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    I fucilati di Ossero: memoria, violenza e identità nella fine della Seconda Guerra Mondiale

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    Fonte: lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia-con-le-stellette/1186436/nel-sacrario-militare-di-bari-tumulate-le-salme-di-27-soldati-fucilati-in-croazia.html

    a cura redazione BLOG Giano PH

    Nel cuore della primavera del 1945, quando la Seconda guerra mondiale stava per concludersi in Europa, un episodio tragico e troppo a lungo dimenticato si consumò sull’isola di Ossero (Osor) nel Quarnaro. Lì, nelle prime ore del 22–23 aprile 1945, un gruppo di militari italiani – quasi tutti componenti della Xª MAS e alcuni volontari del battaglione Tramontana – furono prigionieri di guerra e giustiziati dai partigiani comunisti jugoslavi, guidati da forze riconducibili all’esercito del futuro maresciallo Tito. Questo evento rappresenta una delle pagine più cupe della chiusura del conflitto nel fronte jugoslavo-italiano, intrecciando dolore, memoria e controversie storiografiche.

    Il contesto storico: Quarnaro tra guerra e smobilitazione

    All’inizio del 1945, le isole del Quarnaro (oggi croate), occupate e annesse all’Italia grazie al Patto di Londra del 1915 e al successivo Trattato di Saint-Germain-en-Laye (1919) e Trattato di Rapallo (1920) e poi teatro di intensi scontri, vedevano il declino della presenza militare tedesca e italiana. La Xª Flottiglia MAS (conosciuta come Xª MAS), unità di élite della Marina della Repubblica Sociale Italiana (RSI), aveva schierato reparti nella zona per resistere all’avanzata partigiana jugoslava e tentare di mantenere il controllo degli isolotti strategici del litorale adriatico.

    Con la piega della guerra, però, questi reparti si trovarono isolati e progressivamente sopraffatti. A Neresine (isola di Lussino), il 21 aprile 1945, circa 27 militari italiani si arresero ai partigiani jugoslavi, convinti di aver raggiunto un accordo di resa in linea con le Convenzioni di Ginevra.

    I fatti: prigionieri, fossa e fucilazione

    Secondo le testimonianze raccolte in anni recenti, i prigionieri furono privati delle loro armi, spesso spogliati e scalzi, e costretti a scavarsi una fossa dietro il muro nord del cimitero di Ossero. Qui vennero allineati e fucilati in spregio alle norme internazionali sulla condizione dei prigionieri di guerra.

    Le fosse sono state scoperte formalmente solo nel 2019, quando gli scavi archeologici e successivi lavori di riesumazione portarono alla luce i resti di 27 uomini, conservati poi in urne e tumulati provvisoriamente come “caduti ignoti” nel Sacrario Militare dei Caduti d’Oltremare di Bari.

    Identificazione e ritrovamenti: restituire un nome all’oblio

    Negli ultimi anni numerosi progetti scientifici e collaborazioni tra istituzioni italiane hanno cercato di restituire identità e dignità alle vittime. Test di DNA e analisi antropologiche condotti da università italiane hanno permesso di identificare i resti di alcuni di questi soldati, restituendo nomi dopo 80 anni di oblio e lacune nella memoria collettiva.
    Questi studi non solo rappresentano un avanzamento tecnico-scientifico, ma offrono alle famiglie dei caduti l’opportunità di ricongiungere identità, memoria e memoria civile a un evento di enorme sofferenza.

    Memoria, controversie e dibattito storiografico

    La vicenda di Ossero si inserisce in un più ampio contesto di conflitti e violenze lungo il confine orientale italiano all’epoca della ritirata tedesca e dell’avanzata delle forze jugoslave: episodi come le foibe di Istria e Dalmazia si collocano in una cornice di tensioni etniche e politiche che segnarono profondamente la popolazione italiana di quelle terre.
    È importante notare come la narrazione di questi fatti sia spesso oggetto di dibattito. La figura dei partigiani jugoslavi, da un lato, viene ricordata per il ruolo nella lotta antifascista; dall’altro, alcuni episodi come quello di Ossero suscitano interrogativi sulla violazione dei diritti umani anche da parte dei movimenti di liberazione.
    Il tema rimane quindi sensibile sia per storici che per le comunità di esuli italiani, che cercano un equilibrio tra la comprensione del contesto storico e la giusta commemorazione delle vittime.

