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    Home Seconda Guerra mondiale (1939-1945)

    Il Comitato di Liberazione Nazionale: Storia, Ruolo e Eredità nella Resistenza Italiana

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    Fascia CLN appartenuta al Cap. pilota Alessandro Setti (Per gentile concessione del figlio Luca)

    a cura Redazione BLOG Giano PH

    Introduzione

    Il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) rappresenta una delle più importanti esperienze politiche e civili dell’Italia contemporanea. Nato durante l’occupazione nazista e fascista, il CLN fu il principale organo di coordinamento delle forze politiche che diedero vita alla Resistenza italiana. Il suo ruolo fu determinante non soltanto nella lotta armata contro l’occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana (RSI), ma anche nella costruzione delle basi politiche e morali della nuova Italia democratica.

    Questo articolo ripercorre la nascita, l’organizzazione, le attività e l’eredità del Comitato di Liberazione Nazionale.


    La testimonianza del Gen D.A. Alessandro SETTI (CLN Verona e provincia)


    Le origini del CLN

    Dopo l’8 settembre 1943, giorno dell’annuncio dell’armistizio con gli Alleati, l’Italia precipitò nel caos. Mentre il re e il governo Badoglio fuggivano a Brindisi, i tedeschi occuparono buona parte del territorio italiano, instaurando al Nord la Repubblica Sociale Italiana sotto la guida di Benito Mussolini.

    In risposta a questa situazione, i principali partiti antifascisti—che avevano ripreso a riorganizzarsi clandestinamente—compresero la necessità di unirsi in un organismo comune per coordinare:

    • la lotta politica contro il fascismo risorto nella RSI,
    • la resistenza armata sui territori occupati,
    • il rapporto con gli Alleati e le popolazioni civili.

    Il 9 settembre 1943, nacque così a Roma il primo Comitato di Liberazione Nazionale, su iniziativa di sei partiti:

    • il Partito Comunista Italiano (PCI),
    • il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP),
    • la Democrazia Cristiana (DC),
    • il Partito d’Azione (PdA),
    • il Partito Liberale Italiano (PLI),
    • il Partito Democratico del Lavoro.

    Questo primo nucleo avrebbe assunto sempre più rilevanza politica e morale nel corso della guerra.

    Struttura e articolazione territoriale

    Il Comitato di Liberazione Nazionale aveva una struttura articolata su più livelli:

    • Il CLN Centrale: con sede prima a Roma, poi nel territorio liberato dell’Italia meridionale, era il punto di riferimento politico supremo.
    • Il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia): fondato a Milano nel febbraio 1944, coordinava l’azione nella zona occupata dai tedeschi, in contatto sia con le formazioni partigiane sia con le organizzazioni clandestine cittadine.
    • I CLN locali: presenti in moltissime province e comuni, si occupavano di reclutamento, propaganda, organizzazione delle brigate partigiane, gestione dei rapporti con la popolazione.

    I CLN furono organismi unitari ma plurali: vi convivevano culture politiche diverse e talvolta contrapposte (comunisti, cattolici, liberali, azionisti), unite dall’obiettivo comune della liberazione dal nazifascismo.

    Obiettivi e programma politico

    Il CLN non era soltanto un coordinamento militare. Fin dal principio, i suoi membri concepirono l’azione resistenziale come un progetto di rinascita nazionale. Gli obiettivi fondamentali erano:

    1. La guerra di liberazione come prosecuzione della lotta antifascista.
    2. La restaurazione delle libertà politiche e civili.
    3. La punizione dei responsabili del regime fascista.
    4. La ricostruzione democratica dello Stato italiano.

    Già nel 1944, il CLN elaborò programmi che proponevano riforme sociali, istituzionali ed economiche, anticipando temi che sarebbero entrati nella Costituzione repubblicana.

    Il ruolo militare: la Resistenza armata

    Il CLN fu il principale referente politico delle formazioni partigiane, le bande armate che operavano soprattutto al Nord e sugli Appennini.

    Tramite il CLNAI e i comandi regionali, i CLN:

    • davano direttive operative e politiche ai Gruppi di Azione Patriottica (GAP) e alle Brigate Garibaldi (di matrice comunista), alle Brigate Giustizia e Libertà (di matrice azionista), alle brigate autonome e cattoliche.
    • coordinavano sabotaggi, attentati, interruzioni delle linee ferroviarie e telefoniche.
    • sostenevano la popolazione civile e ne ricevevano appoggio, sotto forma di viveri, informazioni e nascondigli.

    In questo senso, la Resistenza italiana non fu solo un fenomeno militare, ma anche una mobilitazione popolare e sociale.

    Il rapporto con gli Alleati e il Regno del Sud

    Dopo lo sbarco angloamericano in Sicilia (luglio 1943) e la risalita della penisola, il CLN dovette rapportarsi al governo Badoglio, che pur avendo deposto Mussolini manteneva istituzioni monarchiche.

