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    Home Seconda Guerra mondiale (1939-1945)

    Bando Numero 8: Un Appello alle Armi nell’Ottobre del 1943

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    a cura redazione BLOG Giano PH

    L’Ottobre del 1943 rappresenta uno dei mesi più complessi e drammatici nella storia italiana. L’armistizio di Cassibile, firmato l’8 settembre, aveva gettato il paese nel caos: diviso in due, con le forze alleate che risalivano la penisola da sud e i tedeschi che occupavano il centro-nord, l’Italia si trovava in uno stato di guerra civile e di occupazione straniera. In questo contesto turbolento, l’esigenza di ricostituire un esercito fedele al Regno d’Italia e al governo legittimo, stabilitosi a Brindisi, era impellente. È in questo scenario che si inserisce il Bando Numero 8 per l’arruolamento di volontari nel Regio Esercito, firmato dal Capo di Stato Maggiore Generale, Generale Vittorio Ambrosio.


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    Il Contesto Storico: L’Italia Dopo l’Armistizio

    L’annuncio dell’armistizio colse impreparato il paese e le sue forze armate. Migliaia di soldati italiani, abbandonati a sé stessi nei vari fronti e nelle caserme, furono disarmati e internati dai tedeschi, mentre altri cercarono di tornare a casa o si unirono alle prime formazioni partigiane. Il Re Vittorio Emanuele III e il Maresciallo Pietro Badoglio, insieme a parte dello Stato Maggiore, si trasferirono a Brindisi, cercando di riorganizzare lo Stato e di porre le basi per una futura rinascita.

    La priorità immediata era la creazione di un nuovo esercito italiano che potesse combattere al fianco degli Alleati contro l’occupante tedesco e contribuire alla liberazione del territorio nazionale. Nonostante le difficoltà logistiche, la mancanza di mezzi e l’incertezza politica, il governo Badoglio si adoperò per lanciare bandi di arruolamento, puntando sul senso di patriottismo e sul desiderio di riscatto degli italiani.

    Il Generale Vittorio Ambrosio: La Firma di un Periodo Difficile

    (Torino, 28 luglio 1879 – Alassio, 19 novembre 1958)

    Il Generale Vittorio Ambrosio, figura chiave dell’alto comando italiano durante la guerra, si trovò ad affrontare una delle fasi più critiche della sua carriera. Già Capo di Stato Maggiore Generale dal febbraio 1943, aveva assistito al crollo del regime fascista e aveva giocato un ruolo significativo nelle trattative che portarono all’armistizio. Dopo l’8 settembre, rimase al suo posto, impegnandosi nella difficile opera di riorganizzazione delle forze armate nell’Italia liberata.

    La sua firma sul Bando Numero 8 non era solo un atto burocratico, ma un simbolo dell’impegno del governo legittimo a continuare la lotta per la sovranità nazionale. Era un appello diretto ai cittadini, giovani e meno giovani, a non rimanere inerti di fronte all’occupazione straniera e a contribuire attivamente alla ricostruzione di un’Italia libera e democratica.


    Contenuto e Significato del Bando Numero 8

    Il bando si rivolgeva a volontari di tutte le età idonee al servizio militare (partendo dalla classe 1910), con un particolare focus sui giovani che non erano stati arruolati prima o che si erano dispersi dopo l’armistizio. L’appello era rivolto a coloro che sentivano il dovere di servire la patria in un momento di estrema emergenza.

    Le motivazioni addotte per l’arruolamento avrebbero probabilmente enfatizzato:

    • La difesa dell’onore e dell’indipendenza nazionale: Dopo l’umiliazione dell’armistizio e l’occupazione tedesca, l’arruolamento era presentato come un atto di dignità e resistenza.
    • La lotta contro l’invasore: Il nemico era chiaramente identificato nelle forze tedesche occupanti.
    • La ricostruzione di un esercito leale: La necessità di affiancare le forze alleate per la liberazione del territorio.
    • La promessa di un futuro migliore: Sebbene non esplicitamente politica, l’arruolamento nel Regio Esercito implicava un allineamento con il governo monarchico, in contrapposizione alla nascente Repubblica Sociale Italiana.

    La Risposta al Bando e le Difficoltà Iniziali

    Sull’effettiva entrata in vigore del Bando n.° 8, si riportano, di seguito, le considerazioni del gen. Umberto Utili, già comandante del 1° raggr. Motorizzato poi trasformato in Corpo Italiano di Liberazione, impiegato nei combattimenti di Monte Lungo. Successivamente il gen. Utili è designato al comando di uno dei 6 gruppi di Combattimento.

    Fonte: Umberto Utili, Ragazzi in piedi! La ripresa dell’esercito italiano dopo l’8 settembre, Mursia, Milano, 1979, pagg. 60-61

    Questo bando, di emanazione affrettata, rispondeva a particolari esigenze del momento ma conteneva i germi di quella che fu una gravissima ingiustizia a carico di coloro che ebbero il merito, ben singolare in un’epoca nella quale praticamente si tolleravano tutte le evasioni, di mantenersi sempre fedeli al dovere con una paziente e silenziosa semplicità. Lo scopo del bando era quello di incoraggiare in un’atmosfera di deprimente assenteismo un vasto movimento di partecipazione alla guerra. Esso apriva l’arruolamento volontario “a tutti gli elementi attualmente non alle armi appartenenti alle classi 1910 e più giovani ed in possesso dei requisiti di incondizionata idoneità fisica e morale al servizio militare” e prometteva loro un duplice vantaggio del congedamento immediato al termine delle ostilità con la Germania e della concessione di una specie di premio di smobilitazione pari ad un mese di assegni e indennità (razioni viveri inclusa) per ogni trimestre di servizio prestato.

