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    Home Seconda Guerra mondiale (1939-1945)

    Giuseppe Esposito, marinaio disperso a Rodi (Dodecaneso) dopo l’8 settembre 1943

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    Lero (RODI) a sinistra Giuseppe Esposito

    a cura di Giuseppe Esposito nipote dell’omonimo, esercita la professione di guida turistica al Parco Archeologico di Pompei

    Il marinaio elettricista Giuseppe Esposito nacque nel centro antico di Castellammare di Stabia nel 1921. Suo padre lavorava nei cantieri navali. Giuseppe era il fratello di mio padre Francesco, anche lui arruolato nella Regia Marina Militare per 20 anni. Prima per un anno, sull’incrociatore Trieste, poi durante la II.a Guerra mondiale due anni sul sommergibile Pietro Micca, infine sulla nave antisommergibile Groppo.

    Il sommergibile Pietro Micca in missione

    Quest’ultima varata nei cantieri navali di Castellammare, fu affondata dagli anglo-americani nel 1943 durante un bombardamento sulla città di Messina. Mio zio Giuseppe, arruolato e avviato alle armi tra il 1940 e il 1941,fu destinato alle isole italiane del Dodecaneso (Mar Egeo). Prima distaccato a Lero e poi a Rodi, nella stazione radio della Marina sul Monte Profeta.
    L’8 settembre 1943, data dell’armistizio era ancora vivo.
    A Rodi la Divisione Regina si oppose ai tedeschi della Divisione Sturm Rodos (battaglia durata dall’ 8 all’ 11 settembre) purtroppo senza successo con la conseguente  resa. Da quel momento non si ebbero più sue notizie e dopo la guerra fu dichiarato disperso. Al termine del conflitto mio padre cominciò le sue ricerche per sapere come e dove fosse morto suo fratello. Seppe allora, da due commilitoni di mio zio, che gli era stato proposto di scappare con loro in Turchia su una barca di pescatori greci, cosa che loro fecero effettivamente ma mio zio rifiutò.                                                                                    Queste le ultime notizie certe  sulla vita militare di mio zio. Ma un’altra notizia certa è che dopo la fine della guerra, all’indirizzo di mio zio nel centro antico di Castellammare giunse una cartolina  dalla Calabria. Chi la inviò  scriveva di essere stato internato dai tedeschi in Macedonia, purtroppo non fu possibile rintracciare questa persona che comunque doveva aver conosciuto molto bene mio zio.                                                                                A mio avviso, zio non morì durante la battaglia di Rodi ma fu deportato. Mio padre tentò di raccogliere informazioni tra gli ex marinai di Rodi ma a Rodi nel 1943 c’erano 37.000 militari italiani (tra loro i marinai erano 2100) e la diffusione del cognome Esposito soprattutto nel napoletano complicò di più le ricerche. Due piste risultarono sicuramente errate (comunque portavano in Polonia), una terza sembrò più attendibile, portava anch’essa in Polonia, nell’area di Danzica. Un marinaio disse che era quasi sicuro che un Esposito Giuseppe era nel suo campo di internamento e che gli sembrava proprio quello della foto che gli mostrò mio padre. Aggiunse che ogni mattina i tedeschi li portavano a lavorare in diversi porti e cantieri navali dell’area di Danzica ma che una sera quel tale Esposito non tornò più al campo.
    Tra i 37.000 militari che nel 1943 erano a Rodi c’era anche Alessandro Natta che successivamente sarebbe diventato, per varie legislature, un parlamentare del partito comunista e poi segretario nazionale del PCI alla morte di Berlinguer. Egli partecipò nella battaglia di Rodi, alla difesa dell’aeroporto di Gadurrà, rimanendo anche ferito (lui era giunto a Rodi come ufficiale dell’esercito nel 1942). Natta fu internato a Rodi nel campo di Asguro fino al mese di gennaio 1944, poi fu trasferito in Germania nei campi per gli internati militari italiani IMI. Dopo la guerra scrisse il libro “L’altra Resistenza, i militari italiani internati in Germania”, in cui raccontò la battaglia di Rodi, le sue vicende e quelle degli altri internati.
    A Rodi i tedeschi aprirono otto campi per i militari italiani catturati.
    Uno di questi campi fu proprio sul monte Profeta, a quota 300, in un edificio della piazza del villaggio di Campochiaro (il villaggio ora si chiama Eleousa). In questo campo (il campo n.ro 5) fu internato anche il soldato Francesco Pascariello, originario di S.Michele Salentino (Brindisi), arruolato nel “309° Regg.to Fanteria”. Anche il Pascariello, come mio zio, fu poi dichiarato disperso. Dopo circa 80 anni un suo pronipote ricevette due lettere che il giovane fante aveva tentato di inviare ai suoi familiari dal campo di Monte Profeta (scrivendo anche l’indirizzo del campo). La seconda lettera aveva la data del 23 gennaio 1944, dunque in quella data Pascariello era ancora vivo. Forse anche mio zio, prima di finire internato probabilmente in Polonia era presente in quel campo della stessa montagna su cui aveva prestato servizio fino all’8 settembre.



