a cura redazione BLOG Giano PH
Introduzione
Con i suoi 2.217 metri s.l.m., il Monte Terminillo si erge a nord-est di Rieti, dominando la conca reatina e offrendo un collegamento naturale tra Lazio e Abruzzo1. La sua posizione strategica ha favorito nel tempo l’uso della montagna come punto di osservazione, risorsa pastorale e riferimento simbolico.
Origini geologiche
Il Terminillo fa parte dell’Appennino laziale-abruzzese ed è prevalentemente costituito da calcari mesozoici, formatisi in ambiente marino tra il Triassico e il Giurassico2. L’attuale morfologia è il risultato dell’orogenesi appenninica e dell’erosione glaciale quaternaria, che ha modellato circhi glaciali e valloni ancora ben riconoscibili3.
Il Terminillo nella storia
Età antica e medievale
Non vi sono evidenze dirette di insediamenti stabili in quota in età romana, ma il monte rientrava nell’orizzonte visivo e territoriale della Sabina4. In epoca medievale, i versanti furono sfruttati per la transumanza e come confine naturale tra diocesi e signorie locali.
Età moderna e contemporanea
Nel XX secolo, il Terminillo divenne oggetto di un progetto di valorizzazione turistica voluto dal regime fascista, che lo definì “la Montagna di Roma”5. La costruzione di infrastrutture sciistiche e stradali tra gli anni ’30 e ’50 trasformò profondamente il paesaggio e l’economia locale.
Il mito e le leggende
Il Terminillo è associato a una serie di racconti popolari:
- Il Gigante Addormentato: la sagoma del monte, vista da alcune prospettive, ricorderebbe un uomo disteso, leggenda che narra di un gigante pietrificato da una maledizione6.
- Il tesoro dei monaci: si tramanda che eremiti medievali abbiano nascosto reliquie e oggetti preziosi in grotte inaccessibili.
- La porta degli spiriti: alcuni pastori raccontavano di un passo montano da cui, nelle notti di tempesta, si udivano voci ultraterrene, forse eco di fenomeni acustici naturali amplificati dalla conformazione delle valli.
Il Terminillo come simbolo identitario
Il monte è oggi parte dell’immaginario collettivo reatino, celebrato in feste, gare sportive e iniziative culturali. La sua immagine compare in stemmi e loghi istituzionali e continua a rappresentare un confine e al tempo stesso un ponte tra culture e territori7.
Conclusioni
Monte Terminillo è un caso esemplare di interazione tra ambiente naturale, storia umana e costruzione simbolica. La sua identità attuale non è solo il risultato di dinamiche geologiche e scelte economiche, ma anche di narrazioni mitiche e leggende che hanno plasmato la percezione collettiva.
Note
- Funiciello, R., Geologia dell’Appennino centrale, Roma: CNR, 1995, pp. 212-214. ↩
- Parotto, M., Struttura e geologia dell’Appennino laziale, Roma: Università “La Sapienza”, 2003. ↩
- Bosi, C., “Forme glaciali e periglaciali del Terminillo”, Bollettino della Società Geografica Italiana, 1968, 105, pp. 45-67. ↩
- Quilici, L., “La Sabina in età romana”, Archeologia Classica, 1984, XXXVI, pp. 121-144. ↩
- Archivio Centrale dello Stato, Fondo Presidenza del Consiglio, Progetti turistici 1934-1940. ↩
- Lattanzi, M., Miti e leggende della Sabina, Roma: Newton Compton, 2001. ↩
- Comune di Rieti, Piano di sviluppo turistico, 2019. ↩
Bibliografia essenziale
- Bosi, C., “Forme glaciali e periglaciali del Terminillo”, Bollettino della Società Geografica Italiana, 1968.
- Funiciello, R., Geologia dell’Appennino centrale, Roma: CNR, 1995.
- Lattanzi, M., Miti e leggende della Sabina, Roma: Newton Compton, 2001.
