a cura redazione BLOG Giano PH
Il 25 luglio 1943 è una data che segna una svolta decisiva nella storia d’Italia. In quella notte d’estate, Benito Mussolini fu destituito dal re Vittorio Emanuele III e arrestato, ponendo fine a ventuno anni di regime fascista. Un evento che avrebbe avuto ripercussioni profonde non solo in Italia, ma in tutta Europa. Ma come si arrivò a questo momento storico? E cosa significò davvero la caduta del fascismo?
Il contesto: un’Italia allo stremo
Nel luglio del 1943 l’Italia era un Paese stremato dalla guerra. Dopo l’entrata in guerra al fianco della Germania nazista nel 1940, l’Italia aveva subito una serie di sconfitte militari disastrose. Le truppe italiane erano state costrette a ritirarsi in Grecia, in Africa e sul fronte russo. Le città italiane erano sotto i bombardamenti anglo-americani, e la popolazione era sempre più provata dalla fame, dalle privazioni e dalla paura.
L’8 luglio 1943 gli Alleati avevano lanciato l’Operazione Husky, lo sbarco in Sicilia, conquistandola rapidamente. L’invasione del territorio italiano non era più una minaccia: era una realtà. L’opinione pubblica era ormai largamente contraria alla guerra, e con essa al regime che l’aveva voluta.
Il Gran Consiglio del Fascismo: la notte del tradimento
Il 24 luglio 1943 Mussolini convocò il Gran Consiglio del Fascismo, organo che non si riuniva da quasi cinque anni. Quella sera, Dino Grandi, una delle figure più influenti del regime, presentò un ordine del giorno che chiedeva la restituzione dei poteri militari al re. Una mossa apparentemente moderata, ma che in realtà toglieva a Mussolini il controllo assoluto delle forze armate.
Dopo una lunga e tesa discussione durata fino alle prime ore del 25 luglio, l’ordine del giorno Grandi fu approvato con 19 voti favorevoli, 8 contrari e 1 astenuto. Di fatto, il Gran Consiglio aveva sfiduciato Mussolini. Era il primo colpo, e il più simbolico, al cuore del regime.
L’arresto di Mussolini: la fine di un’era
Il giorno seguente, Mussolini si recò come di consueto da Vittorio Emanuele III per riferire sull’esito della riunione. Ma ad attenderlo non c’era il consueto sostegno. Il re, che aveva ormai deciso di rompere con il fascismo per salvare la monarchia e tentare una pace con gli Alleati, comunicò a Mussolini che era sollevato dall’incarico di capo del governo.
All’uscita del colloquio, Mussolini fu arrestato dai carabinieri e trasportato in segreto. La notizia dell’arresto fu diffusa alla radio quella sera stessa. Gli italiani, increduli, ascoltarono le parole del Maresciallo Pietro Badoglio: “La guerra continua. L’Italia tiene fede alla parola data.” Ma la frase più attesa era un’altra: “Il Duce è stato sollevato dal suo incarico.”
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Le reazioni del popolo: tra sollievo e incertezza
Nelle ore e nei giorni successivi, l’Italia esplose in manifestazioni di gioia. A Roma, a Milano, a Torino, la gente scese in strada, abbatté simboli fascisti, bruciò ritratti del Duce, cantò inni patriottici. Dopo vent’anni di regime, di censure, repressioni e propaganda, sembrava aprirsi una nuova era di libertà.
Ma l’euforia durò poco. Badoglio, nominato presidente del Consiglio, non annunciò né la fine della guerra né l’armistizio. Il fascismo sembrava crollato, ma lo Stato autoritario rimaneva, e con esso le incertezze. Nel frattempo, i tedeschi, alleati dell’Italia fino a quel momento, cominciarono a prepararsi a occupare la penisola.
Dopo il 25 luglio: verso il dramma dell’8 settembre
Il 25 luglio fu un momento di rottura, ma non segnò la fine immediata della guerra o del fascismo. Mussolini, liberato dai tedeschi il 12 settembre, avrebbe fondato la Repubblica Sociale Italiana a Salò. L’Italia, intanto, sarebbe sprofondata nella tragedia dell’8 settembre, con l’armistizio firmato di nascosto con gli Alleati, l’invasione tedesca e la guerra civile.
Il fascismo cadde ufficialmente il 25 luglio, ma il suo spettro avrebbe continuato ad aleggiare sull’Italia per altri due anni, e le sue conseguenze politiche, culturali e morali si sarebbero fatte sentire ben oltre il 1945.
