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    Home Seconda Guerra mondiale (1939-1945)

    L’altruismo contro la ritorsione nazista: Salvo D’Acquisto a Torre di Palidoro

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    A cura di: Redazione GIANO PH APS

    Il contesto storico: il vuoto di potere dopo l’8 settembre 1943

    L’annuncio dell’armistizio siglato a Cassibile, trasmesso dal maresciallo Pietro Badoglio l’8 settembre 1943, lasciò l’Italia nel caos istituzionale e operativo. Con la fuga della famiglia reale e dei vertici militari verso Brindisi, le forze armate italiane sul territorio nazionale si trovarono prive di direttive chiare di fronte all’immediata occupazione da parte della Wehrmacht (Operazione Achse).
    In questa fase di disorientamento, l’Arma dei Carabinieri mantenne spesso presidi territoriali volti a garantire l’ordine pubblico primario e la tutela delle popolazioni locali. Nella campagna laziale, a pochi chilometri da Roma, il ventiduenne vicebrigadiere napoletano Salvo D’Acquisto ricopriva l’incarico di comandante interinale presso la Stazione dell’Arma di Torre in Pietra.

    I fatti di Palidoro: dall’esplosione alla ritorsione

    Il 22 settembre 1943, presso una caserma abbandonata della Guardia di Finanza situata nella località di Torre di Palidoro, alcuni paracadutisti tedeschi della 2. Fallschirmjäger-Division s’imbatterono in una cassa di munizioni rimasta incustodita. Il successivo scoppio accidentale provocò la morte di due soldati tedeschi e il ferimento di altri.
    Nonostante la natura palesemente fortuita dell’evento, i comandi occupanti interpretarono l’episodio come un atto di sabotaggio e applicarono la logica della ritorsione preventiva, prevista dalle direttive di guerra tedesche. Il mattino del 23 settembre 1943, le truppe della Wehrmacht organizzarono una rastrellamento nella zona di Palidoro, fermando 22 cittadini e lavoratori locali del tutto estranei all’accaduto.

    Il luogo e il sacrificio: Torre di Palidoro

    Condotti nei pressi della Torre di Palidoro (nell’odierno comune di Fiumicino, in provincia di Roma), gli ostaggi civili vennero costretti dai soldati tedeschi a scavare una fossa comune. Salvo D’Acquisto, convocato sul posto come rappresentante della Stazione dei Carabinieri, tentò ripetutamente di spiegare agli ufficiali occupanti la reale natura accidentale dell’esplosione.
    Di fronte all’imminenza dell’esecuzione collettiva e alla determinazione tedesca di effettuare la rappresaglia, D’Acquisto decise di autoaccusarsi dell’attentato, dichiarandosi unico responsabile. Il suo gesto permise l’immediata liberazione dei 22 civili innocentemente fermati. Il Vicebrigadiere venne fucilato sul posto all’età di 22 anni.

    Prospettiva di Public History: memoria istituzionale e percezione collettiva

    Nell’ambito degli studi di Public History, la vicenda di Salvo D’Acquisto rappresenta un caso significativo di intersezione tra la memoria istituzionale e la memoria collettiva dell’Italia post-bellica:
    Esempio di resistenza civile ed etica: La figura di Salvo D’Acquisto non s’inserisce nei tradizionali quadri della lotta armata partigiana, ma incarna una forma di resistenza morale e civile che scaturì direttamente dall’adempimento del dovere e della tutela della cittadinanza.
    Costruzione del mito razionale e beatificazione: Riconosciuto con la Medaglia d’Oro al Valore Militare alla memoria nel dopoguerra, il suo gesto è diventato un perno dell’identità dell’Arma dei Carabinieri e della storiografia sull’occupazione nazista nel Lazio. Nel 1983 la Chiesa Cattolica ha avviato la causa di beatificazione (promossa dall’Ordinariato Militare), riconoscendo il carattere di martirio per carità del suo atto.
    Paesaggio della memoria: La Torre di Palidoro e il circostante spazio memoriale costituiscono oggi un luogo di valorizzazione storica per le scuole, gli studiosi e i cittadini, a testimonianza del legame tra microstoria locale e grandi eventi globali del secondo conflitto mondiale.

    Motivazione della Medaglia d’Oro al Valore Militare (M.O.V.M.)

    Esempio luminoso di altruismo, spinto fino alla suprema rinuncia della vita, sul luogo stesso del supplizio, dove, per barbara rappresaglia, era stato condotto dalle orde naziste insieme con 22 ostaggi civili del territorio della sua stazione, pure essi innocenti, non esitava a dichiararsi unico responsabile di un presunto attentato contro le forze armate tedesche. Affrontava così – da solo – impavido la morte, imponendosi al rispetto dei suoi stessi carnefici e scrivendo una nuova pagina indelebile di purissimo eroismo nella storia gloriosa dell’Arma. – Torre di Palidoro (Roma), 23 settembre 1943


    Fonti storiche e Bibliografia essenziale

    Fonti primarie e Documenti ufficiali

    Associazione Nazionale Combattenti Guerra di Liberazione (ANCFARGL): Scheda biografica e motivazione della M.O.V.M. di Salvo D’Acquisto. Disponibile su: combattentiliberazione.it.
    Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare: Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), Tipografia Regionale, Roma, 1965, p. 324.
    Archivio Storico del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri: Relazioni d’epoca sui fatti di Palidoro (22-23 settembre 1943).

     

    Saggistica storiografica

    Casavola, Anna Maria: Carabinieri tra resistenza e guerra di liberazione, Studium, Roma, 2019.
    Klinkhammer, Lutz: L’occupazione tedesca in Italia 1943-1945, Bollati Boringhieri, Torino, 1993.
    Paoletti, Ciro: Salvo D’Acquisto. Il suo tempo e la sua storia, Edizioni Carabinieri, Roma, 2003.

    Ragozzino, Giuseppe: Salvo D’Acquisto: la figura e il sacrificio del vicebrigadiere dei carabinieri, Edizioni Paoline, Milano, 1998.


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