sabato 19 Settembre 2026 - 23:28
More
    Home Archeologia militare

    Il cagnolino di Diapori: una testimonianza d’arte e di guerra sfregiata dal vandalismo

    58
    La caserma di Diapori, nel settore sud-orientale di Leros. Foto: Andrea Calandrelli, 2026

    di Andrea Calandrelli

    La salita verso Diapori

    Per arrivare a Diapori bisogna salire. È una salita fatta di sole e di profumo di macchia selvatica. Man mano che si sale, l’Egeo si apre sempre più sotto lo sguardo, fino quasi ad abbracciare l’intero orizzonte. Il silenzio è scandito, qua e là, dall’ipnotico scampanellio delle capre, quasi sorprese dalla mia presenza. È una fatica che fa pensare. Quelle stesse pendenze, durante la guerra, erano percorse dagli uomini che raggiungevano batterie, alloggi e posti di servizio nel settore meridionale di Leros. Oggi, sopra Xerokampos, la caserma di Diapori appare quasi sospesa nel paesaggio, affacciata sul mare e insieme segnata da un lungo abbandono.

    Da presidio italiano a base tedesca: la continuità storica di Diapori

    Prima della battaglia di Leros il settore di Punta Diapori faceva parte del sistema difensivo italiano del Gruppo Navale Sud, con le postazioni PL 388 e PL 281. Dopo la conquista tedesca dell’isola, nel novembre 1943, le installazioni vennero riutilizzate. La PL 281 fu successivamente inserita nella 6./Marine-Artillerie-Abteilung 624. Bastano questi pochi dati per restituire al luogo la sua continuità storica: una struttura italiana passata durante la guerra nelle mani dell’occupante tedesco.

    Una comic strip sulle pareti: il cagnolino simile a Milù

    Lungo uno dei corridoi interni della caserma, una serie di dipinti murali dà vita ad una sequenza pittorica: cinque immagini consecutive, costruite quasi come una piccola comic strip. Nella prima scena compare soltanto un piccolo cane, seduto. Nella seconda entra in scena una donna elegantemente vestita, con scarpe col tacco e una pelliccia di volpe sulle spalle; il cane sembra notarla e le corre incontro. Nella terza immagine si avvicina ancora, attratto dalla pelliccia. Nella quarta riesce ad afferrarla; nell’ultima fugge con la volpe in bocca. Il cane, per aspetto e vivacità, ricorda Milù, il celebre compagno di Tintin creato da Hergé, anche se non esistono elementi per parlare di una derivazione diretta. Non credo serva cercare significati nascosti. Colpisce soprattutto la leggerezza del racconto: una scena ironica, quasi quotidiana, dipinta in un luogo militare mentre intorno c’era la guerra.

    Il valore della Public History: leggere l’umanità tra le rovine

    La Public History ci insegna che la storia non è fatta solo dai grandi eventi, dai bollettini di guerra o dai nomi dei comandanti. Se i documenti d’archivio ci parlano di batterie, bombardamenti e strategie, le pareti di una caserma ci raccontano un’altra dimensione: l’umanità dei soldati. In un luogo destinato al conflitto, qualcuno ha sentito il bisogno di colore, umorismo e normalità. Quel piccolo fumetto su intonaco è rimasto lì per oltre ottant’anni, trasformandosi da semplice decorazione a bene culturale immateriale e testimonianza di vita vissuta.
    È forse proprio qui che queste pitture acquistano il loro significato più profondo. I documenti militari raccontano reparti, batterie, ordini, bombardamenti e combattimenti. Le pareti di una caserma possono raccontare anche altro: il bisogno di colore, di umorismo, di immaginazione, forse semplicemente di normalità. Qualcuno, in un luogo destinato alla guerra, scelse di lasciare una storia leggera. Non sappiamo quale pensiero accompagnasse quel gesto; sappiamo però che quella piccola narrazione è rimasta sulla parete per più di ottant’anni, trasformandosi da decorazione di caserma in testimonianza della vita degli uomini che vi passarono. Nella letteratura dedicata a Leros la sequenza è stata attribuita, in via ipotetica, al pittore tedesco Otto Meister, appartenente alla Propagandakompanie X. L’attribuzione non è però confermata da documentazione diretta e resta sullo sfondo rispetto al valore dell’opera stessa.

    Agosto 2026: l’atto vandalico e la fragilità della memoria

    Nell’agosto 2026 la seconda scena della sequenza pittorica è stata gravemente colpita da un atto vandalico. Una vasta porzione della superficie pittorica è stata asportata, mutilando la figura del cagnolino e interrompendo materialmente il racconto. Il confronto con le fotografie realizzate nel 2023 rende evidente la gravità del danno.

    Perché salvare i luoghi della memoria?

    Il vandalismo richiama anche un problema più ampio. Numerose strutture storico-militari di Leros sono oggi esposte all’abbandono, all’usura e al progressivo deterioramento. Nel corridoio di Diapori gli intonaci caduti, le murature lesionate e le superfici consunte mostrano quanto il rischio di perdita non dipenda soltanto da nuovi gesti vandalici, ma anche da una lenta erosione del tempo.
    Conoscere ciò che è accaduto, proteggere le tracce lasciate dagli uomini e riconoscere il valore di questi spazi aiuta a comprendere meglio il presente e a rafforzare la consapevolezza di quanto fragile sia la pace.
    La discesa da Diapori, dopo aver visto ciò che era accaduto al cagnolino, è stata diversa dalla salita. Il mare era lo stesso, il sole era lo stesso, ma lo sguardo no. Restava la sensazione che qualcosa sopravvissuto alla guerra, all’abbandono e a più di ottant’anni di tempo potesse ancora scomparire. Salvare questi luoghi non significa celebrare la guerra, ma conservarne la memoria affinché la guerra non ritorni. L’arte racconta e ci racconta, a volte ci cura.


    Bibliografia

    • Luciano Alberghini Maltoni, “La battaglia di Lero”, Storia Militare, 121–122, 2003.
    • Peter Schenk, “The Battle for Leros”, After the Battle, 90, pp. 6–39.
    • Germanisches Nationalmuseum – Deutsches Kunstarchiv, “Meister, Otto”, scheda biografica
    • Leros Military History, “Batteria PL 388 – PL 281”, scheda

    Dona il tuo 5×1000 all’Associazione di Promozione Sociale Giano Public History indicando il codice fiscale 97901110581 nella tua dichiarazione dei redditi. È un gesto semplice che non ti costa nulla, ma che per noi fa la differenza. In alternativa, puoi scoprire gli altri modi per sostenerci (anche con erogazioni liberali)  collegandoti a questa pagina.