
a cura BLOG Giano PH
L’8 settembre 1943 è una data scolpita nella storia italiana, sinonimo di annuncio dell’armistizio, confusione, sbandamento e, per molti, tradimento. Mentre l’esercito e la nazione si trovavano in un vuoto di comando tra l’ex alleato tedesco ora nemico e gli Alleati in arrivo, in quel caos emersero anche figure di straordinario coraggio e lucidità. Tra queste, spicca il nome del Generale Ferrante Vincenzo Gonzaga, la cui morte simboleggia l’inizio della Resistenza e la lealtà al dovere.
L’Armistizio e la Crisi del Comando
Alle 19:42 dell’8 settembre, la voce del Maresciallo Pietro Badoglio, che annunciava alla radio la cessazione delle ostilità con gli Alleati, gettò l’Italia nel caos. Le truppe tedesche, che da mesi si preparavano a questa eventualità (Piano Achse), reagirono immediatamente, attuando l’occupazione e il disarmo forzato dell’esercito italiano.
In quel drammatico vuoto di ordini chiari, la maggior parte dei soldati italiani fu lasciata a sé stessa, costretta a scegliere tra la resa, la cattura (che portò alla deportazione di migliaia di IMI – Internati Militari Italiani) leggi nostro articolo, o la resistenza armata contro le ex-alleato.
Il Generale Gonzaga e la Difesa di Salerno
Il Generale di Brigata Ferrante Vincenzo Gonzaga (Torino, 1889), Marchese del Vodice, era il comandante della 222ª Divisione Costiera, dislocata per la difesa del litorale di Salerno. Quest’area era di vitale importanza, poiché di lì a poche ore gli Alleati avrebbero sferrato l’Operazione Avalanche, lo sbarco che apriva la strada verso Napoli.
Gonzaga era pienamente consapevole del pericolo rappresentato dai tedeschi. In una lettera pochi giorni prima aveva espresso il timore di un attacco alle spalle da parte dei tedeschi, rivelando la sua intenzione di predisporre l’artiglieria per sparare contro di loro in caso di movimento ostile.
“Un Gonzaga non si arrende!”
La sera dell’8 settembre, subito dopo l’annuncio dell’armistizio, Gonzaga impartì ordini chiari e inequivocabili alla sua divisione: resistere a ogni costo ad atti ostili da parte delle truppe germaniche.
A notte fonda, presso il comando divisionale a Buccoli di Conforti, vicino Eboli, il Generale fu raggiunto dal maggiore tedesco von Alvensleben, comandante di un battaglione della 16. Panzer-Division, scortato da soldati armati.
L’ufficiale tedesco intimò la resa e la consegna delle armi. Il nobile comandante oppose un rifiuto netto e sdegnato, ribadendo la sua fedeltà al Re e all’Italia. Portando la mano alla pistola, gridò la sua intenzione di combattere.
In risposta al suo gesto di sfida, il Generale Gonzaga fu fulminato da una raffica di moschetto automatico tedesco. La tradizione tramanda le sue ultime parole, simbolo di un onore secolare: “Un Gonzaga non si arrende! Viva l’Italia!”
L’Eroe Sconosciuto
Il Generale Ferrante Vincenzo Gonzaga è considerato da molti storici il primo ufficiale italiano caduto in combattimento contro i tedeschi dopo l’annuncio dell’armistizio, un martire del dovere e della lealtà.
Il suo sacrificio, avvenuto alla vigilia dello sbarco alleato a Salerno, fu un chiaro segnale che una parte dell’esercito non si sarebbe sottomessa. Per questo suo gesto di supremo coraggio e senso del dovere, fu insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.
Ferrante Vincenzo Gonzaga (1889-1943):
Il Generale che Non si Arrese
Ferrante Vincenzo Gonzaga fu un ufficiale di carriera dell’Esercito Italiano, discendente del ramo di Vescovato della storica casata dei Gonzaga. La sua figura è ricordata come uno dei primi eroi dell’Italia post-armistiziale, simbolo della lealtà e del rifiuto di cedere all’ex alleato tedesco.
| Dettaglio | Informazione |
| Nome Completo | Ferrante Vincenzo Gonzaga (detto anche Ferrante Gonzaga del Vodice) |
| Nascita | Torino, 6 marzo 1889 |
| Morte | Buccoli di Conforti, Eboli (Salerno), 8 settembre 1943 |
| Titoli Nobiliari | Marchese di Vescovato, Marchese del Vodice (ereditato dal padre) |
| Carriera | Ufficiale di artiglieria, Genere di Brigata |
| Formazione | Laureato in Ingegneria all’Università di Torino. |
Carriera Militare e Onorificenze
La carriera militare di Ferrante Vincenzo Gonzaga coprì tre conflitti:
- Guerra Italo-Turca (1911-1912).
