D’ANNUNZIO SEGRETO,

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ma non troppo

di Catia Simone

Uno dei tanti privilegi del vivere sul Lago di Garda è l’essere a pochi passi dal Vittoriale degli Italiani, celeberrima residenza del Vate, Poeta, Guerriero, Dandy per eccellenza: Gabriele D’Annunzio.
Inutile soffermarsi sulla bellezza e maestosità del luogo, del parco e della casa. Sull’incanto del paesaggio che la circonda e con la quale confina. Con la Storia che racconta attraverso ogni oggetto, simbolo, mattone, colore, auto. Eco di un’epoca che forse non esiste più ma che esiste ancora se tutto questo immenso patrimonio è visitato, fotografato, custodito e celebrato da anni.
L’ultima scoperta che ho fatto nella mia ultima e recente visita, ossigeno per i miei occhi, le mie orecchie e la mia anima ribelle, è il museo che conserva, riflettendo – attraverso la trasparenza di grandi vetrine, parte dei vestiti e scarpe di Gabriele D’Annunzio e delle sue compagne. Accanto ai suoi scritti, le sue lettere d’amore e le missive di Benito Mussolini.
Seta, pelle, stringate, stivali, sneakers d’altri tempi. Vestaglie da camera, pantofole, cappotti, guanti, cappelli, divise, calzini, tutto esattamente rispecchia la classe, l’elegante eccentricità e distanza di un uomo e di un mondo nel quale non era l’abito a fare il monaco ma viceversa.
Modelli e forme copiati nel tempo successivo da grandi artigiani della moda e delle scarpe.
Ci sono uomini che non fanno la moda. Sono la moda.
La personalità è tutto, e se questa personalità cattura l’attenzione di migliaia di visitatori da tutto il mondo è destinata a vivere in eterno.
Gabriele D’Annunzio dall’alto della sua tomba, circondato dai suoi amici più cari e dai suoi cani, ci costringe ad alzare la testa (dopo averci fatto abbassare il capo entrando nella sua casa), ricordando a tutti noi che non siamo solo vetro contro acciaio, – oddio… oggi direi che molte maschere sono di plastica  e neanche riciclabile – ma terra contro cielo.
L’ Olimpo al quale pochi possono davvero aspirare.
Per la chiusa di questo articolo mi affido al verso di una poesia del Vate dedicata a Elena Sangro, sensuale attrice e musa del poeta:
“Nell’anelito madida io ti agogno: nova ti fanno il desiderio e il sogno.”
Il più bel vestito – come sempre – sono le parole.


Autrice: Catia Simone nata a Bari, vive a Bardolino (VR) dove collabora con l’impresa di famiglia. Poetessa, scrittrice e podcaster di Radio Giano Public History.
Foto dell’autrice.
Contatto: catia.simone@gianophaps.it
P.S. Sitografia e filmografia aggiunti dal Referente del Blog Giano PH


BIBLIOGRAFIA [(aggiunto dalla redazione (ML)] Valentina Raimondo , Cento anni di storia del Vittoriale degli italiani, Silvana editoria, 2021
Lucy Hughes-Hallett, Paolo Mieli Gabriele d’Annunzio. L’uomo, il poeta, il sogno di una vita come opera d’arte, Rizzoli, 2014
Paolo Alatri, D’Annunzio negli anni del tramonto, 1930-1938, Marsilio, 1984

SITOGRAFIA (visitati il 28 marzo 2024) [(aggiunto dalla redazione (ML)] Fondazione Il Vittoriale degli italiani (collegati)
Fondazione Il Vittoriale degli italiani Archivio fotografico (collegati)
Focus. Chi fu per davvero Gabriele D’Annunzio? (collegati)

FILMOGRAFIA [(aggiunto dalla redazione (ML)] La voce di Gabriele D’Annunzio (Dur. 1’09” B/N)

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