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    Home Seconda Guerra mondiale (1939-1945)

    Mafalda di Savoia: una principessa italiana vittima del nazismo

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    a cura redazione BLOG Giano PH

    Introduzione

    La storia di Mafalda di Savoia è una delle più tragiche e meno conosciute della monarchia italiana. Figlia di un re, principessa per nascita e per matrimonio, visse una vita segnata dal dovere, dalla fede e infine da una morte crudele, lontana da ogni privilegio regale. Mafalda di Savoia rappresenta una figura emblematica del crollo delle monarchie europee e delle atrocità del Novecento: una donna che pagò con la vita le scelte politiche della sua famiglia e la ferocia del regime nazista.

    Le origini: una principessa di casa Savoia

    Mafalda Maria Elisabetta Anna Romana di Savoia nacque a Roma il 19 novembre 1902, seconda figlia del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena del Montenegro. Crebbe in un ambiente austero, lontano dagli sfarzi tipici delle corti europee, secondo lo stile sobrio voluto dal padre.

    Fu educata con grande attenzione alla musica, alle lingue e alla religione. Di carattere sensibile, colto e gentile, Mafalda si distingueva per una forte spiritualità e per un sincero interesse verso gli altri, qualità che la resero molto amata da chi la conobbe.

    Il matrimonio e la vita in Germania

    Nel 1925 Mafalda sposò Filippo d’Assia-Kassel, principe tedesco appartenente a una delle più antiche famiglie nobili della Germania. Il matrimonio, inizialmente felice, la portò a vivere tra Italia e Germania, avvicinandola – suo malgrado – agli ambienti dell’alta aristocrazia tedesca e, successivamente, al regime nazista.

    Filippo d’Assia aderì al Partito Nazionalsocialista e intrattenne rapporti diretti con Adolf Hitler. Mafalda, invece, non condivise mai l’ideologia nazista e rimase profondamente legata alla sua identità italiana e cattolica.

    La coppia ebbe quattro figli, ma il rapporto con il marito si deteriorò progressivamente, soprattutto a causa delle sue scelte politiche e della crescente brutalità del regime.

    L’8 settembre 1943 e l’inganno nazista

    Dopo la caduta di Mussolini e l’armistizio dell’8 settembre 1943, la famiglia reale italiana divenne un bersaglio per la Germania nazista, che si sentì tradita dall’Italia.

    Mafalda si trovava a Roma quando i tedeschi, con un inganno, la convinsero a recarsi all’ambasciata tedesca con il pretesto di una comunicazione urgente riguardante il marito. In realtà, fu arrestata dalla Gestapo e deportata in Germania come ostaggio di alto valore politico.

    Venne inizialmente imprigionata a Monaco e successivamente trasferita nel campo di concentramento di Buchenwald, uno dei più duri del sistema concentrazionario nazista.

    La prigionia a Buchenwald

    A Buchenwald Mafalda fu registrata sotto falso nome, per nascondere la sua identità reale. Fu rinchiusa in una baracca destinata ai prigionieri “speciali”, ma le condizioni restavano estremamente dure: fame, freddo, isolamento e cure mediche inesistenti.

    Il 24 agosto 1944, durante un bombardamento alleato sulla zona del campo, Mafalda rimase gravemente ferita. Subì l’amputazione di un braccio, effettuata in condizioni primitive e senza adeguata assistenza sanitaria. Morì pochi giorni dopo, il 28 agosto 1944, per infezione e shock.

    Aveva solo 41 anni.

    Una morte simbolo della tragedia europea

    La morte di Mafalda di Savoia rappresenta un caso quasi unico: una principessa reale morta in un campo di concentramento nazista. La sua vicenda dimostra come il Terzo Reich non esitasse a colpire nemmeno le famiglie regnanti quando queste non servivano più ai suoi interessi.

    Per anni la sua storia rimase in parte oscurata, sia per il crollo della monarchia italiana nel 1946, sia per l’imbarazzo politico legato al ruolo della famiglia Savoia durante il fascismo.

    Oggi Mafalda è ricordata come una vittima innocente del nazismo, simbolo della brutalità della guerra e della fine di un’epoca.

    Memoria e riconoscimento

    Nel dopoguerra, Mafalda di Savoia è stata progressivamente rivalutata dalla storiografia. In Germania e in Italia le sono stati dedicati monumenti, targhe commemorative e studi storici.

    Il suo nome compare anche nel Memoriale di Buchenwald, come monito universale contro la disumanizzazione e la violenza ideologica.

    Conclusione

    La vita di Mafalda di Savoia racconta una storia di nobiltà non solo di sangue, ma di spirito. Principessa senza potere, donna senza colpa, vittima di una macchina di morte che non fece distinzione tra re e sudditi. Ricordarla significa preservare la memoria delle vittime del nazismo e riflettere sul prezzo umano delle scelte politiche e delle ideologie totalitarie.

    Bibliografia essenziale

    • Gigi Di Fiore, Le prigioniere dei Savoia, Mondadori
    • Arrigo Petacco, La tragedia della principessa Mafalda, Mondadori
    • Indro Montanelli, L’Italia del Novecento, Rizzoli
    • Denis Mack Smith, I Savoia, Rizzoli
    • Anna Maria Mori, Le vittime reali del nazismo, Il Mulino
    • Museo Memoriale di Buchenwald, documentazione storica
    • Archivio Storico della Casa Reale di Savoia

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