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    Valle Giulia 1968: La Frattura tra Stato e Gioventù nella Crisi della Modernità Italiana

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    Fonte: thevision.com/cultura/battaglia-valle-giulia/

    a cura redazione BLOG Giano PH

    Il 1º marzo 1968, la Facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza di Roma divenne teatro di uno degli scontri più emblematici del movimento studentesco italiano: la cosiddetta “Battaglia di Valle Giulia”. Circa 4.000 studenti tentarono di rioccupare l’edificio precedentemente sgomberato dalla polizia su ordine del rettore Pietro Agostino D’Avack. Ne scaturì un violento confronto con le forze dell’ordine, segnando un punto di svolta nella contestazione giovanile italiana e nell’evoluzione del rapporto tra cittadini e istituzioni .

    Contesto Storico e Politico

    Gli anni ’60 in Italia furono caratterizzati da profonde trasformazioni sociali ed economiche. Il boom economico aveva portato a una massificazione dell’istruzione superiore, con un conseguente aumento delle iscrizioni universitarie e una crescente insoddisfazione verso un sistema accademico percepito come elitario e obsoleto. Le tensioni accumulate esplosero a Valle Giulia, dove studenti di diverse estrazioni politiche, sia di sinistra che di destra, si trovarono uniti contro un nemico comune: l’autorità statale rappresentata dalla polizia .

    La Dinamica degli Scontri

    La manifestazione iniziò con un corteo che si diresse verso la Facoltà di Architettura. Al tentativo degli studenti di forzare il cordone di polizia seguì una violenta reazione: lanci di uova e pietre da una parte, cariche e uso di manganelli dall’altra. Gli scontri durarono diverse ore e si conclusero con un bilancio pesante: oltre 600 feriti, tra cui 148 agenti, 4 arresti e 228 fermi.

    Interpretazioni e Reazioni

    La “Battaglia di Valle Giulia” suscitò reazioni contrastanti. Pier Paolo Pasolini, in un celebre intervento, espresse simpatia per i poliziotti, considerati “figli di poveri”, e criticò gli studenti, visti come espressione della borghesia . Questa posizione evidenziò la complessità del conflitto, che non si limitava a una semplice dicotomia tra oppressori e oppressi, ma rifletteva le contraddizioni interne alla società italiana dell’epoca.

    Conseguenze e Impatto

    Valle Giulia segnò l’inizio di una stagione di intensa mobilitazione studentesca e operaia, che avrebbe caratterizzato l’Italia negli anni successivi. Gli eventi di quel giorno evidenziarono la crisi delle istituzioni tradizionali e la necessità di una riforma profonda del sistema educativo e politico. Inoltre, la partecipazione di gruppi di estrema destra agli scontri mise in luce la crescente polarizzazione ideologica e la fragilità del tessuto democratico italiano.



    APPROFONDIMENTO

    Un movimento plurale, non unito

    Contrariamente all’immagine monolitica spesso trasmessa dai media dell’epoca e da certa memorialistica, il movimento studentesco del 1968 era tutt’altro che omogeneo. All’interno del corteo di Valle Giulia si trovavano:

    • Studenti marxisti-leninisti e maoisti (gruppi emergenti come Potere Operaio o il Manifesto),
    • Studenti anarchici e libertari,
    • Esponenti della destra radicale (es. FUAN),
    • Cattolici progressisti,
    • Studenti “apolitici” o semplicemente ostili all’autorità universitaria e poliziesca.

    Secondo Marco Revelli, questa pluralità fu tanto la forza quanto il limite del movimento: essa permise una mobilitazione massiccia, ma portò anche a fratture ideologiche sempre più insanabili negli anni successivi.

