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      Corrado Orrico. Meteora o Occasione Mancata?

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      Foto di pubblico dominio (Fonte: WiKi)

      a cura di Giovanni Di Silvestre

      Un passo della poesia Il 5 maggio di Alessandro Manzoni recita Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza in un commosso omaggio a Napoleone Bonaparte.

      Con questo passo voglio parlarvi di un uomo che ha allenato l’Inter nella stagione 1991 – 1992 di nome Corrado Orrico, chiamato dal presidente Pellegrini dopo gli anni di Trapattoni.

      Il campionato 1990 – 1991 è stato un campionato pieno di sorprese, ai successi delle squadre blasonate il Milano si affiancano i successi delle provinciali come il Parma allenato da Nevio Scala che fino al 2003, anno del crack della Parmalat otterrà buoni piazzamenti in campionato e si aggiudicherà titoli come la Coppa delle Coppe e la Coppa Uefa, c’è il Genoa allenato da Bagnoli già vincitore dello scudetto con il Verona nel 1985 che farà del Genoa una squadra temuta in campionato anche dalle grandi.

      Il campionato 1990 – 1991 si era concluso per l’Inter in modo positivo con la vittoria in Coppa Uefa contro la Roma e aveva sfiorato lo scudetto che era poi stato vinto dalla Sampdoria.

      Trapattoni all’Inter non era riuscito sicuramente a portare a casa gli stessi successi che aveva avuto alla Juventus come la Coppa Campioni e la Coppa Intercontinentale ma fu comunque un ciclo positivo con lo scudetto del 1989 definito scudetto dei record con 58 punti e +7 di Media Inglese, la Supercoppa d’Italia vinta contro la Sampdoria 2 a 0 con una Inter falcidiata dagli infortuni e una Coppa Uefa primo titolo europeo vinto dall’Inter dopo 26 anni.

      Durante quel campionato la Juventus di Maifredi nonostante l’acquisto di Baggio fece un campionato al di sotto delle aspettative pertanto iniziarono contatti con Trapattoni per un possibile rientro alla Juventus. A sua volta l’Inter voleva proseguire il cammino vincente intrapreso da Trapattoni ma nello stesso tempo cercavano un allenatore che potesse portare anche elementi innovativi nel gioco da contrapporre al Milan di Arrigo Sacchi che aveva mietuto numerose vittorie in Italia e in Europa e aggiudicandosi anche la Coppa Intercontinentale.

      Sono gli anni del Parma di Nevio Scala e del Foggia dei miracoli di Zeman Zdenek, per la panchina dell’Inter si fanno i nomi di Emiliano Mondonico del Torino, di Sven Goran Eriksson del Benfica. Alla fine la scelta cade su Corrado Orrico che con la Lucchese in serie B aveva raggiunto il VI posto.

      Il presidente Pellegrini riteneva che Orrico potesse essere la risposta interista ad Arrigo Sacchi, eccetto lo scudetto mancato vinto dalla Sampdoria l’Inter veniva da una ottima stagione e con una buona rosa di titolari con Walter Zenga tra i pali, Bergomi e Ferri in difesa, al centrocampo vi erano Berti, Bianchi, Davide Fontolan (reduce da un infortunio che lo aveva tenuto fuori per tutta la stagione 1990-1991), il neo acquisto della Roma Stefano Desideri e vi era un reparto stranieri formidabile con i tre tedeschi titolari della nazionale della Germania Campione del Mondo nel 1990 come il terzino Andreas Breheme che con il suo rigore aveva regalato la Coppa del Mondo alla Germania, Lothar Matthaus Pallone d’Oro del 1990 e capitano della Nazionale della Germania, e che assieme a Maradona è stato il miglior centrocampista del Mondo e Jurgen Klinsmann un giocatore dal tiro potente che superava le difese avversarie proprio come facevano i Panzer della Whermacht durante la Guerra Lampo in Unione Sovietica.

      Tuttavia diversi titolari cominciavano ad avere una età e cominciava a sentirsi anche il calo fisico e l’Inter aveva cominciato a valutare nuovi acquisti anche nel reparto stranieri; era stato acquistato il terzino Matthias Sammer dal Borussia Dortmund che avrebbe dovuto sostituire Brehme in difesa e Bierhoff che avrebbe dovuto subentrare a Klinsman in attacco e si era parlato di un probabile rientro del centrocampista belga di origine italiana Vincenzo Scifo.