Un momento fondativo della Repubblica
Oggi, a più di ottant’anni di distanza, il 25 luglio 1943 resta una data fondamentale nella coscienza collettiva italiana. È il giorno in cui si incrinò il mito dell’uomo forte, del capo indiscusso. È il momento in cui si aprì la strada – dolorosa e contraddittoria – verso la libertà, la democrazia, la Costituzione repubblicana.
Fu un giorno di liberazione, ma anche di confusione e ambiguità. Fu la fine di un regime, ma non ancora l’inizio di una nuova Italia. Per questo, ricordare il 25 luglio non è solo un esercizio di memoria storica, ma un invito a riflettere su cosa significa davvero cambiare, ricostruire, ripartire dopo una dittatura.
Gli “attori” del 25 luglio 1943
BENITO Amilcare Andrea MUSSOLINI (Dovia di Predappio, 29 luglio 1883 – Giulino di Mezzegra, 28 aprile 1945). Dopo il delitto Matteotti (giugno 1924) una serie di leggi gli conferì in pratica i pieni poteri, e si iniziò per l’Italia il periodo vero e proprio di sudditanza al regime fascista, Il 9 maggio 1936, dopo la conquista dell’Etiopia, Mussolini proclamò la fondazione dell’Impero. Intervenne poi nella guerra civile spagnola e iniziò una politica estera che doveva portare il paese ad una collaborazione sempre più stretta con la Germania hitleriana. Il 22 maggio 1939, infatti, fu firmato il Patto d’acciaio fra le due nazioni e il 10 giugno dell’anno successivo anche l’Italia veniva trascinata nella seconda guerra mondiale. Assunto il comando supremo delle forze armate, il duce governò più dittatorialmente senza neppure consultarsi col Gran Consiglio del fascismo, la cui ultima riunione risaliva al dicembre 1939. Il cattivo andamento delle operazioni belliche fece aumentare il malcontento popolare e la «fronda» nelle file delle massime gerarchie fasciste, che dopo lo sbarco in Sicilia delle truppe angloamericane insistettero per ottenere la convocazione del Gran Consiglio. Messo in minoranza nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943, Mussolini venne arrestato a Villa Savoia e deportato dapprima nell’isola di Ponza, poi alla Maddalena e infine sul Gran Sasso, da dove fu liberato il 12 settembre successivo con un audace colpo di mano compiuto da un commando di paracadutisti tedeschi. Cominciava così la tragica avventura della repubblica di Salò.
VITTORIO EMANUELE III (Vittorio Emanuele Ferdinando Maria Gennaro di Savoia; Napoli, 11 novembre 1869 – Alessandria d’Egitto, 28 dicembre 1947). Re d’Italia dal 1900 al 1946. In seguito alla marcia su Roma, conferì a Mussolini l’incarico di formare il governo, riconfermandogli il suo appoggio anche dopo il delitto Matteotti. Durante tutto il «ventennio» rimase in secondo piano, privo di effettivi poteri. Solo dopo il voto del Gran Consiglio si risolse a destituire Mussolini e a farlo arrestare, sostituendolo con Badoglio.
DINO GRANDI conte di Mordano (Mordano, 4 giugno 1895 – Bologna, 21 maggio 1988). Iniziò il suo impegno politico in movimenti di sinistra. Terminata la prima guerra mondiale, alla quale partecipò come capitano degli alpini, laureatosi in giurisprudenza, aderì al movimento fascista, organizzò lo squadrismo bolognese e fondò l’Assalto. Eletto deputato nel 1924, nello stesso anno fu sottosegretario agli Interni. Nominato sottosegretario, poi ministro agli Esteri dal ’29 al ’32, lasciò l’incarico per divenire ambasciatore a Londra. Mantenne questa carica fino al ’39, anno in cui rientrò in Ital ia per reggere il dicastero della Giustizia e per assumere l’incarico di presidente della Camera dei fasci e delle corporazioni. Nella notte fra il 24 e il 25 luglio del ’43 presentò alla seduta del Gran Consiglio del fascismo un ordine del giorno che ottenne la maggioranza e decretò la fine del duce e del regime.
GIAN GALEAZZO CIANO, detto Galeazzo, conte di Cortellazzo e Buccari (Livorno, 18 marzo 1903 – Verona, 11 gennaio 1944). Figlio di Costanzo, uno dei primi aderenti al fascismo, prese parte anch’egli alla marcia su Roma. Giornalista, enfant gaté della buona società romana, dopo aver conseguito la laurea in legge (1925) si dedicò alla carriera diplomatica. Esplicò la sua attività in Sudamerica e in Estremo Oriente prima di unirsi in matrimonio (1930) con Edda Mussolini, primogenita del dittatore. Venne quindi nominato ministro alla Stampa e Propaganda nel ’35 e due anni dopo ministro degli Esteri. All ‘inizio del ’43 assunse l’incarico di ambasciatore presso la Santa Sede, incarico che mantiene fino al 25 luglio 1943.