    Leadership fluida e contestata

    A differenza dei partiti tradizionali, il movimento studentesco rifiutava strutture gerarchiche e organigrammi fissi. Tuttavia, figure carismatiche emersero anche a Valle Giulia: tra esse, Mario Capanna, Franco Piperno, Oreste Scalzone, solo per citarne alcuni. Tali leader erano spesso contestati all’interno del movimento per il rischio di “centralismo”, tanto che in molte assemblee si cercava di evitare decisioni verticistiche, optando per un orizzontalismo assembleare.

    Ideologia e contraddizioni

    All’interno del movimento si scontravano visioni del mondo profondamente diverse:

    • Alcuni sostenevano la lotta di classe tradizionale, cercando l’alleanza con gli operai (che arriverà solo nel 1969 con l’“autunno caldo”).
    • Altri privilegiavano una lotta esistenziale e culturale, influenzati dal pensiero situazionista o da Marcuse.
    • La presenza della destra extraparlamentare (che partecipò a Valle Giulia attivamente, in particolare nella fase dello scontro fisico) causava tensioni fortissime. La famosa definizione di Valle Giulia come momento di “unità degli opposti” (destra e sinistra unite contro la polizia) fu più un episodio contingente che una reale alleanza politica.

    Il ruolo delle assemblee

    Le assemblee universitarie costituivano il cuore organizzativo e ideologico del movimento. Qui si discuteva, si deliberava, si organizzavano le manifestazioni. Tuttavia, molte testimonianze (es. quelle raccolte da Balestrini e Moroni in L’orda d’oro) raccontano anche di interminabili dibattiti, personalismi, boicottaggi incrociati e difficoltà a prendere decisioni collettive efficaci. Questo “parlamentarismo assembleare” portava spesso alla paralisi o alla scissione.

    Violenza, nonviolenza e strategie di azione

    Una delle maggiori linee di frattura interna fu quella tra:

    • chi propugnava la nonviolenza attiva (influenzato anche dalle esperienze di Martin Luther King e Gandhi),
    • e chi teorizzava la legittimità della violenza rivoluzionaria come risposta alla repressione dello Stato borghese.

    A Valle Giulia, molti studenti si presentarono armati di bastoni, elmetti e oggetti contundenti. Alcuni interpretano questo come risposta difensiva all’aggressività della polizia; altri come un segno dell’incipiente militarizzazione del conflitto sociale.

    Bibliografia

    • Balestrini, N., & Moroni, P. (1997). L’orda d’oro. 1968-1977: La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale. Feltrinelli.
    • Revelli, M. (2007). Oltre il Novecento: La politica, le ideologie e le insidie del XXI secolo. Einaudi.
    • Capanna, M. (2008). Lettera a mio figlio sul ’68. Mondadori.
    • Lumley, R. (1990). States of Emergency: Cultures of Revolt in Italy from 1968 to 1978. Verso Books.
    • Della Porta, D. (1995). Social Movements, Political Violence and the State. Cambridge University Press.
    • Wight, C. (2013). The Students’ Revolt in Italy: Culture and Ideology of Protest, 1966–1973. Routledge.
    • Tarrow, S. (1997). Power in Movement: Social Movements and Contentious Politics. Cambridge University Press.

    Articoli e reportage

      • De Luna, G. (2018). “La verità della storia: Pasolini e gli scontri di Valle Giulia del ’68”. Centro Studi Pier Paolo Pasolini.
      • Raso, A. (2020). “La battaglia di Valle Giulia: gli scontri tra studenti e polizia nel 1968”. Fatti per la Storia.
      • “1 marzo 1968: la ‘battaglia di Valle Giulia’”. Rivista il Mulino.
      • “1 marzo 1968, 50 anni fa la Battaglia di Valle Giulia”. Corriere della Sera.

    GIANO Public History APS è afferente al CISPH. Centro Interuniversitario per la Ricerca e lo Sviluppo sulla Public History, all’Albo della Cittadinanza Attiva e delle Reti Civiche del Comune di Roma e all’Albo delle Associazioni Culturali del Municipio Roma V.
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