    SCHEDA DI APPROFONDIMENTO

    Contesto storico-politico dei fucilati di Ossero

    Area geografica: Quarnaro (isole di Cherso e Lussino, Ossero/Osor)
    Periodo: 1943–1945
    Quadro storico: Seconda guerra mondiale, crollo dell’Italia fascista, guerra di liberazione jugoslava, ridefinizione dei confini nell’Adriatico orientale

    Il Quarnaro e il confine orientale italiano

    Il Quarnaro (oggi parte della Croazia) fu per secoli un’area di frontiera multietnica, abitata da italiani, croati e altre minoranze. Dopo la Prima guerra mondiale, con il trattato di Rapallo (1920), alcune isole e territori passarono al Regno d’Italia. Durante il ventennio fascista, queste zone furono sottoposte a politiche di italianizzazione forzata, che alimentarono risentimenti nazionali e sociali, soprattutto nella popolazione slava.

    L’8 settembre 1943 e il vuoto di potere

    L’armistizio dell’8 settembre 1943 segnò il collasso dell’autorità statale italiana nei Balcani e nell’Adriatico orientale. In poche settimane:

    • l’esercito italiano si disgregò,
    • le forze tedesche occuparono rapidamente l’area,
    • i partigiani jugoslavi di Tito ampliarono il controllo sul territorio.

    Da quel momento il Quarnaro divenne teatro di una guerra tripla:

    • contro i tedeschi,
    • contro i reparti della Repubblica Sociale Italiana (RSI),
    • e, in prospettiva, per la futura annessione alla Jugoslavia socialista.

    La Repubblica Sociale Italiana e la Xª MAS

    Dopo il 1943, la Repubblica Sociale Italiana mantenne una presenza militare limitata ma simbolicamente rilevante nella zona. In particolare, la Xª Flottiglia MAS, reparto d’élite della Marina, fu impiegata anche con funzioni di presidio territoriale.

    Nel 1945, alcuni nuclei della Xª MAS e del battaglione “Tramontana erano ancora dislocati tra Cherso, Lussino e Ossero. Isolati, privi di reali possibilità di ritirata e consapevoli dell’imminente fine del conflitto, questi reparti si arresero ai partigiani jugoslavi, confidando nello status di prigionieri di guerra.

    I partigiani jugoslavi: liberazione e rivoluzione

    Il movimento partigiano jugoslavo, guidato da Josip Broz Tito, non fu soltanto una forza di liberazione nazionale, ma anche un movimento rivoluzionario comunista. Nel 1944–45, l’obiettivo non era solo sconfiggere nazisti e fascisti, ma:

    • eliminare ogni possibile opposizione politica,
    • consolidare il controllo territoriale,
    • preparare l’annessione delle regioni contese.

    In questo contesto, militari RSI, funzionari italiani, civili ritenuti ostili o “nemici di classe” furono spesso considerati non come prigionieri, ma come ostacoli alla costruzione del nuovo ordine statale.

    Violenza di fine guerra e giustizia sommaria

    L’episodio di Ossero si colloca nella fase della cosiddetta “violenza di transizione”, tipica delle guerre civili e ideologiche. Tra la primavera e l’estate del 1945:

    • si verificarono fucilazioni senza processo,
    • deportazioni,
    • sparizioni forzate.

    Queste azioni violavano le Convenzioni internazionali sui prigionieri di guerra, ma furono giustificate dai comandi partigiani come atti di guerra rivoluzionaria o di epurazione. Le vittime italiane di Ossero rientrano quindi nel più ampio fenomeno delle violenze del confine orientale, insieme alle foibe e alle repressioni contro civili e militari.

    Il dopoguerra e il silenzio

    Nel dopoguerra, la nuova situazione geopolitica – con la Jugoslavia come paese socialista e l’Italia impegnata nella ricostruzione – favorì un lungo silenzio istituzionale su episodi come Ossero.
    Le vittime:

    • non ebbero immediato riconoscimento ufficiale,
    • furono spesso ricordate solo dalle famiglie e dalle associazioni degli esuli,
    • rimasero per decenni prive di una piena collocazione nella memoria pubblica.

