Introduzione
L’estate del 1944 vide l’Italia divisa tra occupazione tedesca e Resistenza. A Fiesole, tre giovani carabinieri incarnarono l’essenza stessa del sacrificio: decisero di consegnarsi ai nazisti, pur di salvare dieci civili innocenti. Il loro gesto è diventato simbolo di eroismo, onore e dedizione al bene comune.
Contesto storico
- Nell’aprile 1944, la stazione dei carabinieri di Fiesole instaurò contatti con la Resistenza, partecipando attivamente con informazioni, armi e azioni di sabotaggio, pur svolgendo le regolari funzioni istituzionali
- Il 29 luglio, un tragico scontro portò alla morte di Sebastiano Pandolfo e alla cattura di un civile, martirizzati dai tedeschi
- Il 6 agosto, il vicebrigadiere Giuseppe Amico fu arrestato, ma riuscì a fuggire e unirsi alla Resistenza
- L’11 agosto, i militi si nascosero nelle “Buche delle Fate” del teatro romano, in attesa di unirsi ai partigiani o scappare
Il sacrificio
- Il 12 agosto, monsignor Turini e il segretario comunale Orietti informarono i carabinieri che dieci civili erano in pericolo: sarebbero stati fucilati se non si fossero consegnati
- Decisero allora di presentarsi al comando tedesco: solo Francesco Naclerio fu risparmiato, mentre i tre vennero arrestati, torturati e fucilati nel giardino dell’Albergo Aurora intorno alle 20:30
- Testimoni raccontano che, prima dell’esecuzione, si abbracciarono e intonarono insieme: “Viva l’Italia!”
Eredità e memoria
- Il loro gesto valse la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con una motivazione che ne ebbe a lodare il coraggio e l’abnegazione per salvare degli innocenti
- Nel novembre 1986, papa Giovanni Paolo II pregò al monumento che li ricorda, affermando: «Dobbiamo grande riconoscenza a coloro che… sanno offrire la propria vita per la libertà, per la pace e per la giustizia.»
- Ogni anno, il Comune e l’Arma dei Carabinieri commemorano il loro sacrificio: nel 2024, la cerimonia dell’80° anniversario ha visto la partecipazione del Ministro della Difesa e di autorità civili e militari
Conclusione
I Martiri di Fiesole erano tre giovani carabinieri, ma sono divenuti simbolo universale di resistenza, coscienza civica e altruismo. Oltrepassano il tempo e restano guida morale per tutti.
Fiesole nell’estate 1944
L’11 agosto 1944 Firenze e le colline circostanti erano in fermento. Le forze alleate stavano avanzando dalla linea Gotica, ma la città era ancora occupata dai tedeschi e da milizie fasciste repubblicane. Fiesole, grazie alla sua posizione strategica, era un punto di osservazione privilegiato e ospitava reparti tedeschi che sorvegliavano la valle dell’Arno. La popolazione viveva sotto una tensione costante: retate, coprifuoco e minacce di rappresaglie erano all’ordine del giorno. Molti giovani si univano ai partigiani, ma il rischio per chi restava era altissimo. In questo contesto, anche membri delle forze dell’ordine, come i carabinieri, si trovarono di fronte a scelte morali estreme.
I volti dei Martiri di Fiesole
Alberto La Rocca. Nato a Toscolano Maderno (BS) nel 1924, era il più giovane del gruppo. Descritto come brillante e determinato, amava lo sport e la musica. Si era arruolato nei Carabinieri poco prima dell’armistizio, vivendo il dramma di servire un Paese diviso.
Vittorio Marandola. Originario di Ceccano (FR), classe 1914. Uomo mite e molto legato alla famiglia, aveva già dimostrato coraggio in altre operazioni di servizio. La sua formazione cattolica lo spinse a un forte senso di responsabilità verso i più deboli.
Fulvio Sbarretti. Nato a Gubbio (PG) nel 1917. Era il più esperto del gruppo e spesso fungeva da guida per i colleghi più giovani. Amava la vita all’aria aperta e si distingueva per calma e prudenza, qualità preziose nelle azioni clandestine.
Memoria e luoghi del ricordo
- Monumento ai Martiri di Fiesole: situato nella piazza principale, ricorda il luogo della fucilazione.
- Lapide al Teatro Romano: ricorda il rifugio dei carabinieri prima della resa.
- Museo dei Carabinieri di Firenze: conserva cimeli e documenti originali, tra cui lettere e fotografie.
Commemorazione annuale
Ogni 12 agosto, autorità, cittadini e forze armate si ritrovano per deporre corone e leggere la motivazione della medaglia al valor militare. Un episodio curioso: nel 1986, Papa Giovanni Paolo II durante la sua visita sostò davanti al monumento e pregò in silenzio, lasciando un mazzo di fiori. Da allora, ogni anno un mazzo viene posto in quello stesso punto.
Onorificenze
I tre i carabinieri sono stati insigniti della medaglia d’oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione:
— Fiesole, 12 agosto 1944
A testa alta” i martiri di Fiesole, backstage
Bibliografia essenziale
- Wikipedia – Martiri di Fiesole: ricostruzione dettagliata dei fatti e contesto storico (Wikipedia).
- Wikipedia – Alberto La Rocca: testimonianza diretta del sacrificio e del loro ultimo gesto eroico (Wikipedia).
- Stragi nazifasciste in Italia – PDF: raccolta bibliografica fondamentale sull’episodio (straginazifasciste.it).
- Italiani in guerra – blog: narrazione emozionale dell’accaduto con citazione di papa Giovanni Paolo II (ITALIANI IN GUERRA).
- Ministero della Difesa: rapporto commemorativo per l’80° anniversario (Difesa).
- Film “A testa alta – I martiri di Fiesole”: interpretazione cinematografica dell’evento (Wikipedia, MAURIZIO ZACCARO).
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