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    Home Seconda Guerra mondiale (1939-1945)

    Forte Bravetta e il Parco dei Martiri: dagli eccidi al futuro

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    Roma Forte Bravetta (Foto Caterina Petrini 2026)

    a cura di Caterina Petrini

    Immaginate di passeggiare in un parco urbano, tra il profumo delle mimose, l’ombra delle roverelle e il vociare di chi fa jogging o va in bicicletta. È la normalità di una giornata qualunque nella Riserva Naturale della Valle dei Casali, a Roma. Eppure, tra quelle stesse fronde, meno di un secolo fa il suono che dominava l’aria era quello sinistro dei plotoni d’esecuzione.

    Quel luogo è Forte Bravetta, oggi Parco dei Martiri. Un sito dove la grande storia d’Italia ha lasciato ferite profonde e dove oggi, attraverso la memoria e la riappropriazione degli spazi pubblici, si costruisce il futuro della comunità.

    Dalla difesa dei Savoia al terrore fascista

    Costruito tra il 1877 e il 1883 all’interno del campo trincerato voluto dai Savoia per difendere la nuova Capitale, Forte Bravetta nasce come struttura militare difensiva su un’area di 11 ettari tra la via Portuense e la via Aurelia. Ma la storia ha una tragica ironia: nato per proteggere la città dai nemici esterni, il Forte diventerà famoso per gli orrori consumati al suo interno contro i cittadini italiani.

    Durante il ventennio fascista e, in modo drammatico, nei nove mesi dell’occupazione nazista di Roma (10 settembre 1943 – 3 giugno 1944), il Forte si trasforma nel principale luogo delle fucilazioni della Capitale. Qui venivano eseguite le sentenze del Tribunale speciale per la difesa dello Stato e del Tribunale militare di guerra tedesco.

    Il muro del bastione ha visto cadere 77 patrioti, partigiani e dissidenti politici, ma anche persone condannate per reati comuni. Gli ultimi sei furono fucilati all’alba del 3 giugno 1944: poche ore dopo, gli Alleati entravano a Roma. Per quegli uomini, la libertà era questione di un giorno.

    La memoria collettiva: dal cinema alla realtà

    Il trauma di Forte Bravetta è entrato da subito nell’immaginario collettivo e nella cultura pop del dopoguerra. Il regista Roberto Rossellini, nel capolavoro del neorealismo Roma città aperta (1945), scelse di raccontare in forma romanzata la morte di Don Pietro (interpretato da Aldo Fabrizi), ispirandosi direttamente al sacrificio di Don Giuseppe Morosini, il sacerdote partigiano fucilato al Forte il 3 aprile 1944.

    “Dio, perdonali: non sanno quello che fanno” — Le ultime parole di Don Giuseppe Morosini davanti al plotone d’esecuzione, composto da militari della PAI (Polizia dell’Africa Italiana) che in gran parte spararono in aria per non ucciderlo, costringendo l’ufficiale a finirlo con un colpo alla nuca.

    Dopo la Liberazione, il Forte cambiò segno ma non funzione: divenne il luogo della giustizia (e della vendetta) dello Stato post-fascista. Qui vennero giustiziati i criminali di guerra e i collaborazionisti, come l’ex questore di Roma Pietro Caruso (complice del massacro delle Fosse Ardeatine) e Pietro Koch, il famigerato capo della “Banda Koch” che aveva torturato centinaia di antifascisti a Via Tasso.

    La rinascita: da fortezza chiusa a spazio di comunità

    Per decenni, nel dopoguerra, Forte Bravetta è rimasto un buco nero nella mappa di Roma: un deposito di munizioni blindato, sottratto agli occhi dei cittadini. Poi, il passaggio dal Demanio al Comune di Roma ha avviato una lenta ma radicale trasformazione.

    Nel 2011, il Forte ha riaperto le sue porte come Parco dei Martiri. Non più un luogo di morte, ma uno spazio di vita restituito alla biodiversità della Valle dei Casali, dove oggi crescono fichi e roverelle.

    La public history ci insegna che la memoria non deve essere solo un esercizio museale, ma una pratica quotidiana. La recente apertura del percorso ciclopedonale che collega Bravetta con il Casaletto va esattamente in questa direzione: un’infrastruttura verde che unisce i quartieri, permettendo ai cittadini di riappropriarsi fisicamente di uno spazio un tempo proibito. I 77 nomi sul monumento all’ingresso non sono più fantasmi del passato, ma i custodi di una libertà che oggi si esprime anche nella bellezza di una pedalata nel verde.


    Bibliografia e fonti per approfondire

    • Biografie della Resistenza e storie del Forte:

      • Greco, A. (2020). I martiri di Forte Bravetta. La Resistenza romana e i luoghi della memoria. Roma: Edizioni Anpi.

      • D’Aguano, F. (2004). Forte Bravetta: Storie di uomini e di fucilazioni. Roma: Mursia. (Un testo fondamentale che raccoglie i profili biografici dei fucilati).

      • Pompeo Augusto, Forte Bravetta 1932-1945: storie memorie territorio, Roma, [s.n.], 2006
      • Pompeo Augusto-Pezzica Lorenzo, I fucilati di Forte Bravetta, Roma, Edizioni ANFIM,  2023
    • Il contesto della Roma occupata:

      • Klinkhammer, L. (1993). Stragi naziste in Italia. La repressione tedesca e i militari italiani. Roma: Donzelli.

      • Portelli, A. (1999). L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria. Roma: Donzelli. (Essenziale per capire il rapporto tra memoria orale, territorio romano e traumi di guerra).

    • Storia urbanistica dei Forti di Roma:

      • Quintiliani, P. (2006). I Forti di Roma. Storia, architettura e uso del territorio del campo trincerato ottocentesco. Roma: Gangemi Editore.

    • Fonti digitali e Public History:

      • Mausoleo delle Fosse Ardeatine e luoghi della memoria – Sezione Archivio Storico del Comune di Roma.

      • Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani) – Voci relative a Don Giuseppe Morosini, Pietro Caruso e Pietro Koch per i dettagli biografici verificati.

    • Video


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