    Solo dagli anni Duemila, e in particolare con le riesumazioni e le identificazioni scientifiche, il caso di Ossero è entrato più chiaramente nel dibattito storico nazionale.

    Significato storico

    Il contesto dei fucilati di Ossero mostra come la fine della Seconda guerra mondiale nell’Adriatico orientale non fu una semplice liberazione, ma un passaggio traumatico segnato da:

    • conflitti nazionali,
    • scontro ideologico,
    • vendette politiche,
    • ridefinizione forzata delle identità.

    Studiare Ossero significa comprendere la complessità della storia del confine orientale italiano e riconoscere le vittime di una guerra che, per molti, non finì l’8 maggio 1945.


    Box cronologico – I fucilati di Ossero

    1920 – Con il Trattato di Rapallo, Cherso, Lussino e Ossero passano al Regno d’Italia.
    1920–1943 – Amministrazione italiana e politiche di italianizzazione nel Quarnaro.
    8 settembre 1943 – Armistizio: crollo dell’autorità italiana; avanzata tedesca e partigiana jugoslava.
    1943–1945 – Area di guerra tra tedeschi, partigiani jugoslavi e reparti della RSI (Xª MAS).
    21 aprile 1945 – Circa 27 militari italiani si arrendono ai partigiani a Neresine (Lussino).
    22–23 aprile 1945 – Trasferimento a Ossero e fucilazione senza processo; sepoltura in fossa comune.
    1945–anni ’90 – L’episodio resta ai margini della memoria pubblica.
    2019 – Riesumazione dei resti presso il cimitero di Ossero.
    2020–2024 – Identificazioni scientifiche (DNA) e tumulazione al Sacrario Militare di Bari.
    Oggi – Ossero è riconosciuto come uno degli episodi simbolo delle violenze di fine guerra nel confine orientale.

    Conclusione: una memoria da rielaborare

    La tragedia dei fucilati di Ossero ci ricorda quanto sia complesso il processo di memorizzazione degli eventi bellici. Non si tratta solo di registrare date e nomi, ma di comprendere le dinamiche umane e politiche di un’epoca di conflitti ideologici e identitari. Con gli sforzi di restituzione dell’identità alle vittime e con la riflessione storica continua, si può sperare in una memoria più completa e condivisa, capace di onorare tutte le vittime della guerra.



    Bibliografia

    Articoli e studi scientifici

    • Molecular Identification of the Italian Soldiers Found in the Second World War Mass Grave of Ossero, Genes (2025) – analisi genetica e identificazione dei resti.

    Fonti giornalistiche e reportage

    • Fausto Biloslavo, I marò “ignoti” adesso hanno un nome, Panorama (luglio 2023) – reportage sull’identificazione dei marò.
    • Testimonianze e analisi su Ossero in vari articoli su ANVGD e archivi digitali di comunità degli esuli (ANVGD.it).

    Documenti ufficiali

    • Comunicati del Ministero della Difesa italiano sulla riconsegna dei resti al Sacrario Militare di Bari.

    Fonti storiche di contesto

    • Studi italiani sulle violentissime vicende nel confine orientale durante il 1943–45, incluse le foibe e l’esodo giuliano-dalmatino. (Puoi consultare manuali di storia contemporanea italiana e riviste specializzate per approfondire il contesto storico più ampio; tali testi non sono citati specificamente qui ma sono utili per un quadro complessivo.)

    GIANO Public History APS è afferente al CISPH: Centro Interuniversitario per la Ricerca e lo Sviluppo sulla Public History, all’Albo della Cittadinanza Attiva e delle Reti Civiche del Comune di Roma, all’Albo delle Associazioni Culturali del Municipio Roma V ed è stata premiata in qualità di Eccellenza del Terzo Settore dal Presidente della Commissione XII – Turismo, Moda e Relazioni Internazionali  di Roma Capitale e dalla Presidentessa della Commissione Patrimonio e Cultura del V Municipio di Roma capitale.
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