mercoledì 6 Maggio 2026 - 12:24
Home Secondo dopoguerra (1946 ad oggi)

Piazza Fontana. Racconto di una strage

1352
Proprietà:
1203 parole e 8194 caratteri. Tempo di lettura 3 minuti.

di Emanuele Federici

È il 12 dicembre 1969 quando, a Milano, all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana scoppia una bomba tremenda che provoca 17 morti e 88 feriti. Chi aveva messo quella bomba? E con quale fine?

Per rispondere a queste domande bisogna fare un passo indietro e comprendere il contesto storico in cui si inserisce questa tragedia. Siamo alla fine degli anni ’60, un periodo particolarmente concitato della nostra storia repubblicana; gli studenti hanno iniziato a mobilitarsi, in modo sempre più radicale, dalla fine del 1967 e, soprattutto dal 1969, la loro protesta si è unita a quella della classe operaia, sempre più insofferente verso le condizioni di vita e di lavoro cui era costretta. Nello stesso periodo il Partito Comunista vede aumentare il proprio consenso elettorale, ottenendo il 26,9% alle elezioni politiche del 1968 e il 27,2% nel 1972. Questo contesto intimoriva le forze più reazionarie e conservatrici del paese, terrorizzate dallo spettro della “rivoluzione rossa” e pronte a far seguire all’Italia un percorso analogo agli altri paesi del Mediterraneo, tutti guidati da dittature fasciste o parafasciste (Grecia, Portogallo, Spagna). In alcuni ambienti dei servizi segreti e dei Ministeri della Difesa e degli Interni, infatti, fin dal dopoguerra, si registra una tolleranza nei confronti della democrazia, ma non un pieno sostegno, motivo per cui essi erano pronti in ogni momento ad una soluzione reazionaria, come dimostrato in quegli anni dal Piano Solo e dal tentato Golpe Borghese. Ma qual era la loro strategia? Per comprenderla bisogna fare un ulteriore passo indietro e arrivare al 1965, quando si tiene un convegno, organizzato dall’Istituto Pollio, all’Hotel Parco dei Principi di Roma, intitolato “Convegno sulla guerra rivoluzionaria”; è qui che si delinea la strategia per gli anni successivi. Innanzitutto viene individuato il nemico da combattere:

La guerra rivoluzionaria è un’espressione di marca comunista; il suo scopo finale è la rivoluzione e non la pace. […] La guerra rivoluzionaria trova la sua piattaforma ed il suo alimento nei grandi centri del comunismo mondiale coadiuvati dai paesi satelliti e dai partiti comunisti di tutto il mondo (atti del convegno).

Individuato il nemico, la guerra rivoluzionaria comunista, e analizzate le sue nuove caratteristiche nella società contemporanea, come neutralizzarlo? Una risposta chiara la fornisce Guido Giannettini, giornalista neofascista e collaboratore del Sid,

