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    Borgata Gordiani: Un laboratorio urbano di marginalità e resistenza

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    Fonte: la rete

    a cura redazione BLOG Giano PH

    Introduzione

    La Borgata Gordiani rappresenta uno dei casi più emblematici del processo di urbanizzazione spontanea e marginalizzazione sociale nella Roma del Novecento. Situata tra via Prenestina e il quartiere Centocelle, Gordiani fu una delle cosiddette “borgate ufficiali” realizzate durante il regime fascista per allontanare gli abitanti sgomberati dal centro storico. Questo territorio, nato come periferia “di necessità”, ha vissuto profonde trasformazioni sociali, urbanistiche e politiche, divenendo uno spazio simbolico di lotta, resistenza e autorganizzazione popolare.

    Origini e sviluppo della borgata

    La borgata nasce tra il 1933 e il 1936 per iniziativa dell’Istituto Fascista Case Popolari (IFCP), come soluzione abitativa per le famiglie sfrattate dai rioni demoliti del centro. I primi alloggi erano baracche o moduli prefabbricati, privi di servizi essenziali. Il quartiere si sviluppò rapidamente in condizioni di estremo disagio: assenza di fognature, strade non asfaltate, mancanza di scuole e strutture sanitarie.

    Gordiani è stata, come altre borgate, una conseguenza diretta della politica di “sventramenti” fascisti, in nome della monumentalizzazione del centro storico. Tuttavia, l’esilio nella periferia ha generato una forte identità collettiva, che ha saputo organizzarsi per rivendicare i propri diritti.

    Il dopoguerra: marginalità e resistenza

    Dopo la caduta del fascismo, Borgata Gordiani divenne un territorio simbolico della lotta sociale. Negli anni Cinquanta e Sessanta, il quartiere vide un’intensa attività politica e sindacale, con l’organizzazione di picchetti, scioperi, e proteste per ottenere case dignitose, servizi pubblici e trasporti. Le condizioni di vita, seppur migliorate con l’intervento dello IACP, rimasero precarie per lungo tempo.

    Una figura centrale nella memoria del quartiere è quella dei “comitati di borgata”, esperienze autorganizzate di cittadini che svolgevano funzioni di mediazione con le istituzioni. Gordiani fu anche terreno fertile per i movimenti della sinistra extraparlamentare degli anni Settanta.

    Trasformazioni recenti e memoria urbana

    Con l’avanzare degli anni, parte delle baracche furono abbattute e sostituite da case popolari in muratura. Tuttavia, la zona ha continuato a essere marginalizzata rispetto al centro della città, risentendo delle politiche urbanistiche che hanno privilegiato la speculazione edilizia.

    Oggi, Gordiani è un quartiere ibrido: convive tra memorie di lotta, precarietà socioeconomica, e nuove presenze migranti. Le narrazioni ufficiali raramente includono la storia della borgata, ma essa vive ancora nei racconti degli abitanti e nelle tracce materiali lasciate nel territorio.

    Conclusioni

    Borgata Gordiani è un esempio paradigmatico di come la marginalità urbana non sia solo una condizione socioeconomica, ma anche una costruzione politica e simbolica. La sua storia rivela l’ambivalenza tra esclusione e resistenza, tra abbandono istituzionale e autorganizzazione. Studiare e ricordare la storia di quartieri come Gordiani significa anche interrogarsi su che tipo di città vogliamo costruire.


    Bibliografia

    Fonti primarie:

    • Archivio Storico Capitolino, Fondo IFCP (Istituto Fascista Case Popolari)
    • Testimonianze orali raccolte nei progetti di storia locale di Roma Memoria

    Fonti secondarie:

    • Insolera, I. (2011). Roma moderna. Un secolo di storia urbanistica. Einaudi.
    • Clementi, A., Perego, F. (1993). Le periferie: territorio dell’abitare. Laterza.
    • Paba, G. (2003). Spazi pubblici e città. FrancoAngeli.
    • Vitti, M. (2019). Borgate romane. Storia, urbanistica, società. Donzelli.
    • AA.VV. (2005). Roma. Le borgate e la città pubblica. Edizioni Quodlibet.
    • Mudu, P. (2006). Patterns of segregation in contemporary Rome. Urban Geography, 27(5), 442–458.