
a cura redazione BLOG Giano PH
Nel campo della Public History, la fine di Benito Mussolini non rappresenta soltanto la conclusione politica e militare del fascismo, ma costituisce uno dei nodi simbolici più complessi della storia repubblicana. Analizzare la morte del Duce significa immergersi nel punto d’intersezione tra ricerca archivistica, uso politico del passato, memorie divise e mitologie pop.
La cattura a Dongo: 27 aprile 1945

Il 27 aprile 1945, lungo la sponda occidentale del Lago di Como, una colonna della contraerea tedesca (Flak) in ritirata verso la Svizzera viene fermata a un posto di blocco della 52ª Brigata Garibaldi “Luigi Clerici”, guidata da Pier Luigi Bellini delle Stelle (“Pedro”) e dal commissario politico Urbano Lazzaro (“Bill”).
Durante la perquisizione dei camion a Dongo, i partigiani notano un soldato tedesco nell’abitacolo di un mezzo, rannicchiato sotto un elmetto e un cappotto militare della Wehrmacht. Riconosciuto da Giuseppe Negri e Bill, l’uomo si rivela essere Benito Mussolini in fuga da Milano verso la Valtellina, assieme all’amante Claretta Petracchi e ai gerarchi della Repubblica Sociale Italiana.
Per la Public History, il momento della cattura a Dongo segna la decostruzione fisica e visiva del mito del “Duce insonne e invincibile”: il dittatore viene denudato della sua uniforme di Maresciallo dell’Impero e immortalato nella vulnerabilità di un travestimento fallito.
L’esecuzione e le interpretazioni storiografiche
Il 28 aprile 1945, Benito Mussolini e Claretta Petracchi vengono giustiziati nei pressi di Villa Belmonte a Giulino di Mezzegra. L’esecutore materiale dichiarato dalla storiografia ufficiale fu Walter Audisio (“Colonnello Valerio”), affiancato da Aldo Lampredi e Michele Moretti.
La “Versione Ufficiale” e la direttiva del CLNAI
La spiegazione canonica si basa sulle direttive del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), che aveva decretato la pena di morte per i responsabili del disastro nazionale fascista (decreto del 25 aprile 1945). La scelta di un’esecuzione immediata rispondeva alla necessità di impedire che il dittatore venisse consegnato agli Alleati per un processo internazionale (stile Norimberga), rivendicando la sovranità morale e politica della Resistenza italiana.
Il dibattito sulle versioni alternative e i complotti
Attorno all’esecuzione sono fiorite per decenni narrazioni parallele, alimentate dall’assenza di un verbale di esecuzione notarile e dai resoconti talvolta contraddittori dei testimoni:
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La “pista inglese” e le lettere di Churchill: Una teoria complottistica molto diffusa sostiene che l’ordine di eliminare Mussolini sia giunto dai servizi segreti britannici (SOE) per recuperare un presunto carteggio segreto tra Mussolini e Winston Churchill, contenente accordi diplomatici compromettenti. Nessuna prova documentale certa ha mai confermato tale ipotesi.
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La pista Lonati-Maccarnaro: Nel 1994, Bruno Giovanni Lonati affermò di aver ucciso Mussolini il mattino del 28 aprile insieme a un agente segreto britannico (codice “John”), precedendo la versione Audisio.
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Analisi medico-legale: Studi successivi sui resti e sulle perizie necroscopiche (come gli approfondimenti del prof. Pierluigi Baima Bollone) hanno analizzato l’ora del decesso e l’esatta traiettoria dei proiettili, evidenziando discrepanze cronologiche ma confermando la dinamica dell’eliminazione sul posto.
Nella prospettiva di studio del rapporto tra storia e spazio pubblico, queste “narrazioni alternative” sono rivelatrici: mostrano come la memoria di una nazione fatichi ad accettare un evento storico risolutivo senza circondarlo di contorni misteriosi.
L’odissea del corpo: da Piazzale Loreto a Predappio
Come ha magistralmente ricostruito lo storico Sergio Luzzatto nel saggio Il corpo del duce, la storia materiale del cadavere di Mussolini è un capitolo di straordinaria rilevanza politica.

