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    Home Roma. Dal 25 luglio 1943 al 4 giugno 1944

    Roma, 10 settembre 1943: il sangue della Montagnola e la memoria della Resistenza

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    Foto GIANOPHAPS
    a cura redazione BLOG GIANO PH
    La storiografia e la public history riconoscono nell’8-10 settembre 1943 la prima vera tappa della Resistenza italiana. A Roma, l’incertezza dei comandi e la fuga delle istituzioni verso Brindisi si scontrarono con la tenacia di reparti militari e cittadini comuni, decisi a non cedere la città alle truppe tedesche. La battaglia del Forte Ostiense e della Montagnola rappresenta uno dei capitoli più drammatici ed emblematici di quelle ore.

    La finta tregua e l’attacco al Forte Ostiense

    Nelle prime ore del 10 settembre 1943, le forze italiane attestate tra la Magliana e via Laurentina cercavano di riorganizzare una linea difensiva. Nonostante l’annuncio delle ore 05:30 relativo a un armistizio locale (previsto dalle 07:00 alle 10:00), i paracadutisti tedeschi della 3. Fallschirmjäger-Division avviarono una serie di azioni di sorpresa.
    • Attacco ai capisaldi: Alle 06:45 i soldati tedeschi, supportati da cannoni semoventi, travolsero i capisaldi n. 8 e n. 9 tra la via Ardeatina e la via Appia.
    Caposaldi 8 e 9. Fonte: E.Cataldi, R.Di Nardo, La Difesa di Roma e i GRanatieri di Sardegna nel Settembre 1943
    • Il blitz alla Montagnola: Contemporaneamente, il comando del 1° Reggimento Granatieri, insediato presso l’ex casa del Fascio in via Trisulti, fu sorpreso sul rovescio. Nel tentativo di rompere l’assedio, due autoblindo AB41 del Reggimento “Lanceri di Montebello” tentarono un contrattacco, venendo distrutte dal tiro controcarro nemico.

    “I tedeschi erano ormai insediati e armatissimi nel Palazzo della Civiltà Fascista all’EUR, nel Palazzo degli Uffici e sui ripiani della Chiesa dei SS. Pietro e Paolo.”
    Don Pietro Occelli, parroco della Montagnola e testimone oculare.

    Presso il Forte Ostiense e l’Istituzione Gaetano Giardino — che ospitava circa 400 orfani e 35 suore francescane Alcantarine — circa 800 granatieri rimasero privi di ordini chiari da parte dei comandi superiori. Nonostante la disparità di fuoco e l’uso di lanciafiamme e mortai da parte dei paracadutisti tedeschi, la truppa tentò la difesa. Don Pietro Occelli intervenne personalmente esibendo una bandiera bianca per negoziare la resa dell’istituto e salvare la vita ai civili e ai bambini ricoverati.

    Popolo e soldati: l’alleanza informale della Montagnola

    La battaglia non si concluse con la caduta del Forte. Nei pressi della “casa rossa” e del forno di quartiere, granatieri, lanceri, paracadutisti italiani e residenti affrontarono le forze tedesche casa per casa.
    Elemento chiave Dettagli storici
    Istituzioni e Civili Il fornaio Quirino Roscioni, già invalido della Grande Guerra, trasformò casa e laboratorio in caposaldo difensivo.
    Eroi e Caduti Il S.Ten. Luigi Perna cadde in combattimento (insignito di Medaglia d’Oro al Valor Militare).
    Il ripiegamento Alle 08:00, accertata l’impossibilità di ricevere rinforzi, fu ordinato il ripiegamento verso il settore S. Paolo-Garbatella-Testaccio.
    Esaurite le munizioni, Quirino Roscioni distribuì abiti civili ai militari rimasti per aiutarli a sfuggire alla cattura. Fu ucciso da una raffica di mitra insieme alla cognata Pasqua D’Angelo e ad altri sette parrocchiani a pochi passi dall’ingresso della chiesa. Il bilancio finale dello scontro alla Montagnola fu di 53 morti tra militari e civili.