    BIBLIOGRAFIA

    Monografie principali

    Pignataro, Luca (2011). Il Dodecaneso italiano 1912-1947. Vol. 1: L’occupazione iniziale: 1912-1922. Chieti: Solfanelli.
    → Analizza l’avvio dell’occupazione, il passaggio da controllo militare a amministrazione civile e le dinamiche con le comunità locali.

    Pignataro, Luca (2018). Il Dodecaneso italiano 1912-1947. Vol. 3: De Vecchi, guerra e dopoguerra 1936-1947/50. Chieti: Solfanelli.
    → Approfondisce il fascismo nel Dodecaneso, la guerra e la fine dell’occupazione italiana.

    Villa, Andrea (2016). Nelle isole del sole. Gli italiani nel Dodecaneso dall’occupazione al rimpatrio (1912-1947). Seb27, Laissez-Passer.
    → Quadro generale della presenza italiana: politiche coloniali, infrastrutture e italianizzazione.


    Studi specialistici e contributi accademici

    Livadiotti, Monica & Rocco, Giorgio (1996). La presenza italiana nel Dodecaneso tra il 1912 e il 1948: la ricerca archeologica, la conservazione, le scelte progettuali. Torino: Edizioni del Prisma.
    → Esamina scavi, restauro e ricerca archeologica italiana durante l’occupazione.

    Ciacci, Leonardo (1996). Il Dodecaneso e la costruzione di Rodi italiana. In contributo in volume (Università IUAV).
    → Analisi della trasformazione urbana e simbolica di Rodi nell’epoca italiana.

    Barberani, Silvia (2009). L’occupazione italiana a Kastellorizo. Memorie e contromemorie. In M. Peri (a cura di), La politica culturale del fascismo nel Dodecaneso (pp. 33-50). Padova: Esedra.
    → Studio di memoria collettiva e prospettive “dal basso” sull’occupazione.

    Motta, Giuseppe (2023). Il Dodecaneso italiano fra scenari internazionali e rapporti con la popolazione locale. In atti del convegno Grecia e Italia: 1821-2021, due secoli di storie condivise.
    → Approfondisce i rapporti italo-dodecanefi in chiave politica e sociale.


    Temi trasversali e interdisciplinari

    Orlandi, Luca (2022). “Searching for ‘Italianità’ in the Dodecanese Islands (1912-1943)…” In Beatrice Falcucci (a cura di), Rereading Travellers to the East (Firenze University Press).
    → Considerazioni su arte, architettura e identità culturale nella presenza italiana.

    Perotti, Eliana & Martinoli, Simona et al. (1999). Architettura coloniale italiana nel Dodecaneso 1912-1943. Torino: Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli.
    → Studio architettonico e culturale dei progetti coloniali italiani nell’arcipelago.


    Consigli per completare la bibliografia

    ✔︎ Articoli di riviste storiche italiane (es. Studi Storici, Rivista Storica Italiana) su “colonialismo italiano nel Dodecaneso” o “politica estera italiana anni ’20-’30” possono fornire contributi specialistici.
    ✔︎ Fonti d’archivio (diplomatiche/ministeriali) e atti di convegno universitari italiani approfondiscono aspetti militari, civili e sociali.


    Risorse dal WEB

    Testimonianza di Alessadro Natta: Formato PDF

    Storia del Dodecaneso : https://www.dodecaneso.org/

    Bibliografia: https://www.dodecaneso.org/content/bibliografia-consigliata/

    Caduti dimenticati : https://www.dodecaneso.org/content/dispersi-caduti-e-dimenticati/


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