Piazzale Loreto e il rituale collettivo
Il 29 aprile 1945, i corpi di Mussolini, della Petracchi e dei gerarchi scortati da Dongo vengono scaricati in Piazzale Loreto a Milano — lo stesso luogo dove il 10 agosto 1944 i fascisti avevano esposto i cadaveri di 15 partigiani assassinati. Il corpo di Mussolini viene sottoposto all’insulto della folla prima di essere appeso a testa in giù alla pensilina di un distributore di benzina.
Piazzale Loreto si configura come un rituale di desacralizzazione del potere: il corpo che per vent’anni era stato il simbolo vivente dello Stato viene fisicamente ridotto a spoglia, sancendo la fine della dittatura davanti agli occhi del paese.
Il cadavere “invisibile” e il furto del 1946
Dopo l’autopsia all’Istituto di Medicina Legale di Milano, la salma viene sepolta anonimamente nel cimitero Maggiore di Musocco (campo 16), per evitare che la tomba diventi luogo di culto neo-fascista.
Tuttavia, nella notte tra il 22 e il 23 aprile 1946, il neofascista Domenico Leccisi e i membri dei “FAR” (Fasci di Azione Rivoluzionaria) riesumano e trafugano il cadavere. Per oltre dieci anni la salma rimarrà “scomparsa” agli occhi del pubblico, custodita segretamente in un baule prima a Madesimo e poi presso il convento dei Frati Minori di Cerro Maggiore.
La sepoltura a Predappio (1957) e il turismo della memoria
Nel 1957, il governo presieduto da Adone Zoli (democristiano), bisognoso del sostegno parlamentare del Movimento Sociale Italiano (MSI), decide di restituire i resti alla vedova Rachele Guidi.
Il 30 agosto 1957 la salma viene tumulata nella cripta di famiglia nel cimitero di Predappio, città natale del Duce. Da quel momento, Predappio si trasforma in un controverso sito di memoria e meta di turismo nostalgico, ponendo tuttora alle istituzioni locali e agli storici rilevanti questioni etiche e di gestione dello spazio pubblico.

Sintesi metodologica
Per lo storico pubblico, studiare Piazzale Loreto significa spostare l’attenzione da “chi ha sparato a Mussolini” a “cosa ha rappresentato la visione del suo corpo distrutto per la società italiana del 1945”.
Il cadavere di Mussolini in piazza ha funzionato come un dispositivo di catarsi collettiva: ha chiuso l’era dell’Italia fascista attraverso un rito arcaico di esecuzione e dissacrazione urbana, lasciando tuttavia in eredità una memoria lacerata con cui la Repubblica Italiana ha dovuto confrontarsi per decenni.
Bibliografia di riferimento (Public & Political History)
Per approfondire la vicenda dal punto di vista storico e analitico:
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Luzzatto, Sergio. Il corpo del duce. Un cadavere tra memoria e storia. Einaudi, 2001.
(Il testo fondante per comprendere la dimensione simbolica e materiale delle spoglie di Mussolini). -
De Felice, Renzo. Mussolini l’alleato. II. La guerra civile 1943-1945. Einaudi, 1997.
(La disamina storiografica degli ultimi anni della RSI e del crollo del regime). -
Franzinelli, Mimmo. L’amico americano. Aldo Lampredi: la storia segreta dell’uccisione di Mussolini. Mondadori, 2019.
(Un’analisi documentale accurata sui quadri dirigenti del PCI e sulla dinamica dell’esecuzione). -
Baima Bollone, Pierluigi. Le ultime ore di Mussolini. Mondadori, 2005.
(Lo studio medico-legale e peritale sugli eventi di Giulino di Mezzegra). -
Cavalleri, Giorgio. Ombre sul lago. I misteri della fine di Mussolini e della Petacci. Piemme, 1995.
(Una panoramica critica delle versioni alternative e delle testimonianze sui fatti del Lario).
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