    Militari caduti:

    Bonifazio Giuseppe, geniere aggregato ai granatieri
    Bufano Aldo, carrista, nato il 18/07/1919 a Napoli
    Calicchio Edoardo, granatiere, nato il 3 febbraio 1912 a San Nicola Manfredi (BN)
    Camillo Silvio, nato il 13/02/1921 a Caorle (VE), carrista
    Camisani Giacomo, carrista, nato il 16 aprile 1922 a San Gervasio Bresciano (BS)
    Chieccher Pio, carrista, nato a Levico (TN), decorato con medaglia d’argento al V.M. alla memoria
    Ciccone Mario, carabiniere
    Cogliati Rodolfo, nato il 24 agosto 1916 a Cividate al Piano (BG), carrista
    Crocco Giuseppe, carabiniere, nato a Cusano Mutri (BN) il 24 luglio 1912, decorato con medaglia d’argento al V.M. alla memoria
    Fiori Giovanni, granatiere
    Franchini Francesco, carrista, sepolto sacrario militare Verano Roma
    Incannamorte Nunzio, capitano d’artiglieria, nato il 23 dicembre 1913 a Gravina di Puglia (BA), decorato con medaglia d’oro al V.M. alla memoria
    Lazzarin Guido, granatiere
    Locci Ignazio Michele, granatiere, nato a Cagliari
    Manetto Giulio, granatiere, nato il 18 maggio 1913 a Vicenza, decorato con medaglia di bronzo al V.M. alla memoria
    Meran Imolo, milite della P.A.I.
    Mentasti Ivo, guastatore
    Mercanti Domenico, tenente di arma non precisata
    Perna Luigi, sottotenente dei granatieri, nato il 12 ottobre 1921 ad Avellino, decorato con medaglia d’oro al V.M. alla memoria
    Rovedi Giovanni, bersagliere
    Scali Agostino, nato il 22 marzo 1912 a Sinalunga (SI), decorato con medaglia di bronzo al V.M. alla memoria
    Solla Alfredo, nato il 2 ottobre 1922 a Benevento, sergente, capocarro del 6º squadrone semoventi da 47/32, carrista dei Lancieri di Montebello, medaglia d’argento al V.M. alla memoria
    Tincani Vittorio, nato il 29/07/1921 a Albinea, carrista
    Valli Andrea, militare di arma non precisata
    Ventura Luigi, granatiere, nato il 6 ottobre 1922 a San Vincenzo La Costa (CS)
    Zamboni Edgardo, nato il 30/04/1922 nato a Canaro Rovigo, lanciere, 3º squadrone motociclisti dei Lancieri di Montebello
    Zanoletti Serafino, granatiere, nato il 10 aprile 1913 ad Ardesio (BG), medaglia d’argento al V.M. alla memoria

    n. 8 carristi ignoti, irriconoscibili perché carbonizzati
    n. 3 carristi ignoti, caduti di fronte al n. 54 di Via Laurentina
    n. 7 granatieri ignoti, caduti in località Campo San Giorgio

    Civili caduti:

    Barile Maria, domestica, nata a Sepino (CB)
    Caratelli Angelo
    Carnevali Francesco
    Cecchinelli Domenica, madre di cinque figli, nata a San Vincenzo Valle Roveto (AQ)
    D’Angelo suor Cesarina, nata il 26 maggio 1914 ad Amatrice (RI), deceduta l’8 maggio 1944 per le violenze subite
    Dieli Carmine, marito di Barile Maria
    Ercolani Pasqua, nata il 15 aprile 1900 a Contigliano (RI)
    Fini Giacomo, contadino, padre di otto figli, nato nel 1870 a Fara Sabina (RI)
    Giammarini Loreto, manovale, nato il 17 febbraio 1887 a Montereale (AQ)
    Roscioni Quirino, fornaio, nato il 2 dicembre 1894 a Fiastra (MC)
    ignota popolana, circa settantenne

    Significato storico e Public History

    La difesa della Montagnola dimostra come il 10 settembre 1943 non fu solo un collasso militare, ma il momento in cui la popolazione civile scelse spontaneamente di schierarsi al fianco dei soldati. Questo “patto segreto” tra quartiere e militari rappresenta il primo nucleo di quell’antifascismo popolare che avrebbe caratterizzato i nove mesi di occupazione nazista della capitale.

    Bibliografia e Fonti Storiche

    Ascoli, Massimo. La difesa di Roma. 8-10 settembre 1943. Edizioni Rivista Militare, Roma, 2003.
    Avagliano, Mario. Roma underground. Storie della Resistenza nella capitale. Newton Compton Editori, Roma, 2013.
    E.Cataldi, R.Di Nardo, La Difesa di Roma e i Granatieri di Sardegna nel Settembre 1943. SME, 1993
    Candeloro, Giorgio. Storia dell’Italia moderna. Vol. 10: La seconda guerra mondiale, il crollo del fascismo, la Resistenza. Feltrinelli, Milano, 2002.
    Occelli, Don Pietro. Memorie sui fatti del settembre 1943 alla Montagnola. Archivio Parrocchiale Gesù Buon Pastore, Roma.

    Patriarca, Gianluca. La battaglia della Montagnola: 10 settembre 1943. In Militaria e Storia, Vol. 12, 2018.


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