a cura di Marco Lodi
Via Rasella è stata teatro di un attentato partigiano a Roma il 23 marzo 1944. L’attacco fu organizzato d componenti dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica) contro una colonna di soldati tedeschi del reggimento “Bozen”, composto da altoatesini arruolati nella Wehrmacht.
I componenti dei GAP fecero esplodere un ordigno nascosto in un carretto della spazzatura mentre la colonna di soldati stava marciando per via Rasella. L’esplosione causò la morte di 33 soldati tedeschi e il ferimento di molti altri. I partigiani si dileguarono rapidamente tra la folla, senza subire perdite.
Ecco alcuni dei principali partigiani coinvolti nell’operazione:
– Carla Capponi (MOVM 1918-2000)– Partigiana e staffetta, partecipò alla fase di preparazione e alla fuga.
– Rosario Bentivegna (MAVM e MBVM 1922-2012) – Fu lui a travestirsi da spazzino e a collocare l’esplosivo nel carretto della nettezza urbana.
– Francesco Currò – Partecipò alla copertura e alla protezione del gruppo.
– Germano Rondini – Collaborò nella preparazione dell’attacco.
– Marisa Musu (MAVM 1925-2002) – Partigiana e staffetta, supportò il gruppo nelle fasi successive.
– Mario Fiorentini (MAVM 1918-2022) – Uno dei comandanti gappisti, contribuì alla pianificazione dell’operazione.
– Luciano Lusana – Collaborò alla fuga del gruppo dopo l’attentato.
L’azione fu guidata dal comando GAP romano, diretto da Carlo Salinari (1919-1977) e Giorgio Amendola (1907-1980), con l’approvazione del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale).
Alcuni protagonisti di Via Rasella
Dopo l’attentato, tutti i partigiani riuscirono a fuggire senza essere catturati. La rappresaglia tedesca portò all’eccidio delle Fosse Ardeatine, dove furono uccisi 335 cittadini.
Le vittime furono scelte tra prigionieri politici, detenuti comuni ed ebrei già arrestati. Il 24 marzo furono portate in una cava di pozzolana lungo la via Ardeatina, alla periferia di Roma.
I condannati furono condotti nelle grotte a gruppi di cinque, fatti inginocchiare e fucilati con un colpo alla nuca. Per nascondere il massacro, i nazisti fecero poi esplodere delle mine per sigillare l’ingresso della cava.
Tra le 335 vittime c’erano antifascisti, militari, civili, ebrei e religiosi. Alcuni non erano nemmeno detenuti, ma furono prelevati casualmente per raggiungere il numero prestabilito.
Tra le vittime più note:
– Don Pietro Pappagallo, sacerdote che aiutava gli antifascisti.
– Ardeatino Tullio Buazzelli, militare dell’esercito italiano.
– Mauro Benedetti, giovane partigiano.
– Settimia Spizzichino, unica donna sopravvissuta alla deportazione da Roma, perse i suoi familiari nell’eccidio.
Dopo la guerra, Herbert Kappler, organizzatore della strage, fu condannato all’ergastolo nel 1948, ma fuggì in Germania nel 1977, dove morì l’anno successivo.
Erich Priebke, ufficiale delle SS coinvolto nella strage, fu scoperto in Argentina negli anni ’90 e condannato all’ergastolo in Italia.
Oggi le Fosse Ardeatine sono un sacrario nazionale, luogo di memoria della Resistenza e delle vittime del nazifascismo.
Bibliografia
- Bentivegna, Rosario, Senza tregua. La guerra partigiana a Roma, Milano, Baldini & Castoldi, 1999.
- Capponi, Carla, Con cuore di donna, Torino, Einaudi, 2000.
- Fiorentini, Mario, L’ultimo gappista. Noi terroristi, Mursia, 2022.
- Katz, Robert, Morte a Roma. Il massacro delle Fosse Ardeatine, Roma-Bari, Laterza, 2004.
- Portelli, Alessandro, L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, Roma, Donzelli, 1999.
- Sessi, Frediano, Storia delle Fosse Ardeatine, Milano, Marsilio, 2023.
Film e documentari
- Rappresaglia (1973) – Film diretto da George Pan Cosmatos, con Richard Burton.
- Roma città aperta (1945) – Film di Roberto Rossellini, ispirato ai fatti della Resistenza romana.
- Il massacro delle Fosse Ardeatine – Documentari Rai e La7 disponibili online.
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