a cura redazione BLOG Giano PH
Introduzione
La battaglia di Cheren, combattuta tra il febbraio e il marzo del 1941, rappresenta uno degli scontri più duri e significativi della campagna dell’Africa Orientale durante la Seconda guerra mondiale. Ebbe luogo nell’attuale Eritrea e vide contrapposte le forze dell’Impero britannico e dei suoi alleati contro l’esercito italiano, che difendeva una posizione chiave dell’Africa Orientale Italiana (AOI). Per l’intensità dei combattimenti, la complessità del terreno e il numero elevato di perdite, Keren è spesso ricordata come la più sanguinosa battaglia combattuta dagli italiani in Africa.
Il contesto storico
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, nel giugno del 1940, l’Italia fascista controllava un vasto territorio nell’Africa Orientale, comprendente Eritrea, Etiopia e Somalia. Questa regione, pur strategicamente importante, era isolata dal resto dell’Impero italiano a causa della superiorità navale britannica nel Mediterraneo e nel Mar Rosso. Le forze italiane, pur numerose, soffrivano la carenza di rifornimenti, mezzi moderni e supporto aereo adeguato.
Per i britannici, eliminare la presenza italiana nell’Africa Orientale significava mettere in sicurezza le rotte marittime verso l’India e il Medio Oriente. Dopo una serie di offensive iniziali di successo, le truppe del Commonwealth avanzarono verso l’Eritrea, dove la città di Keren costituiva il principale baluardo difensivo italiano sulla strada per Asmara, la capitale della colonia.

L’importanza strategica di Cheren
Cheren si trovava in una posizione geografica di enorme valore strategico. Situata in una valle montuosa e circondata da alture scoscese, controllava l’unica via di comunicazione efficiente tra il Sudan e l’altopiano eritreo. Chi dominava Keren aveva accesso diretto ad Asmara e, successivamente, al porto di Massaua sul Mar Rosso.
Gli italiani, consapevoli dell’importanza della località, trasformarono l’area in una vera e propria fortezza naturale. Le montagne circostanti – come il Monte Sanchil, il Monte Zeban e il Brig’s Peak – furono fortificate con trincee, postazioni di mitragliatrici e artiglieria, rendendo l’avanzata nemica estremamente difficile.
Le forze in campo
Le forze italiane
Le truppe italiane a Keren erano composte da unità del Regio Esercito, reparti coloniali eritrei (ascari) e artiglieria. Tra i comandanti più noti vi fu il generale Nicolangelo Carnimeo. Nonostante il valore dimostrato da molti reparti, le forze italiane erano penalizzate dalla scarsità di munizioni, carburante e rinforzi.
Le forze britanniche e alleate
Dall’altra parte, l’esercito britannico schierava truppe provenienti da diverse parti dell’Impero: britannici, indiani, sudafricani e unità africane. Queste forze disponevano di una migliore logistica, di un supporto aereo più efficace e di una crescente superiorità numerica nel corso della battaglia.
Lo svolgimento della battaglia
I combattimenti iniziarono nel febbraio del 1941 con una serie di assalti britannici contro le posizioni italiane sulle alture. L’avanzata fu lenta e costosa: il terreno montuoso, le difese ben preparate e la determinazione dei difensori causarono gravi perdite agli attaccanti.
Uno degli episodi più duri fu la lotta per il controllo del Monte Sanchil, che cambiò più volte di mano. Gli scontri si svolsero spesso corpo a corpo, con l’uso di baionette e granate, in condizioni climatiche difficili e sotto il fuoco continuo dell’artiglieria.
Dopo settimane di combattimenti e vari tentativi falliti, le forze britanniche riuscirono a sfondare le difese italiane grazie a un massiccio impiego di artiglieria e a manovre coordinate su più fronti. Alla fine di marzo 1941, le truppe italiane, ormai stremate e con linee di rifornimento compromesse, furono costrette a ritirarsi.
Le conseguenze della battaglia
La caduta di Keren aprì la strada alla conquista di Asmara e, poco dopo, del porto di Massaua. Questo segnò di fatto la fine della resistenza organizzata italiana in Eritrea e accelerò il collasso dell’Africa Orientale Italiana.
Dal punto di vista umano, la battaglia fu estremamente costosa. Le perdite furono elevate da entrambe le parti, con migliaia di morti e feriti. Keren rimase impressa nella memoria collettiva come un simbolo di sacrificio e di durezza della guerra coloniale.
La memoria storica
Oggi la battaglia di Cheren è ricordata attraverso cimiteri militari, monumenti e studi storici. In particolare, il cimitero militare britannico di Keren testimonia l’alto tributo di vite pagato durante lo scontro. Per la storiografia italiana, Keren rappresenta uno degli esempi più evidenti di resistenza militare in condizioni estremamente sfavorevoli.
