di Giovanni Di Silvestre
Si è tenuta a Roma la presentazione del volume Siamo stati iscritti al PCI (Garzanti, 2024), dialogo a quattro mani tra Chicco Testa e Claudio Velardi. L’evento ha assunto un rilevante interesse politico e storiografico per la scelta del luogo: la sala che fu sede de Il Secolo d’Italia e camera ardente di Giorgio Almirante. Tale scelta logistica trasforma la presentazione in una vera e propria performance di Public History, in cui lo spazio fisico agisce da catalizzatore per un tentativo di pacificazione della memoria collettiva tra culture politiche contrapposte.
Al dibattito hanno preso parte Annalisa Terranova, Gennaro Sangiuliano, Piero Sansonetti e Italo Bocchino. L’asse portante del libro — e della successiva discussione — risiede nella rielaborazione dell’appartenenza al Partito Comunista Italiano come fenomeno identitario e pedagogico, riassunto nella formula «Non rinnego e non rimpiango» proposta da Terranova e Sangiuliano.
Tra mito, riforme e “paese nel paese”
Nel testo di Testa e Velardi, l’esperienza del PCI viene storicizzata e svincolata dall’agiografia: emerge l’affresco di un partito complesso, distante dalle derive rivoluzionarie degli anni Cinquanta e segnato, negli anni Settanta, da contraddizioni interne e dal progressivo ridimensionamento del mito berlingueriano. Ciononostante, sopravvive la narrazione del PCI come “partito totale”, capace di formare una classe dirigente dotata di una profonda quanto presuntuosa superiorità etico-politica.
Durante il confronto, Piero Sansonetti ha difeso l’eredità storica del comunismo italiano, definendo gli anni compresi tra il 1967 e il 1980 come una stagione contraddittoria ma decisiva — «anni di piombo e d’oro» — caratterizzata da profonde conquiste civili e sociali: la riforma sanitaria, la legge Basaglia, l’equo canone, la riforma del diritto di famiglia, la legalizzazione dell’aborto e l’adeguamento della scala mobile. Riprendendo la celebre formulazione di Pier Paolo Pasolini, Sansonetti ha descritto il PCI come un «paese nel paese», tracciando un parallelismo funzionale con il Movimento Sociale Italiano (MSI): due forze d’opposizione strutturate che costringevano le élite borghesi e la classe operaia a un confronto dialettico continuo, il cui apice fu rappresentato dalla stagione delle relazioni industriali tra la CGIL di Luciano Lama e la FIAT di Gianni Agnelli.
Il Polo escluso e l’uso pubblico del passato
Di diverso segno l’intervento di Italo Bocchino, il quale ha evidenziato come il racconto della militanza comunista susciti a destra un sentimento ambivalente tra identificazione strutturale e contrapposizione ideologica. Bocchino ha richiamato la condizione di marginalizzazione vissuta dalla destra missina, concettualizzata dallo politologo Piero Ignazi nella categoria del Polo escluso, rivendicando il valore storico della Svolta di Fiuggi (1995) quale momento di rottura istituzionale e di piena adozione dei valori antifascisti.
L’analisi si è infine spostata sul piano della critica al presente: mentre la politica contemporanea viene descritta come priva di radicamento sociale e ridotta a una dimensione meramente elettorale o mediatica (“il comizio sostituito dal sondaggio”), la rievocazione del PCI e del MSI degli anni Settanta finisce per fungere da metro di paragone nostalgico.
La rilevanza del volume di Testa e Velardi risiede proprio in questo esercizio di memoria pubblica: un’autobiografia non reticente che, attraverso la legittimazione incrociata tra ex avversari, mostra come la storia dei partiti della Prima Repubblica continui a essere terreno di scontro e di legittimazione nell’agora politica contemporanea.
Bibliografia essenziale di riferimento
Sulla storia e la memoria del PCI e del MSI:
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Caprara, M., & Mack Smith, D. (2006). Storia del PCI. Milano: Bompiani.
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Gotor, M. (2021). L’Italia del Novecento: Dalla disfatta di Caporetto alla fine della Prima Repubblica. Torino: Einaudi.
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Ignazi, P. (1989). Il polo escluso: Profilo del Movimento Sociale Italiano. Bologna: Il Mulino.
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Tarchi, M. (2003). Dal MSI ad Alleanza Nazionale: La destra radicale in Italia. Bologna: Il Mulino.
Sulla Public History, usi della storia e memoria collettiva:
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Gravioli, H., & Ridolfi, M. (A cura di). (2017). Manualetto di Public History. Milano: Unicopli.
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Nora, P. (A cura di). (1984-1992). Les Lieux de mémoire. Paris: Gallimard. (Per il concetto di “luogo della memoria” applicato alle sedi di partito e alle camere ardenti).
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Passerini, L. (1988). Storia e memoria della sinistra. Milano: Feltrinelli.
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Ridolfi, M. (2017). Verso la Public History: Fare e raccontare la storia nel tempo presente. Milano: FrancoAngeli.
Fonti primarie e memorialistica citate:
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Pasolini, P. P. (1975). Scritti corsari. Milano: Garzanti.
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Testa, C., & Velardi, C. (2024). Siamo stati iscritti al PCI. Milano: Garzanti.
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