durante il suddetto convegno; dal suo punto di vista, essendo la lotta comunista contemporanea non ortodossa, in quanto segue le nuove linee dettate dalla guerriglia di Castro e Guevara, è necessario sviluppare una contro-guerriglia che deve far leva sulla paura della popolazione per orientare il suo comportamento e le sue idee. Le persone comuni vanno intimorite attraverso attentati, i quali però non devono colpire i comunisti, in quanto non è una guerra comune, ma la stessa popolazione, attribuendo la matrice di quelle azioni ai rivoluzionari di sinistra. L’idea fu approvata dai vertici dei servizi segreti, in particolare da Aloia ed Henke. Un lavoro così brutale però non può compierlo lo Stato in prima persona, vengono perciò incaricati dei militanti di estrema destra, in cerca di riscatto politico e fortemente anticomunisti, pescando nel movimento neofascista Ordine Nuovo. Questa strategia criminale inizia ad essere messa in atto in maniera sempre più imponente soprattutto a partire dal 1968, annus mirabilis, quando iniziano a registrarsi attentati in luoghi pubblici senza creare morti, come stabilito dal “patto” con Ordine Nuovo, ma danneggiando cose in modo da intimorire la popolazione; ad esempio, nel dicembre 1968 viene trovato un ordigno inesploso alla Rinascente di Milano e molti altri esplosero nei mesi successivi senza provocare alcun morto, come quello nell’ufficio del rettore dell’Università di Padova. Tutti questi attentati creano angoscia nella popolazione e, essendo attribuiti agli anarchici, insofferenza verso le continue manifestazioni di studenti e operai di sinistra che da ormai due anni bloccano il paese. Il 12 dicembre 1969 però il meccanismo si inceppa: come per i mesi precedenti scoppiano altri tre ordigni fuori dall’orario d’ufficio, e un quarto rimase inesploso nella sede della Banca Commerciale di piazza della Scala a Milano, senza provocare morti; ma a Milano scoppia un’altra bomba all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana, che provoca 17 morti e 88 feriti. Agli apparati dello Stato che avevano coperto i neofascisti di Ordine Nuovo appare subito chiaro che qualcosa sia andato storto, in quanto un attentato così brutale non era previsto dal loro “accordo”. A premere il piede sull’acceleratore infatti era stata la cellula padovana di Ordine Nuovo, in particolare Franco Freda e Giovanni Ventura, con l’obiettivo di realizzare un colpo di stato che portasse all’instaurazione di un regime fascista, come era avvenuto in Grecia col regime dei colonnelli. Comunque, anche in questo caso verranno accusati gli anarchici dell’attentato, provocando l’arresto di Pietro Valpreda, anarchico del circolo milanese 22 Marzo, poi scarcerato in quanto innocente, e la morte di Giuseppe Pinelli. Il primo processo, svoltosi nella città di Catanzaro (scegliere di spostare qui il processo e di non celebrarlo a Milano fa parte di una strategia ben precisa) emette la condanna in primo grado, nel 1979, per i terroristi neri Freda e Ventura, oltre che per Guido Giannettini, già citato per il convegno del ’65, e due ufficiali dei servizi segreti, il generale Gianadelio Maletti (capo dell’ufficio D del Sid, addetto al controspionaggio) e il capitano Antonio Labruna, colpevoli questi ultimi di aver sviato le indagini sulla pista anarchica per coprire i terroristi ordinovisti. Tuttavia, nei successivi gradi di giudizio Freda e Ventura vengono assolti (rimangono a loro carico “solamente” gli attentati precedenti senza morti). Un nuovo processo poi si chiude nel 1991 (processo “Catanzaro-bis”), e coinvolge nuovi esponenti del mondo politico neofascista italiano, da Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia

Nazionale, a Massimiliano Fachini, esponente missino di Padova (la città di Freda e Ventura), ma si conclude senza condanne. Infine un nuovo processo si celebra a Milano nei primi anni Duemila, poggiando soprattutto sulle confessioni del pentito di Ordine Nuovo Carlo Digilio, e porta alle condanne in primo grado di altri membri del gruppo: Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi e Giancarlo Rognoni (poi assolti nei gradi d’appello successivi). Tuttavia, quest’ultimo processo dichiara colpevoli Freda e Ventura per la strage di Piazza Fontana, ma senza poterli processare per questo reato in quanto dichiarati assolti in via definitiva nel 1987.

La strage di Piazza Fontana sarà purtroppo solamente la prima di una serie di attentati che hanno sconvolto l’Italia fino al 1980 (o al 1984 a seconda delle prospettive) provocando centinaia di morti innocenti. L’aspetto su cui bisogna riflettere è l’importanza della difesa della democrazia, un bene prezioso quanto sempre in discussione, come dimostrano questi eventi che, è importante sottolinearlo, sono attuati da terroristi, ma con la copertura, e questo vale anche per i successivi attentati, di settori dello Stato che dovrebbero difendere la democrazia ma, ahimè, in questa fase l’hanno calpestata spudoratamente.


Emanuele Federici, storico, ricercatore presso l’Università degliStudi Roma Tre.


Bibliografia:

  • B. Tobagi, Piazza Fontana. Il processo impossibile, Milano, Einaudi, 2019;
  • P. Biondani, La ragazza di Gladio e altre storie nere. La trama nascosta di tutte le stragi, Milano, Fuori Scena, 2024;
  • B. Tobagi, Le stragi sono tutte un mistero, Bari-Roma, Laterza, 2024.

Sitografia:

• https://www.archivioflamigni.org/
• https://memoria.cultura.gov.it/la-storia • https://spazio70.com/


Filmografia:

• M.T. Giordana, Romanzo di una strage, 2012. Trailer al link: