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    Home Seconda Guerra mondiale (1939-1945)

    L’eccidio di Porzûs. Dinamiche politiche e memoria pubblica di un conflitto partigiano

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    a cura di Marco Lodi

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    La strage di Porzûs (UD) è un tragico episodio della Seconda Guerra Mondiale che avvenne il 7 febbraio 1945 nelle montagne del Friuli-Venezia Giulia, un atto che segnò profondamente la storia della Resistenza italiana.

    Il contesto storico
    Durante la Seconda Guerra Mondiale, le forze partigiane italiane combattevano contro l’occupazione nazifascista, ma al loro interno esistevano forti divisioni politiche. La Resistenza in Italia era composta principalmente da due fazioni principali: i comunisti, che facevano parte delle brigate Garibaldi, e i non comunisti, tra cui molti democristiani, socialisti e liberali, che erano radunati principalmente nelle brigate Osoppo.

    Le brigate Osoppo e Garibaldi erano in competizione anche per il controllo dei territori, e ciò portò a divergenze politiche e conflitti interni tra i partigiani. La tensione culminò con l’episodio tragico che coinvolse la brigata Osoppo, accusata dai Garibaldini di non aver seguito gli ordini del Partito Comunista e di avere legami con le forze politiche che, dopo la guerra, sarebbero state contrarie al predominio comunista.

    La strage
    Il 7 febbraio 1945, un gruppo di circa 40 partigiani della brigata Osoppo, che si trovavano nel comune di Porzus, in Friuli, venne attaccato e massacrato da un’unità della brigata Garibaldi, composta da partigiani comunisti. I membri della brigata Osoppo furono catturati, separati dai loro compagni, e poi fucilati senza processo. La strage ebbe un bilancio di 17 morti, tra cui diversi giovani che avevano partecipato alla lotta antifascista contro il nazifascismo.

    La motivazione principale dietro questo massacro fu il conflitto politico che opponeva i partigiani comunisti dei Garibaldini ai partigiani non comunisti dell’Osoppo. I Garibaldini accusavano gli Osoppini di essere troppo autonomi rispetto al Partito Comunista e di non essere sufficientemente allineati agli ordini centrali del movimento partigiano comunista. Questo tragico episodio è anche simbolo delle profonde divisioni politiche all’interno della Resistenza italiana, che, pur lottando contro il fascismo, vedeva anche la nascita di fratture ideologiche interne.

    La memoria e le conseguenze
    La strage di Porzus fu a lungo ignorata o minimizzata dalla storiografia ufficiale, anche perché non si voleva sollevare il tema delle divisioni interne alla Resistenza, un argomento che avrebbe potuto indebolire l’immagine unitaria del movimento antifascista.

    Solo dopo decenni, a partire dagli anni ’70, l’episodio cominciò ad essere ricordato, seppure con riserve, e fu oggetto di riflessione sulla violenza fratricida e sulle divisioni politiche che caratterizzarono anche la Resistenza. In particolare, a partire dagli anni ’90, si è cercato di dare una lettura più equilibrata della Resistenza, riconoscendo anche le sue contraddizioni interne.

    Oggi, la memoria della strage di Porzus è onorata con commemorazioni annuali, e l’episodio viene considerato uno dei momenti più tragici della Resistenza italiana, simbolo di quanto le divisioni ideologiche possano compromettere un’unità che era stata conquistata con enormi sacrifici durante la lotta contro il fascismo.

    Elenco degli osovani uccisi dai gappisti, comprendendo fra questi anche Elda Turchetti ed Egidio Vazzaz (erroneamente citato Vazzas negli atti processuali), il cui corpo non fu mai ritrovato:
    Angelo Augello, Antonio Cammarata, Franco Celledoni, Giovanni Comin, Francesco De Gregori, Enzo D’Orlandi, Pasquale Mazzeo, Gualtiero Michielon, Guidalberto Pasolini, Antonio Previti, Salvatore Saba, Giuseppe Sfregola, Primo Targato, Elda Turchetti, Giuseppe Urso, Gastone Valente, Egidio Vazzaz.



    Bibliografia

    • Foibe, Gianni Oliva, 2024
    • Sangue sulla Resistenza. Storia dell’eccidio di Porzûs, Tommaso Piffer, 2025
    • L’eccidio di Porzûs. Le testimonianze dei partigiani azionisti al processo di Lucca, Gianni Cisotto, 2023

    Videografia


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