GIUSEPPE BOTTAI (Roma, 3 settembre 1895 – Roma, 9 gennaio 1959). Tra i fondatori del movimento fascista, entrò a Montecitorio nel 1924, segnalandosi all ‘interno del partito come il teorico della dottrina corporativista. Ministro delle Corporazioni (’29-’32), poi dell’Educazione (’36-’43), in quest’ultima veste emanò provvedimenti antisemiti escludendo gli ebrei dall’insegnamento. Fu il promotore di una riforma scolastica che, fra le altre cose, imponeva agli studenti di iscriversi alle organizzazioni giovanili fasciste. Dopo i primi rovesci militari, con Galeazzo Ciano e Dino Grandi manovrò per abbattere Mussolini e nella riunione del Gran Consiglio del 25 luglio ’43 votò l‘ordine del giorno Grandi.
ROBERTO FARINACCI (Isernia, 16 ottobre 1892 – Vimercate, 28 aprile 1945). Organizzatore dello squadrismo cremonese, eletto deputato nel 1921, fu segretario del partito dopo il delitto Matteotti fino al ‘26, segnalandosi per il suo acceso estremismo. Autore di articoli e di “libelli” violenti e polemici contro qualsiasi forma di opposizione al regime, nel ‘36 fu tra i fautori di un’iniziale campagna antisemita. Filonazista, sostenne la politica aggressiva di Hitler facendosene propagandista anche in Italia.
CARLO SCORZA (Paola, 15 giugno 1897 – Castagno d’Andrea di San Godenzo, 23 dicembre 1988). Partecipò alla marcia su Roma e nel 1924 fu eletto al Parlamento. Fece parte del direttorio del partito e fu in seguito consigliere nazionale. Durante la seconda guerra mondiale fu volontario in Africa e all’inizio del ’43 assunse la carica di segretario del partito nazionale fascista. Nella notte del 25 luglio presentò a nome del partito un ordine del giorno favorevole a Mussolini.
ETTORE MUTI nato Muty (Ravenna, 22 maggio 1902 – Fregene, 24 agosto 1943). Partecipò all‘impresa fiumana di d‘Annunzio e aderì quindi al fascismo divenendo un influente capo-squadrista. Volontario nelle guerre d’Etiopia e di Spagna, fu nominato console generale della milizia. Nel 1939 assunse la segreteria del partito in sostituzione di Achille Starace. Esonerato dall‘incarico nell’anno successivo partecipò alla seconda guerra mondiale divenendo un asso degli aerosiluranti. Nell’agosto del ’43 fu ucciso in circostanze misteriose mentre i carabiniericercano di arrestarlo.
PIETRO BADOGLIO (Grazzano Monferrato, 28 settembre 1871 – Grazzano Badoglio, 1º novembre 1956). Militare di carriera e uomo politico, partecipò alla prima guerra mondiale ottenendo il grado di generale di Corpo d’armata e fu quindi sottocapo di Stato Maggiore. Nel 1922 manifestò il suo parere contrario allo squadrismo fascista e l’anno successivo fu allontanato dall’Italia con l’incarico di ambasciatore in Brasile. In seguito cambiò parere nei confronti del regime e, tornato in patria, fu nominato nel ’26 Maresciallo d’Italia. Governatore della Tripolitania e della Cirenaica nel ’28, sostituì il generale De Bono nella conduzione della guerra d’Etiopia (’35-’36) giungendo a conquistare Addis Abeba. Nel ’37 fu nominato presidente del Consiglio nazionale per le ricerche. All’inizio del secondo conflitto mondiale i suoi rapporti col regime si guastarono. Contrario alla guerra, ne diresse le operazioni fino al dicembre del ’40 quando si dimise da Capo di Stato Maggiore. Il 25 luglio 1943 il re gli affidò di formare il nuovo governo.
PIETRO ACQUARONE (Genova, 9 aprile 1890 – Sanremo, 13 febbraio 1948). Di nobile famiglia genovese, dopo il delitto Matteotti aderì al fascismo. Senatore nel 1934, quattro anni dopo fu nominato ministro della Real Casa e nel ’43 per conto del sovrano, tenne i rapporti con Ciano, Grandi, Badoglio, e Ambrosio, in vista del colpo di Stato.
VITTORIO AMBROSIO (Torino, 28 luglio 1879 – Alassio, 19 novembre 1958). Generale d’Armata nella “grande guerra”, durante il secondo conflitto mondiale fu nominato capo di Stato Maggiore (1943) Legato agli ambienti della Casa Reale, contribuì anch’egli all'”allontanamento” di Mussolini.