- Parotto, M., Struttura e geologia dell’Appennino laziale, Roma: Università “La Sapienza”, 2003.
- Quilici, L., “La Sabina in età romana”, Archeologia Classica, 1984.
- Archivio Centrale dello Stato, Fondo Presidenza del Consiglio, Progetti turistici (1934-1940).
- Bartoloni, S., Il turismo in Italia durante il fascismo, Roma: Carocci, 2005.
- Cassetti, L., “Terminillo, la montagna di Roma”, Studi Reatini, 22, 1998, pp. 45-67.
- Guarrera, L., Rieti e il Terminillo tra le due guerre, Rieti: Edizioni Sabine, 1990.
- Istituto Luce, Cinegiornali e documentari, Archivio digitale, 1935-1940.ù
Contesto politico e ideologico
Negli anni ’30 il regime fascista, in linea con la sua politica di monumentalizzazione del territorio e di valorizzazione nazionale delle risorse, avviò un vasto piano per fare del Monte Terminillo la cosiddetta “Montagna di Roma”1.
L’obiettivo era duplice:
- creare una località turistica d’élite, simbolo di modernità e di potenza organizzativa del regime;
- sviluppare un polo sciistico accessibile alla capitale, in concorrenza con le stazioni alpine.
Le infrastrutture
Tra il 1934 e il 1940 furono realizzate importanti opere:
- Strada provinciale Rieti–Terminillo (1935), che collegava rapidamente la città alla vetta, frutto di un progetto ingegneristico d’avanguardia2;
- Alberghi e rifugi in stile razionalista, tra cui il Grande Albergo di Campo Forogna e il Rifugio Principe di Piemonte;
- Impianti sciistici: i primi skilift e piste da discesa, tra le più moderne d’Italia all’epoca3;
- Opere pubblicitarie: campagne di promozione turistica su riviste illustrate come Le Vie d’Italia e Illustrazione Italiana, che descrivevano il Terminillo come “la Cortina dell’Appennino”.
Propaganda e simbologia
Il Terminillo divenne un simbolo della romanità in quota:
- Eventi sportivi come gare di sci e manifestazioni del GUF (Gruppi Universitari Fascisti) venivano presentati come prova della forza fisica e morale della gioventù italiana.
- La montagna fu associata a slogan che esaltavano il legame tra Roma e il suo “sbocco alpino” negli Appennini.
- Il paesaggio innevato veniva rappresentato nei cinegiornali Luce come esempio di “natura domata e messa al servizio della nazione”4.
Impatto economico e sociale
Il progetto modificò profondamente l’economia della conca reatina:
- Creazione di posti di lavoro nella costruzione e gestione delle strutture turistiche;
- Aumento della mobilità interna con miglioramenti stradali;
- Inizio del turismo invernale di massa per la popolazione romana e laziale.
Tuttavia, l’impatto ambientale fu significativo, con disboscamenti, modifiche del paesaggio e urbanizzazione delle aree d’alta quota.
Declino e eredità
Con l’entrata dell’Italia nella Seconda guerra mondiale (1940) e l’inasprirsi del conflitto, il progetto subì un brusco rallentamento. Dopo il 1943, il Terminillo perse la centralità propagandistica, ma le infrastrutture realizzate sotto il regime costituirono la base per lo sviluppo turistico del dopoguerra.
Note
- Archivio Centrale dello Stato, Fondo Presidenza del Consiglio, Progetti turistici, 1934-1940. ↩
- “La strada Rieti–Terminillo, opera d’arte fascista”, L’Urbe, 1936, n. 5, pp. 12-15. ↩
- ENIT (Ente Nazionale Industrie Turistiche), Relazione annuale 1938, Roma: ENIT, 1939. ↩
- Cinegiornali Luce, Archivio Storico Istituto Luce, serie 1937-1939, “La montagna di Roma”. ↩
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