      Alla fine la rosa eccetto l’acquisto di Desideri rimase invariata, alla fine la squadra è una buona squadra, molto dipende dal recupero di Fontoln e dalle idee di Orrico e come si adatteranno al suo metodo di gioco essendo Orrico come anche Sacchi un fautore del gioco a zona rispetto a quello di Trapattoni e di altri allenatori che invece praticavano il gioco a uomo e il catenaccio.

      Per Pellegrini si trattava di una scommessa, una scommessa che era sicuro di vincere,

      Purtroppo i risultati non furono quelli sperati, i giocatori assimilavano a fatica i suoi schemi tattici, prova ne sono i risultati deludenti come l’esordio con il neopromosso Foggia finito in un pareggio, una sconfitta pesante per 4 a 0 contro i campioni della Sampdoria fecero sgretolare lo spogliatoio e portarono i tifosi a contestare la squadra. Anche in Europa le cose non andarono bene, se l’anno l’Inter aveva recuperato la sconfitta di andata per 2 a 0 contro l’Aston Villa imponendosi nella gara di ritorno a San Siro 3 a 0, con Orrico vennero eliminati dalla squadra portoghese Boavista al primo turno. Le contestazioni non risparmiarono nessuno, nemmeno il presidente Pellegrini.

      La parabola di Orrico finisce il 19 gennaio 1992 nella 17° giornata durante l’ultima partita di andata con l’Atalanta persa per 1 a 0 con gol brasiliano Bianchezi, dopo quella partita in conferenza stampa Orrico rassegnò le dimissioni.

      A sostituire Orrico venne chiamato come allenatore Luis Suarez detto Luisito che aveva giocato nell’Inter di Herrera dal 1961 al 1970 con la quale aveva vinto ben tre scudetti, due Coppe Campioni e due Coppe Intercontinentali oltre a un  campionato europeo con la Spagna nel 1964. Purtroppo i risultati non migliorarono, l’incertezza continuava a dominare sul campo, soprattutto in attacco e i pessimi risultati non si fecero attendere come il derby di ritorno con il Milano il 18 aprile 1992 con gol di Massaro, la domenica seguente una sconfitta pesante con la Juventus in casa con gol di Baggio e infine la sconfitta con la Cremonese con il gol dell’argentino ed ex attaccante della Lazio Dezotti.che escluderà l’Inter dalle competizioni europee per il campionato successivo. Per tornare a vedere una grande bisognerà attendere l’arrivo di Osvaldo Bagnoli e dell’attaccante Ruben Sosa dalla Lazio.

      Va detto che di fronte a quei risultati la responsabilità non può essere addossata solo ad Orrico il quale in una intervista qualche anno dichiarò che le responsabilità non erano solo da imputare a lui ma ad una campagna acquisti incompleta come per esempio il mancato acquisto di Paolo Di Canio dopo il passaggio di Aldo Serena al Milan e che avrebbe dovuto affiancare l’attaccante Massimo Ciocci tornato all’Inter dopo un lungo prestito al Cesena.

      Va detto che Orrico all’epoca era un ribelle nel calcio proprio come Malgioglio e il compianto Di Bartolomei ma come dice il filosofo Alain De Benois “Non sempre i ribelli possono cambiare il mondo. Ma mai il mondo potrà cambiare i ribelli” e che Orrico fosse un ribelle in un calcio come quello lo si vide il 19 gennaio 1992 quando dopo la sconfitta con l’Atalanta si dimise senza che nessuno gli avesse chiesto le dimissioni questo fa capire quale fosse lo spessore  umano di Orrico.



      Bibliografia

      Esercitazioni tecnico/tattiche. Su mini campo recintato. Su campo ridotto. Con DVD, Corrado Orrico (con Sergio Buso), Calzetti Mariucci, 2007

      • Contenuto: un manuale con esercizi tecnici e tattici su mini campi e campi ridotti, corredato da DVD

      Quello della gabbia. Il mio calcio, la mia Inter, Corrado Orrico (a cura di Vanni Spinella), Ultra (collana Ultra sport), 2024

      • Descrizione: un’autobiografia tattica che racconta l’esperienza all’Inter nel 1991–92, con focus su “la gabbia” – la sua innovativa struttura d’allenamento – e aneddoti con giocatori come Matthäus, Berti e Klinsmann