a cura redazione BLOG Giano PH
Introduzione
Tra le infrastrutture idrauliche di Roma antica, l’Acquedotto Vergine (Aqua Virgo) rappresenta un caso straordinario di continuità funzionale e culturale. Costruito nel 19 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, genero di Augusto, per rifornire le sue terme nel Campo Marzio, è l’unico acquedotto romano antico ancora in funzione, con un ruolo centrale nella distribuzione dell’acqua a numerose fontane monumentali della città. Questo articolo intende approfondire la genesi, il percorso, le trasformazioni e la rilevanza dell’opera, intrecciando aspetti tecnici, storici e simbolici.
Origine e costruzione: tecnica e politica
L’Acquedotto Vergine fu il frutto della politica urbanistica augustea, fondata su monumentalità e funzionalità. Il tracciato di circa 20,5 km parte da una sorgente nei pressi dell’odierna località Salone, lungo la Via Collatina, per giungere fino al Campo Marzio. L’opera è costituita per oltre il 90% da tratti sotterranei, scelta che riduceva l’impatto visivo e garantiva protezione dalle intemperie e da eventuali sabotaggi.
Il nome “Vergine” ha due spiegazioni: da un lato, l’elevata purezza dell’acqua; dall’altro, una leggenda secondo cui una giovane (virgo) avrebbe mostrato ai soldati romani la sorgente. In ogni caso, il nome e l’opera si iscrivevano nella narrazione augustea della “renovatio urbis” (Coarelli, 2001).
Percorso urbano e punti di interesse
Dopo l’ingresso in città attraverso i Monti Parioli e il Pincio, l’acquedotto giungeva alle Terme di Agrippa, prima infrastruttura pubblica a beneficiarne. Tuttora si possono osservare arcate visibili in Via del Nazareno e Via del Bufalo. All’interno del centro storico, l’acqua raggiunge celebri fontane tra cui:
- Fontana di Trevi, la “mostra” moderna del Vergine (Nicola Salvi, 1732),
- Barcaccia di Piazza di Spagna (Bernini, 1629),
- Fontane minori nei rioni Trevi, Campo Marzio e Pigna.
I restauri: da Adriano I al XX secolo
L’acquedotto subì danni durante l’assedio dei Goti nel 537 d.C., ma fu restaurato già in epoca carolingia (Papa Adriano I) e medievale. Durante il Rinascimento e il Barocco, papa Niccolò V (1453) e poi Pio V (1570) promossero ulteriori restauri, facendo del Vergine un simbolo della rinascita cristiana di Roma. Dal 1930, un “Nuovo Acquedotto Vergine” convoglia acqua potabile per usi civici, mentre il tracciato antico serve esclusivamente fontane e verde urbano.
Persistenza e significato contemporaneo
Oggi il Vergine ha una portata di circa 120 litri al secondo e rappresenta un raro esempio di resilienza idraulica. La sua funzione non è più vitale per il sostentamento umano, ma lo è per la scenografia urbana, la conservazione ambientale e l’identità culturale. La fontana di Trevi, alimentata dal Vergine, è al centro di rituali collettivi (come il lancio della moneta), di grande risonanza turistica e simbolica.
Conclusione
L’Acquedotto Vergine non è soltanto un’opera ingegneristica dell’antichità: è un sistema vivo, in grado di sopravvivere a millenni di trasformazioni politiche, religiose e urbanistiche. Il suo flusso continuo simboleggia la capacità della città di Roma di riadattare il proprio passato per nutrire il presente e il futuro.
GUARDA ROMA-Acquedotto Vergine.Ancora oggi porta l’acqua a ROMA
Bibliografia
- Aicher, P. J. (1997). Guida archeologica alle strade di Roma antica. Roma: L’Erma di Bretschneider.
- Coarelli, F. (2003). Guida archeologica di Roma. Bari: Laterza.
- D’Angeli, A. (2015). L’acquedotto Vergine: da Agrippa al Barocco. In Studi sul sistema idraulico di Roma antica, a cura di L. Quilici, Roma: Quasar, pp. 113–136.
- Frontino, S. Giulio. (2005). Gli acquedotti di Roma. A cura di G. Squillace. Milano: Mondadori (Oscar Classici).
- Lanciani, R. (1990). Commentari di archeologia e topografia romana. Roma: L’Erma di Bretschneider.
- Lugli, G. (1955). La tecnica edilizia romana con particolare riguardo a Roma e Lazio. Roma: Bardi.
- Mari, Z. (2000). «L’acquedotto Vergine: continuità d’uso e trasformazioni urbane». Bollettino di Archeologia, 34(2), pp. 55–76.
- Quilici, L. & Quilici Gigli, S. (1998). Roma antica: guida archeologica. Roma: Newton & Compton.
- Sear, F. (2001). L’architettura romana. Milano: Mondadori Università.
- Soprintendenza Archeologica di Roma. (1998). Gli acquedotti romani. Percorsi e resti visibili. Roma: Electa.
Consigli per ampliamento
Per una tesi o un lavoro di ricerca più ampio, potresti includere anche:
- Atti di convegni su urbanistica romana o restauro degli acquedotti.
- Documentazione tecnica della Soprintendenza Speciale di Roma o dell’ACEA (azienda che gestisce l’acqua a Roma).
- Fonti epigrafiche come l’EAGLE (Epigraphic Database).




