supporto e Rifornimenti: Trasporto munizioni e viveri in prima linea tramite reparti salmerie su terreni impervi di montagna (Appennino e Linea Gotica).

    3. Logistica di Retrovia e Basi: Movimentazione merci in porti, stazioni e aeroporti, manutenzione di officine mobili, gestione di depositi e sgombero feriti.

    4. Sicurezza e Controllo: Polizia militare, scorta convogli, piantonamento depositi e controllo della circolazione stradale.

    Il Battesimo del Fuoco e il Riconoscimento Alleato

    Sebbene classificate inizialmente come truppe di “servizi e retrovie”, le Divisioni Ausiliarie operarono costantemente a ridosso o all’interno della zona di combattimento. Emblematico è il caso della 210ª Divisione Ausiliaria, la cui entità di perdite umane fu seconda soltanto a quella del CIL (Corpo Italiano di Liberazione). Proprio durante i durissimi scontri sulla Linea Gotica, il 20° Raggruppamento Salmerie e il 210° Raggruppamento Genio ottennero ufficialmente dallo Stato Maggiore Italiano e dal Comando della 5ª Armata Statunitense la “qualifica da combattimento”. Tale riconoscimento non fu accordato sulla carta a tavolino, ma guadagnato direttamente sul campo sotto il fuoco nemico nelle ore decisive della campagna.

    «Penso che pochi si rendano pienamente conto di come si sia comportato bene l’Esercito Italiano […] La parte servizi ed Unità ausiliarie ha assolto un compito immenso riparando vie di comunicazione, lavorando nei porti […] e così permettendo di risparmiare personale alleato. L’esercito italiano ha lealmente cooperato quale cobelligerante, praticamente, in silenzio e senza alcun attrito. Vorrei che tutti si rendessero conto di ciò e che l’Esercito Italiano avesse il suo giusto e meritato riconoscimento sia sulla stampa, che nell’animo degli Alleati per il prezioso contributo dato alla causa alleata.»

    Gen. Langley Browning, Capo della Sottocommissione Alleata di Controllo (24 agosto 1944)

    La Prospettiva della Public History: Oltre la Rimozione Storica

    Perché la memoria delle Divisioni Ausiliarie è rimasta a lungo marginale nel dibattito pubblico italiano?

    La risposta risiede nelle dinamiche della memoria post-bellica:

    • Da un lato, la storiografia e il discorso pubblico si concentrarono sulla mitopoiesi della Resistenza e del partigianato per riaffermare l’identità democratica della Repubblica.

    • Dall’altro, il lavoro logistico e di manovalanza svolto dagli ausiliari veniva percepito, errando, come “subalterno” o meno eroico rispetto all’azione armata diretta.

    Qui s’innesta il ruolo fondamentale della Public History contemporanea:

    • Digital Humanities e Archivi Web: Piattaforme come combattentiliberazione.it (promossa dall’ANCFARGL Sezione Roma Capitale e GIANO Public History APS) rendono accessibili documenti d’archivio, relazioni di comando (come quella del Gen. E. Boscardi) e memorie personali a un pubblico globale.

    • Mostre Itineranti e Didattica: Iniziative come la mostra “Uomini in Guerra. Le Forze Armate nella Guerra di Liberazione 1943-1945” utilizzano pannelli espositivi messi a disposizione in comodato d’uso per scuole e comuni, portando la storia direttamente nei territori.

    • Podcasting e Nuovi Linguaggi: L’adozione di podcast (RSS Public Memories Podcast) e risorse multimediali consente di intercettare le nuove generazioni, trasformando la ricerca storica in narrazione civile viva e condivisa.

    Conclusioni

    Le Divisioni Ausiliarie rappresentarono il nerbo silenzioso ma indispensabile della partecipazione italiana alla vittoria contro il nazifascismo. Applicare la metodologia della Public History a questa vicenda non significa alimentare rivendicazioni di parte, ma costruire una memoria storica integrata, plurale e documentata. Ridare voce ai 190.000 soldati delle unità ausiliarie è un atto di giustizia storiografica e civile che restituisce alla storia della Liberazione la sua reale complessità e ricchezza.


    Bibliografia e Fonti

    1. Boscardi, E. (1994). Le Divisioni ausiliarie. In: Atti del Convegno “Le Divisioni Ausiliarie nella Guerra di Liberazione” (Lucca, 1994). Roma: ANCFARGL Nazionale. (Volume disponibile per la consultazione presso la Biblioteca “Lorenzo Lodi”).

    2. ANCFARGL – Sezione Roma Capitale. Le Divisioni Ausiliarie. Documento e scheda storica pubblicati sul portale ufficiale dell’Associazione Nazionale Combattenti Guerra di Liberazione. URL: https://www.combattentiliberazione.it/le-divisioni-ausiliarie.

    3. GIANO Public History APS & ANCFARGL. Uomini in Guerra. Le Forze Armate nella Guerra di Liberazione 1943-1945. Catalogo e pannelli della mostra itinerante in comodato d’uso gratuito.

    4. Noiret, S. (2009). “Public History e storia pubblica in Italia”. In: Ricerche di Storia Politica, Il Mulino, Bologna, vol. 12, n. 3, pp. 275-327.

    5. Rochat, G. (2005). Le guerre italiane 1935-1943. Dall’impero d’Etiopia alla disfatta. Torino: Einaudi.

    6. Santoni, A. (1989). Le Forze Armate italiane nella Guerra di Liberazione (1943-1945). Roma: Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico.


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