VOXSON

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l’Italia che volava

di Fabio Reggiani

Prima di VOXSON.
Una approfondita indagine sulla storia della VOXSON non può che partire dalla accurata ricostruzione della giovinezza del Fondatore, il Cav. Lav. Ing. Arnaldo Piccinini, un uomo determinato, dotato di intelligenza non comune e di grande sensibilità imprenditoriale. Nel ’38 a soli 23 anni si laureò in ingegneria al Politecnico di Torino vincendo il Premio Fenoglio quale miglior laureato dell’anno. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale fu nominato ufficiale della Regia Aeronautica e fino al ’43 rimase a Guidonia, presso Roma, ad occuparsi di un progetto di radar sperimentale. Nelle convulse fasi dell’armistizio sfuggì alla deportazione dei tedeschi grazie al provvidenziale intervento del suo futuro suocero che riuscì a trasferire il giovane Arnaldo in Vaticano al servizio della Guardia Palatina. Fino al termine della guerra si impegnò nel Corpo dei Volontari della Libertà per il ripristino di alcuni impianti idroelettrici vicini a Roma. Infine, con l’avvento della Repubblica nel ’46 lasciò la divisa da Ufficiale ma non la città di Roma, dove infatti trovò lavoro come Capo Ufficio Tecnico presso la I.R.I. (Industria Radiotecnica Italiana), meglio nota in seguito per il marchio Autovox. Operava quindi in quello che allora era l’avveniristico comparto della radiofonia per auto a diretto contatto con l’industria automobilistica torinese: prima Lancia poi anche Fiat.

Gli esordi.
Il ’52 segnò la svolta. A 37 anni di età Piccinini, già padre di due figli, lasciò la Autovox tra l’ altro nel momento di massima espansione aziendale, quando venne creato il vastissimo polo tecnologico sulla Via Salaria (allora fuori Roma). Si trattò di un cambiamento radicale quasi certamente nato da divergenze tra Piccinini ed Autovox. Investendo un capitale di circa 3 milioni di lire (una somma non indifferente per l’epoca e che corrisponde circa agli attuali 50’000 €.)
Piccinini entrò al 20% in un modesto laboratorio di elettronica creato nel dicembre del ’51 da due soci: i signori Boccia e Marcucci. La società si chiamava F.A.R.T., Fabbrica Apparecchi Radio Televisione… sebbene la televisione avrebbe fatto la propria comparsa in Italia solo due anni dopo, nel ’54. I locali di produzione erano inizialmente in un seminterrato nel centro di Roma presso Castel Sant’ Angelo; ma già durante l’autunno del ’52 fu avviata la costruzione di un piccolo stabilimento su Via di Tor Cervara al civico (provvisorio) 300, verosimilmente grazie ai finanziamenti del Piano Marshall.
Il nome F.A.R.T. fu subito modificato da Piccinini con la aggiunta di una “E.” alla sigla per evitare possibili allusioni allo sgradevole significato italiano del vocabolo inglese “fart”.
Così nacque la ditta F.A.R.E.T. che iniziò a produrre un solo modello di radio portatile a valvole miniaturizzate, il “Dinghy”, disponibile in quattro colori (avorio, amaranto, blu e verde bottiglia) e vistosamente rifinito con una modanatura in plastica metallizzata sulla quale fece la propria comparsa un marchio nuovo: VOXSON.

L’ idea di questo nome fu in effetti della moglie dell’Ing. Piccinini, la Sig.ra Primetta Vittoria Boghi, che suggerì al marito un particolare accostamento di due parole latine: “vox” (cioè voce) e “son” (da “sonus”… cioè suono). Da allora e per oltre un decennio la storia della VOXSON ricalcò perfettamente gli andamenti di quello che fu poi chiamato il “boom economico” così che l’azienda conobbe una crescita esponenziale, sia per fatturato che per visibilità: sui grandi viali delle più importanti città italiane (da Roma a Torino e sino a Trieste) troneggiavano enormi insegne al neon della VOXSON; il marchio VOXSON compariva ripetutamente nelle più popolari pellicole cinematografiche di allora e così via.
Al pari della azienda anche il suo Fondatore godeva ormai di grande notorietà, vieppiù amplificata dalla carta stampata in importanti occasioni pubbliche (conferimento del Mercurio d’ Oro, ricevimento in Vaticano con Papa Giovanni XXIII ecc.)