- Prima Guerra Mondiale (1915-1918): Si distinse come ufficiale di artiglieria, guadagnandosi la Medaglia d’Argento al Valor Militare (per i fatti di Carpeneto e Pozzuolo, 1917) e due Medaglie di Bronzo al Valor Militare.
- Periodo tra le guerre: Fu protagonista anche di un salvataggio in mare che gli valse una Medaglia d’Argento al Valor di Marina (2 agosto 1926) a seguito di un’avaria del dirigibile N2 su cui era a bordo.
- Seconda Guerra Mondiale: Promosso Generale di Brigata nel 1940. L’ultima fase della sua carriera lo vide al comando della 222ª Divisione Costiera, schierata in Campania, nell’area di Salerno.
La Morte e la Medaglia d’Oro
L’episodio che definisce la sua figura avvenne l’8 settembre 1943, giorno in cui fu annunciato l’armistizio con gli Alleati.
- Il Contesto: Il Generale Gonzaga si trovava al comando della 222ª Divisione Costiera, un’unità con scarso equipaggiamento e personale, responsabile della difesa della costa salernitana, proprio dove gli Alleati si preparavano ad effettuare lo sbarco.
- Il Rifiuto: Appresa la notizia dell’armistizio, il Generale impartì immediatamente ordini per contrastare qualsiasi atto ostile da parte delle truppe tedesche, in linea con le disposizioni del Governo. Quello stesso giorno, nei pressi di Eboli, fu raggiunto da un ufficiale superiore germanico scortato da truppa armata, che gli intimò di consegnare le armi della sua divisione.
- L’Eroismo: Gonzaga rifiutò recisamente la richiesta. Minacciato a mano armata, mantenne il suo fermo atteggiamento, impugnò la pistola e ordinò ai suoi uomini di resistere. Fu in quel momento che venne ucciso all’istante da una scarica di moschetto automatico nemico.
Motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare (alla memoria):
Generale comandante di una divisione costiera, avuta notizia della firma dell’armistizio tra l’Italia e le Nazioni Unite, impartiva immediatamente gli ordini del caso per opporsi ad atti ostili da parte delle truppe germaniche, pronto a tutto osare per mantenere fede alla consegna ricevuta dal Governo di S.M. il Re. Mentre si trovava con pochi militari ad un osservatorio, invitato da un ufficiale superiore germanico — scortato da truppa armata — ad ordinare la consegna delle armi dei reparti della Divisione, opponeva un reciso rifiuto. Minacciato a mano armata dall’ufficiale germanico, insisteva nel suo fermo atteggiamento e portando a sua volta la mano alla pistola, ordinava ai propri dipendenti di resistere con le armi alle intimazioni ricevute, quando una scarica di moschetto automatico nemico l’uccideva all’istante. Chiudeva così la sua bella esistenza di soldato, dando mirabile esempio di elevate virtù militari, cosciente sprezzo del pericolo, altissimo senso del dovere. — Buccoli di Conforti (Salerno), 8 settembre 1943.
Il suo atto è spesso riassunto nella frase, divenuta un simbolo: “Un Gonzaga non si arrende mai!”
Conclusioni
La storia di Ferrante Vincenzo Gonzaga ci ricorda che l’8 settembre non fu solo una giornata di disfacimento, ma anche l’atto di nascita di una nuova onorevole resistenza, pagata con il sangue da uomini che scelsero l’onore militare e la libertà della Patria sopra ogni cosa.
Bibliografia
Giancarlo Malacarne, Gonzaga, Genealogie di una dinastia, Modena, Il Mulino, 2010
GIANO Public History APS è afferente al CISPH. Centro Interuniversitario per la Ricerca e lo Sviluppo sulla Public History, all’Albo della Cittadinanza Attiva e delle Reti Civiche del Comune di Roma e all’Albo delle Associazioni Culturali del Municipio Roma V.
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