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      Vittorio Bottego: esploratore, ufficiale e simbolo dell’espansione coloniale italiana

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      Parma. Monumneto a Vittorio Bottego

      A cura redazione BLOG Giano PH

      Introduzione

      Vittorio Bottego (1860–1897) è una delle figure più controverse e affascinanti della storia italiana di fine Ottocento. Ufficiale dell’esercito, esploratore e protagonista delle prime grandi spedizioni italiane in Africa orientale, Bottego è stato a lungo celebrato come eroe nazionale, salvo poi essere riletto criticamente alla luce degli studi postcoloniali contemporanei. La sua vita breve ma intensa si colloca nel contesto del colonialismo europeo e delle ambizioni imperiali del giovane Stato italiano, offrendo uno spaccato significativo delle tensioni politiche, culturali e morali di quell’epoca.

      Le origini e la formazione

      Vittorio Bottego nacque a Parma il 29 luglio 1860, in una famiglia della borghesia militare. Fin da giovane intraprese la carriera delle armi, entrando all’Accademia Militare di Modena e diventando ufficiale di fanteria. L’ambiente militare e il clima politico dell’Italia post-unitaria, desiderosa di affermarsi come potenza europea, influenzarono profondamente la sua visione del mondo.

      Come molti ufficiali della sua generazione, Bottego fu attratto dall’idea dell’esplorazione geografica non solo come avventura personale, ma come strumento di prestigio nazionale, conoscenza scientifica e preparazione all’espansione coloniale.

      Il contesto coloniale italiano

      Alla fine del XIX secolo l’Italia cercava di recuperare il ritardo rispetto alle altre potenze europee nella corsa all’Africa. Dopo l’occupazione di Massaua (1885) e la creazione della colonia eritrea, l’interesse italiano si estese verso l’interno del Corno d’Africa. In questo quadro, le spedizioni geografiche avevano una funzione strategica: mappare territori sconosciuti, stabilire contatti (o rapporti di forza) con le popolazioni locali e individuare risorse naturali.

      Bottego operò esattamente in questo spazio ambiguo tra scienza, militare e politica.

      Le spedizioni africane

      La prima spedizione (1892–1893)

      La prima spedizione di Vittorio Bottego si svolse tra il 1892 e il 1893, nella regione compresa tra l’Ogaden e il corso del fiume Giuba (Jubba), nell’attuale Somalia ed Etiopia. L’obiettivo principale era l’esplorazione geografica e idrografica di aree allora poco conosciute dagli europei.

      La spedizione, durissima dal punto di vista logistico e umano, portò a importanti risultati scientifici: rilievi cartografici, osservazioni naturalistiche e descrizioni etnografiche. Bottego contribuì in modo significativo alla conoscenza del corso del Giuba, confermandone la navigabilità in alcuni tratti e chiarendone il bacino idrografico.

      La seconda spedizione e la morte (1895–1897)

      La seconda spedizione, molto più ambiziosa, ebbe inizio nel 1895. Bottego si spinse verso l’interno dell’Etiopia meridionale, attraversando territori ostili e politicamente instabili. Il contesto era aggravato dalla crescente tensione tra l’Italia e l’Impero etiopico, che sarebbe culminata nella disastrosa sconfitta italiana di Adua (1896).

      Nel 1897, durante uno scontro con forze etiopiche nei pressi del fiume Omo, Vittorio Bottego venne ucciso. La sua morte fu accolta in Italia come quella di un martire dell’espansione coloniale, rafforzando il mito dell’esploratore-eroe caduto in terra africana.

      Scienza, esplorazione e violenza

      Le spedizioni di Bottego produssero dati geografici e naturalistici di grande valore per l’epoca. Tuttavia, la storiografia più recente ha messo in luce anche il lato oscuro di queste imprese: l’uso sistematico della violenza, le spedizioni armate, i conflitti con le popolazioni locali e l’idea implicita della superiorità europea.

      Bottego, come molti esploratori del suo tempo, non fu un semplice osservatore neutrale, ma un agente attivo del progetto coloniale italiano. La sua figura incarna quindi la complessità morale dell’esplorazione ottocentesca, sospesa tra conoscenza scientifica e dominio imperiale.

      Il mito e la memoria

      Per decenni Vittorio Bottego fu celebrato in Italia con monumenti, intitolazioni di vie, scuole e persino reparti militari. Il suo nome venne associato al coraggio, al sacrificio e allo spirito di avventura. Solo a partire dalla seconda metà del Novecento, e in modo più deciso negli ultimi anni, la sua figura è stata sottoposta a una rilettura critica.

      Oggi Bottego è oggetto di dibattito: da un lato esploratore e cartografo di valore, dall’altro simbolo di un colonialismo violento e rimosso dalla memoria collettiva. Questa duplicità rende il suo caso particolarmente interessante per comprendere come le società costruiscono e decostruiscono i propri miti storici.

      Conclusione

      Vittorio Bottego non può essere ridotto né a semplice eroe né a puro oppressore. È piuttosto il prodotto di un’epoca, di una cultura e di un progetto politico che vedeva nell’Africa uno spazio da conquistare e “civilizzare”. Studiare la sua vita significa interrogarsi sul rapporto tra esplorazione e potere, tra scienza e violenza, tra memoria e rimozione.

      Rileggere oggi la figura di Bottego, con strumenti critici aggiornati, non significa cancellare la storia, ma comprenderla più a fondo.


      Bibliografia essenziale

      Opere di Vittorio Bottego

      • Bottego, V., Il Giuba esplorato, Roma, Società Geografica Italiana, 1895.
      • Bottego, V., L’Omo: viaggio d’esplorazione nell’Africa Orientale, Milano, Treves, 1899 (pubblicato postumo).

      Studi storici e critici

      • Del Boca, A., Gli italiani in Africa Orientale, Roma-Bari, Laterza, 1976.
      • Del Boca, A., Il mito degli italiani brava gente, Vicenza, Neri Pozza, 2005.
      • Labanca, N., Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana, Bologna, Il Mulino, 2002.
      • Calchi Novati, G., L’Africa d’Italia, Roma, Carocci, 2011.
      • Società Geografica Italiana, Le esplorazioni italiane in Africa, Roma, SGI, vari anni.

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