L’ apice.
Nel ’60 si deliberò la costruzione della nuova sede in Via di Tor Cervara, al civico 286, con il coinvolgimento dell’I.M.I. (Istituto Mobiliare Italiano, la banca che nel dopoguerra gestì in Italia il Piano Marshall). Il progetto prevedeva di “inglobare” il piccolo insediamento iniziale del ’52 ed avrebbe interessato una superficie totale di ben 15’500 metri quadri tra stabilimento ed uffici. Nel ’61 fu costruita la prima parte del nuovo stabilimento (il fronte sud adiacente la linea ferroviaria Roma–Pescara) e soprattutto la bellissima ed ammiratissima “Torre” circolare.
Nel ’62 fu costruito l’ultimo corpo di fabbrica (affacciato sulla strada) per ospitare altri uffici ed i laboratori del “Reparto Esperienze”. Da allora la VOXSON iniziò a far parlar di sé anche per la propria architettura.
Negli anni successivi, già dal ’64, l’Italia subì un rallentamento della fase espansiva; analogamente nel comparto elettronico i crescenti costi del lavoro specializzato e delle materie prime (soprattutto il rame) iniziarono a contrarre sensibilmente gli utili. Fu allora che Piccinini, conscio dei limiti economici nazionali, estese in Francia il business e spinse oltre oceano la ricerca di innovazioni. Nel ’66 si recò negli Stati Uniti per acquisire i brevetti necessari alla produzione di cinescopi Admiral. Nel biennio ’67-’68 venne edificato di fronte alla sede principale (ancora con finanziamento I.M.I.) lo stabilimento VOXSON TV. Seguì presso Anagni la realizzazione degli impianti ERGON per la produzione di cinescopi a colori (con le agevolazioni della Cassa per il Mezzogiorno).
Nello stesso periodo, tra la fine del ’67 (in ottobre la presentazione del giranastri “Sonar” al Salone di Parigi) e la prima metà del ’68 (entrata in funzione dello stabilimento RCA a Roma), in VOXSON iniziò la produzione dei lettori Stereo-8 per la casa e per l’auto.
Nella primavera del ’68 Piccinini venne nominato Cavaliere del Lavoro.

Gli Inglesi al comando.
Disgraziatamente nel settembre ’68 il Fondatore fu colpito da una incurabile leucemia finendo per allontanarsi del tutto dalla scena pubblica. Si sottopose ad assidue terapie tra Bordeaux in Francia e Tortona in Piemonte; tuttavia, ormai consapevole del fatale decorso della malattia (peraltro inizialmente tenuta segreta), Piccinini pianificò la cessione della azienda e prese le distanze sia dal settore elettronico, sempre più vorace di investimenti ed avaro di utili, sia dalle turbolenze innescatesi con l’ “autunno caldo” del ’69 in ogni comparto industriale.
Candidati acquirenti erano la americana RCA e la inglese EMI, questa ultima destinata infine a vincere la competizione. Dal marzo ’71 la nuova proprietà condusse tra molte incertezze la VOXSON per poi disfarsene già nell’ aprile del ’75.

Ortolani e la P2.
La fine della VOXSON è un “capitolo” della Commissione Anselmi che nell’ ’84 lasciò emergere tutti i legami con la vicenda della loggia massonica P2.
Gli oscuri protagonisti di quell’ epoca portarono nelle rispettive tombe i loro segreti inconfessabili.
I processi fecero sufficiente chiarezza ma non distribuirono pene adeguate: il castigo vero ricadde su chi perse il posto di lavoro nella lenta agonia della fabbrica condotta, si fa per dire, dal Presidente Amedeo Ortolani, figlio di Umberto, la mente finanziaria della P2 di Licio Gelli.
Prosciugate le casse e svuotati i magazzini la VOXSON venne lasciata morire così come, via via negli anni a seguire, larga parte della manifattura Made in Italy.


Autore: Fabio Reggiani, dirigente d’azienda
Foto di Fabio Reggiani (Tanga prima serie in produzione dal 1975 al 1978)
Contatto: info@gianophaps.it
P.S. Bibliografia, Sitografia e filmografia aggiunti dal Referente del Blog Giano PH


Bibliografia
G. Pietrangeli, La più grossa fabbrica di Roma. Dirigenti, tecnici e operaie alla Voxson (PDF), Venezia, Edizioni Ca’ Foscari, 2017, ISBN 978-88-6969-141-6.
Fabio Reggiani,(PDF) Frattura. Un addio, una rinuncia, un inganno, 2020

Sitografia (Visitati il 26 marzo 2024)
Voxson – Faret (collegati)
Catalogo Voxson su Radiomuseum.org (collegati)
La Repubblica, TVR Voxson addio (collegati)


Podcast correlato
ACCADDE DAVVERO VOXSON e l’Italia del sorpasso | Marco LODI dialoga con Fabio REGGIANI


Filmografia
Il Nuovo Tanga Voxson entrò in produzione nel febbraio/marzo 1980 (Dur 36” COL.)

 

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