UGO CAVALLERO (Casale Monferrato, 20 settembre 1880 – Frascati, 14 settembre 1943). Militare di carriera, nel 1925 divenne sottosegretario alla Guerra e l’anno successivo fu nominato senatore. Nel ’36-’37 comandò le Forze armate italiane in Africa orientale e nel ’40 fu promosso generale d’Armata. Partecipò alla campagna d’Albania e quindi sostituì Badoglio come capo di Stato Maggiore. Nel ’42 fu nominato Maresciallo d’Italia. Gli insuccessi della campagna d’Africa portarono al suo esautoramento. Dopo il 25 luglio fu arrestato da Badoglio. Liberato dai tedeschi dopo l’8 settembre, venne trovato morto la mattina del giorno 14 con un colpo di pistola alla tempia.
GlUSEPPE CASTELLANO (Prato, 12 settembre 1893 – Porretta Terme, 31 luglio 1977). Militare di carriera, collaboratore del generale Ambrosio, mantenne contatti con Dino Grandi nel periodo immediatamente precedente al 25 luglio. Dopo la caduta di Mussolini fu incaricato da Badoglio di recarsi a Lisbona per la prima trattativa d’armistizio con gli Alleati.
CARMINE SENISE (Napoli, 28 novembre 1883 – Roma, 24 gennaio 1958). Entrato ben presto nella burocrazia di Stato, fu nominato capo della polizia nel 1940, e destituito nell’aprile del ’43. Legato agli ambienti monarchici, fu tra gli ispiratori e gli organizzatori dell’arresto di Mussolini, pur non prendendovi parte personalmente.
Verbale della seduta del 24/25 luglio 1943
La caduta – Cronache della fine del fascismo, di Ezio Mauro
Bibliografia
Libri di riferimento
- Denis Mack Smith – Mussolini
– Una delle biografie più autorevoli del Duce. L’autore analizza con precisione il declino politico e personale di Mussolini fino alla caduta del regime. - Renzo De Felice – Mussolini l’alleato. La guerra civile (1943-1945)
– Volume monumentale e fondamentale per chi vuole approfondire il periodo tra il 25 luglio e il 1945, con un focus sulla Repubblica Sociale Italiana. - Emilio Gentile – La dittatura di Mussolini
– Analisi puntuale della struttura del regime fascista e dei meccanismi che portarono al suo collasso. - Paul Corner – L’Italia fascista. Politica e ideologia
– Uno studio più recente che aiuta a comprendere come l’ideologia fascista si radicò (e come collassò). - Filippo Focardi – Il cattivo tedesco e il bravo italiano
– Utile per capire come la narrazione del 25 luglio e dell’8 settembre fu strumentalizzata nel dopoguerra. - Gianni Oliva – 25 luglio 1943. Mussolini e la fine del fascismo
– Libro accessibile e ben documentato, perfetto per chi cerca un’analisi chiara degli eventi di quel giorno cruciale. - Indro Montanelli, Mario Cervi – L’Italia nella seconda guerra mondiale. 1940–1945
– Ricostruzione giornalistico-storica molto leggibile, anche se con qualche limite interpretativo oggi superato.
Fonti primarie e documenti
- Resoconto della seduta del Gran Consiglio del Fascismo (24–25 luglio 1943)
– Disponibile in archivi digitali o cartacei, è un documento chiave per comprendere le dinamiche della deposizione. - Comunicati ufficiali e discorsi di Pietro Badoglio (25 luglio e giorni successivi)
– Pubblicati nei giornali dell’epoca e conservati presso l’Archivio Centrale dello Stato.
Articoli e saggi (accessibili online o in riviste storiche)
- Galli della Loggia, Ernesto – Il 25 luglio e il fascismo come religione civile (saggi pubblicati su Corriere della Sera e Il Mulino)
- Nicola Tranfaglia – La crisi del fascismo e la caduta del regime – in “Storia d’Italia” (Laterza)
- Studi pubblicati in “Italia Contemporanea” e “Passato e Presente”
– Riviste accademiche che contengono analisi e articoli dettagliati sulla crisi del regime.
Archivi e risorse online
- Archivio Centrale dello Stato
– http://www.acs.beniculturali.it
Documenti digitalizzati sul regime fascista, il 25 luglio, l’8 settembre e la RSI. - Istituto Luce
– https://www.archivioluce.com
Foto e video d’epoca, tra cui immagini del giorno della caduta del fascismo. - RAI Storia – Speciali su Mussolini e il 25 luglio
– https://www.raistoria.rai.it
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