
a cura redazione BLOG Giano PH
Per i russi, Aleksàndr Sergeevič Puškin non è semplicemente un grande scrittore: è «наше всё» («il nostro tutto»), come sintetizzò celebremente il critico Apollon Grigor’ev nel 1859. Dal punto di vista della Public History, Puškin rappresenta uno dei casi più affascinanti di costruzione del mito nazionale, riappropriazione politica e stratificazione della memoria pubblica.
Analizzare il poeta del La figlia del capitano ed Evgenij Onegin con le lenti della storia pubblica significa spostare lo sguardo dall’esegesi del testo alla biografia politica del simbolo: come è diventato Puškin un luogo della memoria universale?
La monumentalizzazione: la nascita del culto nel 1880

La trasformazione di Puškin da figura letteraria controversa (confinato dallo zar, morto in un tragico duello nel 1837) a Padre della Patria ha un momento di svolta preciso: l’inaugurazione del Monumento a Puškin a Mosca nel 1880.
L’evento fu una vera e propria manifestazione di Public History ante litteram:
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La convergenza culturale: Durante la cerimonia, i più grandi intellettuali del tempo — tra cui Fëdor Dostoevskij e Ivan Turgenev — pronunciarono discorsi che definirono l’identità russa per le generazioni a venire.
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La sacralizzazione dello spazio urbano: La statua scolpita da Aleksandr Opekušin trasformò la piazza in uno spazio liturgico profano, dove la cittadinanza si riuniva per celebrare non la dinastia regnante, ma la lingua e lo spirito nazionale.
Il “Puškin Sovietico”: il centenario del 1937
Uno degli snodi più paradossali della memoria pubblica puškiniana si consumò sotto il regime staliniano. Nel 1937, in pieno terrore delle purghe, l’Unione Sovietica celebrò in grande stile il centenario della morte del poeta.
Il regime sovietico attuò una riscrittura identitaria: l’aristocratico Puškin venne riabilitato e trasformato in un “precursore della rivoluzione”, un poeta vittima dell’autocrazia zarista e voce del popolo.
Le iniziative di Public History del 1937 inclusero:
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Editoria di massa: Tirature di milioni di copie distribuite nelle scuole e nelle fabbriche.
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Toponomastica e musealizzazione: Città, strade, teatri e stazioni vennero intitolate al poeta (compreso il rinominamento del villaggio di Carskoe Selo in Puškin).
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Cultura popolare: Opere teatrali, film e festival musicali diffusero una narrazione accessibile a tutti gli strati sociali.
Puškin oggi: tra identità globale e decolonizzazione della memoria
Oggi, l’eredità di Puškin si trova al centro di accesi dibattiti storiografici e geopolitici. Se da un lato il poeta rimane l’icona indiscutibile della lingua russa nel mondo, dall’altro la storia pubblica contemporanea analizza criticamente il suo ruolo nel contesto dell’espansionismo dell’Impero Russo (ad esempio attraverso poemi come Il prigioniero del Caucaso).
Studiare Puškin oggi tramite la Public History permette di fare operazione di trasparenza storiografica: distinguere l’uomo dell’Ottocento dal “mito Puškin” costruito da imperi, regimi e pedagogie statali nel corso di due secoli.
Bibliografia essenziale
Fonti critiche sulla memoria e il mito di Puškin
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Binyon, TJ. Pushkin: A Biography. Vintage, 2003. (Analisi biografica rigorosa e contestualizzata).
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Debreczeny, Paul. Social Functions of Literature: Alexander Pushkin and Russian Culture. Stanford University Press, 1997. (Opera fondamentale sul ruolo sociale e sul culto pubblico di Puškin).
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Platt, Jonathan Brooks. Greetings, Pushkin! Stalinist Cultural Politics and the Russian National Bard. University of Pittsburgh Press, 2016. (Studio imprescindibile sulle celebrazioni staliniane del 1937 e la costruzione della memoria sovietica).
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Volkov, Solomon. Romanov Riches & Pushkin’s Ghost: Cultural History of St. Petersburg. Anchor Books, 1996. (Saggio sulla relazione tra la città, il poeta e l’immaginario collettivo).
Studi di ambito italiano e slavistico
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Ripellino, Angelo Maria. Saggi di letteratura russa. Einaudi, 1970.
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Strada, Vittorio. La tradizione impressa. Da Puškin a Pasternak. Einaudi, 1988. (Riflessione sul canone e la tradizione letteraria russa).
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