    Gli arruolati in base al bando n. 8 avrebbero dovuto a norma dell’art. 4 essere inquadrati in speciali “reparti volontari” vestiti colla divisa del R.E. con uno speciale contrassegno. Se questa disposizione fosse stata effettivamente applicata, è probabile che l’accertamento del diritto legale di usufruire dei suddetti benefici avrebbe incontrato a suo tempo minori difficoltà. Ma durante gli ultimi mesi del 1943 ed il primo semestre del 1944 il gettito di questi volontari fu relativamente insignificante: il C.I.L., che durante la campagna di quell’anno costituì l’unica nostra grande unità operante, ricevette a più riprese soltanto qualche centinaio di uomini regolarmente arruolati con il bando n. 8, una parte dei quali dopo avere presso a poco oziato per mesi in centri di addestramento che non erano organizzati colla serietà necessaria, messi a contatto con una realtà ben diversa da quella che avevano supposta, si assentarono presto arbitrariamente. Perciò “gli speciali reparti volontari” non vennero mai costituiti e gli arruolamenti in base al bando furono immessi come normali complementi nelle formazioni regolari. […]


    Bibliografia

    • Agarossi, Elena. A Nation Collapses: The Italian Surrender of September 1943. (Edizione originale in inglese, ma esistono traduzioni o opere simili in italiano che ne riprendono i temi). Per un’analisi comparata delle fonti italiane e alleate.
    • Battaglia, Roberto. Storia della Resistenza italiana. Einaudi, Torino (numerose edizioni, a partire dal 1964). Un testo fondamentale per capire il contesto politico e militare in cui operarono le varie formazioni, inclusi i primi nuclei dell’esercito cobelligerante.
    • Cavallo, Sergio (a cura di). Il Regno del Sud. Settembre 1943 – Giugno 1944. Gangemi Editore, Roma, 2014. Questo volume raccoglie saggi di diversi storici che analizzano la complessa realtà del “Regno del Sud”, fornendo un quadro dettagliato del governo Badoglio e delle sue iniziative, inclusa la riorganizzazione militare.
    • Ceva, Lucio. La condotta della guerra 1940-1943: una lettera di Mussolini a Hitler. In: Quaderni di storia militare, n. 4, 1990. Anche se più incentrato sul periodo precedente l’armistizio, fornisce un contesto utile sulle dinamiche del Comando Supremo e del ruolo di figure come Ambrosio.
    • De Felice, Renzo. Mussolini l’alleato. Crisi e caduta del regime. Einaudi, Torino, 1996 (in particolare il volume II). Opera monumentale e imprescindibile per comprendere gli ultimi mesi del fascismo, le trattative per l’armistizio e il disorientamento che ne seguì.
    • Di Nolfo, Ennio. Storia delle relazioni internazionali. Dalla fine della guerra fredda a oggi. Laterza, Roma-Bari (numerose edizioni). Utile per inquadrare le vicende italiane nel più ampio contesto diplomatico e strategico della Seconda Guerra Mondiale.
    • Lambertini, Luigi. Storia militare del Regno del Sud (settembre 1943 – aprile 1945). Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Roma, 1985. Una delle opere più specifiche e dettagliate sulla ricostituzione e l’attività del Regio Esercito nell’Italia liberata, con riferimenti ai bandi di arruolamento e alle sfide organizzative.
    • Maresca, Paolo. L’esercito del Re. La ricostruzione dell’Esercito italiano dopo l’8 settembre. Gaspari Editore, Udine, 2005. Un testo che si concentra specificamente sul processo di ricostruzione delle forze armate del Regno del Sud.
    • Rochat, Giorgio. L’esercito italiano in pace e in guerra. Studi di storia militare. Mursia, Milano, 1991. Raccolta di saggi che analizzano diversi aspetti della storia militare italiana, fornendo spunti utili sul periodo in questione.
    • Stato Maggiore dell’Esercito – Ufficio Storico. Bollettini d’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Queste pubblicazioni periodiche spesso contengono saggi, documenti e analisi specifiche su aspetti della storia militare italiana, inclusi bandi e provvedimenti dell’epoca.

    Fonti Primarie (Archivi Italiani)

    • Archivio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito (USSME), Roma.
      Fondi: Comando Supremo, Capo di Stato Maggiore Generale, Ministero della Guerra (periodo Regno del Sud). Qui si possono trovare i testi originali dei bandi, le circolari e la corrispondenza relativa all’arruolamento e alla riorganizzazione dell’esercito.
    • Archivio Centrale dello Stato (ACS), Roma.
      Fondi: Presidenza del Consiglio dei Ministri (periodo Regno del Sud), Ministero dell’Interno, Ministero della Guerra. Utile per avere un quadro più ampio delle direttive governative e dell’impatto sul territorio.

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