a cura redazione BLOG Giano PH
La fase della cobelligeranza italiana con gli Alleati, che si sviluppò tra l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la fine della Seconda guerra mondiale nel maggio 1945, rappresenta un periodo cruciale ma spesso trascurato della storia italiana contemporanea. Essa segnò il tentativo del Regno d’Italia, ormai spezzato politicamente e militarmente, di riscattare la propria posizione internazionale dopo vent’anni di alleanza con la Germania nazista.
La ricostruzione dell’apparato militare italiano nel Mezzogiorno e la sua partecipazione attiva alla campagna d’Italia al fianco delle forze anglo-americane furono fondamentali non solo sotto il profilo militare, ma anche per la legittimazione politica del governo italiano post-fascista.
Contesto storico e politico
L’armistizio di Cassibile (firmato il 3 settembre 1943 e annunciato pubblicamente l’8 settembre) pose fine formalmente all’alleanza tra l’Italia e la Germania, ma non segnò l’uscita dell’Italia dalla guerra. Al contrario, l’occupazione tedesca del centro-nord e la costituzione della Repubblica Sociale Italiana (RSI) costrinsero il governo del Sud a negoziare una nuova collocazione nel conflitto.
Dal settembre 1943 al giugno 1944, il governo Badoglio, rifugiatosi a Brindisi e poi a Salerno, operò sotto il diretto controllo alleato (AMGOT) e fu inizialmente considerato una potenza ex nemica. Solo nel marzo 1944 l’Italia fu ufficialmente riconosciuta come “nazione cobelligerante”, condizione ambigua ma necessaria per poter contribuire militarmente alle operazioni.
Ricostruzione delle forze armate italiane
Il Corpo Italiano di Liberazione (CIL)
Nel marzo 1944 nacque il Corpo Italiano di Liberazione (CIL), costituito da circa 18.000 uomini, per lo più volontari, veterani e ufficiali fedeli alla monarchia. Comandato dal generale Umberto Utili, il CIL combatté a fianco dell’8ª Armata britannica nella campagna d’Abruzzo e nelle operazioni nelle Marche.
Il CIL fu una formazione di transizione, utile a testare la capacità delle truppe italiane di combattere efficacemente in un contesto multinazionale e sotto comando alleato. La sua esperienza positiva portò a una ristrutturazione profonda delle forze italiane per renderle pienamente integrate nella strategia alleata.
I Gruppi di Combattimento
Nel settembre 1944, su decisione congiunta italo-britannica, vennero costituiti sei Gruppi di Combattimento, ciascuno con una forza effettiva tra 8.500 e 9.000 uomini. Essi presero il nome da storiche divisioni del Regio Esercito:
- “Cremona” Gen. Clemente Primieri Operò in Romagna e nella liberazione di Venezia
- “Friuli” Gen. Arturo Scattini Attivo in Emilia-Romagna
- “Folgore” Gen. Giorgio Morigi Formato da paracadutisti, impiegato in combattimenti duri sul Senio
- “Mantova” Gen. Ernesto Mancinelli
- “Legnano” Gen. Umberto Utili Combatté sulla Linea Gotica
- “Piceno” Gen. Giuseppe Falugi Funzioni prevalentemente di addestramento e retrovia(impiegato prevalentemente in compiti addestrativi e di supporto)
Queste formazioni, seppur teoricamente autonome, operavano sotto comando britannico e con armamento fornito dagli Alleati (fucili Lee-Enfield, mitragliatrici Bren, cannoni Ordnance QF da 25 libbre). La dottrina tattica fu quella britannica, e l’organizzazione logistica dipendeva largamente dall’8ª Armata
Il contributo italiano alla campagna d’Italia
I Gruppi di Combattimento furono impegnati sulla Linea Gotica e nel corso della campagna finale di liberazione della pianura padana. In particolare:
- Il “Folgore” e il “Friuli” presero parte sul fiume Senio e si distinsero nella dura battaglia per Faenza, Imola e l’entrata in Bologna il 21 aprile 1945.
- Il “Cremona” prese parte alla liberazione di Ferrara, Padova, Venezia
- Il “Legnano” contribuì alla penetrazione in Emilia-Romagna in appoggio alla V Armata statunitense
In totale, le truppe italiane cobelligeranti raggiunsero circa 50.000 uomini entro la fine del conflitto, con una stima di 5.927 caduti (tra CIL e Gruppi di Combattimento).
Le altre forze armate cobelligeranti
Marina e Aviazione
- La Marina Cobelligerante Italiana svolse compiti fondamentali nel dragaggio delle mine, trasporto truppe, pattugliamento e protezione dei convogli alleati nel Mediterraneo.
- L’Aviazione Cobelligerante Italiana (ACI) fu attiva dal 1944 con velivoli forniti dagli Alleati (Spitfire, Baltimore, etc.), impiegata in missioni di ricognizione e appoggio aereo tattico.
Significato politico e memoria storica
Il contributo militare del Regno del Sud fu determinante per ottenere un ruolo negoziale nel contesto postbellico. L’Italia, pur sconfitta, non fu sottoposta a un’amministrazione militare totale e poté partecipare come parte attiva alle trattative per il Trattato di Pace del 1947.
Tuttavia, nella memoria collettiva e nella storiografia pubblica, la vicenda della cobelligeranza fu a lungo offuscata dalla narrazione resistenziale e dalle ambiguità della continuità monarchica. Solo dagli anni ’80 in poi si è cominciato a riconoscere l’importanza di questo contributo nel processo di reinserimento dell’Italia nella comunità internazionale democratica.
Conclusioni
L’esperienza dell’Italia cobelligerante dimostra la complessità della transizione da una dittatura a una democrazia in tempo di guerra. La ricostruzione dell’apparato militare italiano al Sud fu un passaggio essenziale non solo per motivi bellici, ma per il ripristino della sovranità statale, della dignità nazionale e della futura costituzione repubblicana.
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Bibliografia
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- Battaglia, Roberto, Storia della Resistenza italiana, Einaudi, 1953.
Fonti istituzionali
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- Ufficio Storico della Marina Militare, La Marina italiana nella Seconda guerra mondiale, voll. 1–8.
- ANCFARGL Presidenza nazionale. Biblioteca PDF
https://www.ancfarglpresidenzanazionale.org/wpfargl/biblioteca-ancfargl/