L’Africa Orientale Italiana (AOI)
Denominazione ufficiale
Africa Orientale Italiana (AOI)
Periodo di esistenza
1936 – 1941
Territori compresi
- Eritrea (colonia italiana dal 1890)
- Somalia Italiana
- Etiopia (annessa dopo la guerra del 1935-1936)
Capitale
Addis Abeba
Forma di governo
Colonia dell’Italia fascista, amministrata da un Viceré con pieni poteri civili e militari, rappresentante diretto di Benito Mussolini.
Contesto storico
L’Africa Orientale Italiana nacque ufficialmente il 9 maggio 1936, dopo la conquista dell’Etiopia da parte dell’Italia fascista. L’unificazione di Eritrea, Somalia ed Etiopia rispondeva al progetto di Mussolini di creare un grande impero coloniale africano, simbolo della potenza e del prestigio internazionale del regime.
La proclamazione dell’Impero avvenne nonostante la forte condanna internazionale e le sanzioni economiche imposte dalla Società delle Nazioni, a seguito dell’aggressione italiana contro uno Stato sovrano.
Organizzazione amministrativa
L’AOI era suddivisa in sei governatorati:
- Eritrea
- Amhara
- Galla e Sidama
- Harar
- Scioa
- Somalia
Ogni governatorato era retto da un governatore dipendente dal Viceré. Il sistema amministrativo era fortemente centralizzato e basato sulla separazione razziale tra cittadini italiani e popolazioni indigene.
Politica coloniale
La politica italiana in AOI si fondava su:
- Segregazione razziale, sancita da leggi coloniali e razziali
- Sfruttamento economico delle risorse e della manodopera locale
- Insediamento di coloni italiani, soprattutto in Etiopia ed Eritrea
- Repressione del dissenso, in particolare contro la resistenza etiope (arbegnoch)
Nonostante alcune opere infrastrutturali (strade, edifici pubblici, ferrovie), il controllo italiano fu sempre fragile e contestato.
Importanza strategica
Dal punto di vista militare e geopolitico, l’AOI occupava una posizione cruciale:
- Controllava l’accesso al Mar Rosso
- Minacciava le rotte britanniche verso India e Medio Oriente
- Costituiva una base avanzata contro Sudan, Kenya e Aden
Tuttavia, l’AOI era isolata dal resto dell’Impero italiano, rendendola vulnerabile in caso di guerra prolungata.
L’AOI nella Seconda guerra mondiale
Con l’entrata in guerra dell’Italia (10 giugno 1940), l’AOI si trovò in una posizione estremamente difficile:
- Carenza di rifornimenti e carburante
- Impossibilità di ricevere rinforzi dall’Europa
- Inferiorità aerea e navale
Dopo iniziali successi contro obiettivi britannici, le forze italiane subirono una controffensiva decisiva del Commonwealth. Le battaglie di Cheren (Keren), Amba Alagi e la caduta di Massaua portarono al collasso dell’AOI nel 1941.
Fine dell’Africa Orientale Italiana
L’AOI cessò di esistere nel novembre 1941, con la resa delle ultime forze italiane. I territori furono occupati dagli Alleati:
- L’Etiopia tornò indipendente sotto l’imperatore Hailé Selassié
- Eritrea e Somalia passarono sotto amministrazione britannica
Eredità storica
L’esperienza dell’Africa Orientale Italiana lasciò un’eredità complessa:
- Infrastrutture ancora visibili in alcune città
- Profonde ferite sociali e politiche nelle popolazioni locali
- Un capitolo controverso della storia coloniale italiana, oggi oggetto di rinnovato dibattito storiografico
Conclusione
La battaglia di Keren fu molto più di uno scontro locale: fu un passaggio decisivo nella campagna dell’Africa Orientale e un evento emblematico della Seconda guerra mondiale combattuta lontano dai grandi teatri europei. Analizzarla oggi permette di comprendere meglio le dinamiche della guerra coloniale, il valore strategico del territorio africano e il costo umano dei conflitti del Novecento.
Bibliografia essenziale
- Angelo Del Boca, La guerra d’Africa 1940-1943, Mondadori.
- Ian Playfair, The Mediterranean and Middle East, Volume I, HMSO.
- Giorgio Rochat, Le guerre italiane 1935-1943, Einaudi.
- Richard Mead, Churchill’s Lions: A Biographical Guide to the Key British Generals of World War II, Spellmount.
- Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, La campagna dell’Africa Orientale Italiana, Roma.
GIANO Public History APS è afferente al CISPH: Centro Interuniversitario per la Ricerca e lo Sviluppo sulla Public History, all’Albo della Cittadinanza Attiva e delle Reti Civiche del Comune di Roma, all’Albo delle Associazioni Culturali del Municipio Roma V ed è stata premiata in qualità di Eccellenza del Terzo Settore dal Presidente della Commissione XII – Turismo, Moda e Relazioni Internazionali di Roma Capitale e dalla Presidentessa della Commissione Patrimonio e Cultura del V Municipio di Roma capitale.
Sostienici con il 5×1000 : 97901110581 oppure con un contributo libero tramite Paypal