    Per lunghi mesi, i CLN rivendicarono di essere i veri rappresentanti dell’Italia democratica e chiesero agli Alleati di riconoscerli come interlocutori politici. Progressivamente, ottennero maggiore legittimità e sostegno (finanziamenti, armi, collegamenti radio), sebbene gli Alleati mantenessero un atteggiamento prudente, temendo l’influenza comunista.

    L’insurrezione e la Liberazione

    Nell’aprile 1945, mentre le truppe alleate sfondavano la Linea Gotica, il CLNAI proclamò l’insurrezione generale.

    Tra il 20 e il 29 aprile, le principali città del Nord insorsero:

    • il 21 aprile, Bologna liberata dai Gruppi di Combattimento Friuli e Legnano
    • Il 25 aprile, Milano e Torino proclamarono la liberazione.
    • Il 28 aprile, Mussolini venne catturato e giustiziato dai partigiani.
    • Nei giorni successivi, l’occupazione nazista cessò definitivamente.

    Il CLNAI assunse poteri straordinari di governo, nominò le autorità provvisorie e gestì la transizione fino all’arrivo degli Alleati.

    Il 25 aprile divenne la data simbolica della Liberazione, oggi festa nazionale.

    La fine dei CLN e l’eredità nella Repubblica

    Con la fine della guerra e la convocazione dell’Assemblea Costituente, i CLN persero progressivamente la loro funzione. Nel 1946 furono sciolti, lasciando spazio ai partiti politici democraticamente eletti.

    Tuttavia, la loro eredità morale e politica è rimasta viva:

    • Il CLN incarnò l’unità del popolo italiano contro il fascismo.
    • Gettò le basi per la cultura costituzionale antifascista.
    • Alimentò l’idea di una democrazia pluralista, frutto del contributo di culture politiche diverse.

    Conclusioni

    Il Comitato di Liberazione Nazionale fu molto più che un organo di coordinamento militare: fu un laboratorio politico e civile. La sua esperienza dimostra che, anche nei momenti più tragici, la società italiana seppe ritrovare un senso di responsabilità collettiva.

    Ancora oggi, il CLN rappresenta un simbolo della possibilità di unire forze diverse per un obiettivo di libertà e giustizia, e il 25 aprile non celebra soltanto una vittoria militare, ma un progetto di rinascita democratica che ha dato vita alla nostra Repubblica.


    Bibliografia essenziale sul Comitato di Liberazione Nazionale e la Resistenza

    Studi generali sulla Resistenza

    • Roberto Battaglia, Storia della Resistenza italiana, Torino, Einaudi, 1953 (classico fondamentale, prima grande sintesi).
    • Claudio Pavone, Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza, Torino, Bollati Boringhieri, 1991 (opera che ha rinnovato la storiografia, introducendo la categoria di guerra civile).
    • Enzo Collotti, La Resistenza in Europa, Torino, Einaudi, 1999 (per inquadrare la Resistenza italiana nel contesto europeo).
    • Giorgio Bocca, Storia dell’Italia partigiana, Milano, Feltrinelli, 1966.
    • Giovanni De Luna, Storia della Resistenza italiana, Milano, Bompiani, 2004.

    Il CLN e la politica della Liberazione

    • Giovanni Sabbatucci – Vittorio Vidotto (a cura di), Il CLN. Storia del Comitato di Liberazione Nazionale, Roma-Bari, Laterza, 1979.
    • Luciano Casali, Il Comitato di Liberazione Nazionale, in Storia dell’Italia repubblicana, Torino, Einaudi, 1994.
    • Massimo Storchi, Il CLN Alta Italia. Il governo della Resistenza, Roma, Carocci, 2011.
    • Giorgio Vaccarino, L’Alta Italia nella Resistenza. Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), Milano, FrancoAngeli, 1975.
    • Roberto Chiarini, La politica nella Resistenza, Bologna, il Mulino, 1985.

    Documenti e testimonianze

    • Claudio Pavone – Nicola Tranfaglia (a cura di), I Comitati di Liberazione Nazionale, Roma, Editori Riuniti, 1979 (raccolta di documenti fondamentali).
    • Comitato Nazionale per la Storia del Risorgimento Italiano, I CLN e le formazioni partigiane nella guerra di Liberazione, Roma, 1975.
    • Ferruccio Parri, Intervista sulla Resistenza, a cura di Ruggero Guarini, Roma-Bari, Laterza, 1976.

    Approfondimenti tematici

    • Marco Cuzzi, Il nemico interno. La guerra civile italiana 1943-1945, Milano, Mursia, 2012.
    • Giovanni De Luna, La Resistenza perfetta, Milano, Feltrinelli, 2015 (sull’immaginario della Resistenza e il mito del CLN).
    • Sandro Gerbi, Tempi di malafede. Il CLN e la questione del collaborazionismo, Torino, Bollati Boringhieri, 2002.

    Fonti online e archivi


    GIANO Public History APS è afferente al CISPH. Centro Interuniversitario per la Ricerca e lo Sviluppo sulla Public History, all’Albo della Cittadinanza Attiva e delle Reti Civiche del Comune di Roma e all’Albo delle Associazioni Culturali del Municipio Roma V.
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