
a cura redazione BLOG Giano PH
Negli ultimi anni si è molto discusso della presunta collaborazione tra alcuni leader palestinesi e la Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale. Questa tesi viene spesso evocata nel dibattito politico contemporaneo, ma quanto è fondata sul piano storico?
In questo articolo analizziamo le fonti disponibili, distinguendo tra fatti documentati, interpretazioni controverse e narrazioni ideologiche.
Il contesto storico
Negli anni Trenta e Quaranta, la Palestina era sotto mandato britannico e attraversata da forti tensioni tra la popolazione araba e il movimento sionista. In questo clima di conflitto, emerse la figura di Haj Amin al-Husseini, Gran Mufti di Gerusalemme e uno dei principali leader politici palestinesi.
Parallelamente, la Germania nazista cercava alleati nel mondo arabo per indebolire l’influenza britannica e contrastare il sionismo. Le ideologie antisemite di Hitler trovarono in alcuni nazionalisti arabi un terreno di contatto, seppur spesso più politico che ideologico.
Le prove di collaborazione
Alcuni episodi sono ben documentati:
- Incontri ufficiali con il regime nazista: al-Husseini visitò Berlino nel 1941 e fu ricevuto da Adolf Hitler, da cui cercò sostegno per contrastare la creazione di uno Stato ebraico in Palestina.
- Propaganda radiofonica: il Mufti partecipò a trasmissioni dirette al mondo arabo, in cui esortava i musulmani a ribellarsi contro gli Alleati e contro gli ebrei.
- Reclutamento militare: contribuì a formare alcune unità di volontari musulmani nei Balcani (come la divisione Handschar), inquadrate nelle SS.

- Progetti di supporto logistico: documenti britannici mostrano che emissari tedeschi tentarono di inviare armi ai ribelli arabi durante la rivolta del 1936-39.
Questi elementi indicano che una collaborazione politica e propagandistica effettivamente esistette, anche se limitata a una ristretta cerchia di figure legate al Mufti.
La contro-narrazione: non tutti i palestinesi furono collaborazionisti
Ridurre l’intera società palestinese a un blocco filonazista è storicamente scorretto.
Molti palestinesi si schierarono con gli Alleati: alcune migliaia si arruolarono nell’esercito britannico, combattendo contro l’Asse in Nord Africa e in Europa.
Altri leader arabi, sia laici che religiosi, respinssero apertamente il nazismo come ideologia razzista e imperialista.
Per la maggior parte dei palestinesi, l’interesse principale rimaneva la liberazione dal dominio coloniale britannico e l’opposizione all’immigrazione ebraica – non l’adesione al progetto politico hitleriano.
Zone d’ombra e controversie storiche
Gli storici sono divisi sull’effettiva influenza di al-Husseini sul regime nazista.
Alcune fonti israeliane e occidentali lo descrivono come un consigliere antisemita vicino a Hitler; altre ricerche, più caute, evidenziano che il suo peso decisionale fu più simbolico che operativo.
Inoltre, molte affermazioni diffuse oggi derivano da propaganda politica post-bellica, più che da prove d’archivio.
È quindi necessario distinguere tra collaborazione reale e uso politico del passato.
Interpretazioni e uso politico contemporaneo
Il tema della “collaborazione palestinese con i nazisti” viene spesso riattualizzato per delegittimare la causa palestinese o, al contrario, per negare ogni responsabilità storica.
Entrambe le letture sono riduttive.
Una comprensione matura del passato richiede contestualizzazione, prove e proporzione.
Studiare questa pagina di storia non serve a colpevolizzare un popolo, ma a capire come ideologie esterne e conflitti coloniali si intrecciarono in un periodo drammatico.
Hajj Amin al-Husayni incontra Hitler (Film)
In questo cinegiornale di propaganda tedesco, l’ex Mufti di Gerusalemme, Hajj Amin al-Husayni, un nazionalista arabo e prominente leader religioso musulmano, incontra Hitler per la prima volta. Durante l’incontro, tenutosi nella cancelleria del Reich, Hitler rifiutò di concedere la richiesta di al-Husayni per una dichiarazione pubblica – o un trattato segreto ma formale – in cui la Germania avrebbe:
1) promesso di non occupare la terra araba,
2) riconoscere lo sforzo arabo per l’indipendenza,
3) sostenere la “rimozione” della patria ebraica proposta in Palestina.
Il Führer confermò che la “lotta contro una patria ebraica in Palestina” sarebbe stata parte della lotta contro gli ebrei. Hitler affermò che: avrebbe “continuato la lotta fino alla completa distruzione dell’impero europeo ebraico-comunista”; e quando l’esercito tedesco era in prossimità del mondo arabo, la Germania avrebbe emesso “un’assicurazione al mondo arabo” che “l’ora di liberazione era a portata di mano”. Sarebbe poi la “responsabilità di al-Husayni a scatenare l’azione araba che ha segretamente preparato”.
Il Führer ha dichiarato che la Germania non sarebbe intervenuta in questioni arabe interne e che l’unico “obiettivo tedesco in quel momento sarebbe stato l’annientamento degli ebrei che vivono nello spazio arabo sotto la protezione del potere britannico”.
Crediti:Bundesarchiv Filmarchiv
Conclusione
Sì, alcuni leader palestinesi collaborarono con la Germania nazista, in particolare Haj Amin al-Husseini, la cui attività politica a Berlino è ben documentata.
Tuttavia, parlare genericamente di “collaborazione dei palestinesi con i nazisti” è storicamente inesatto.
La realtà fu molto più complessa: mentre alcuni cercarono appoggi contro il dominio britannico, altri combatterono i nazisti al fianco degli Alleati.
La storia, come sempre, va affrontata con rigore e senso critico, non come strumento di propaganda, ma come lezione di memoria e responsabilità.
Bibliografia
- Silvia Mantini, Il Gran Mufti di Gerusalemme e il nazismo: ideologia, propaganda e politica nel mondo arabo (1933-1945), Roma, Carocci, 2018.
- Gianni Scipione Rossi, Il Muftì di Gerusalemme. Hitler, la Shoah e il conflitto arabo-israeliano, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2011.
- Davide Rodogno, Fascismo, imperialismo e guerra. L’Italia e la politica razziale nel Mediterraneo e in Medio Oriente (1938-1943), Torino, Bollati Boringhieri, 2003.
- Ugo Tramballi, “Quando il Muftì di Gerusalemme incontrò Hitler”, Il Sole 24 Ore, 21 novembre 2015.
- Pierluigi Battista, “Il Muftì, Hitler e la Shoah. Tra storia e propaganda”, Corriere della Sera, 22 ottobre 2015.
- Archivio Storico del Ministero degli Esteri Italiano (Farnesina), Carteggi 1937–1945, Sezione “Oriente e Nord Africa”.
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