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    70 anni dell’accordo italo-tedesco sul lavoro: un ponte di persone e storie

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    Emigranti italiani 1954. Foto di ©CdI

    a cura redazione BLOG Giano PH

    Il 20 dicembre 1955 l’Italia e la Germania Ovest firmarono un accordo destinato a cambiare la vita di centinaia di migliaia di persone: il “Protocollo sull’assunzione di lavoratori italiani”, meglio noto come accordo italo-tedesco sul lavoro.
    Oggi, a 70 anni di distanza, non celebriamo solo un documento, ma una storia di migrazioni, sacrifici e incontri che ha lasciato un segno profondo nell’identità di entrambi i Paesi.

    Il contesto storico

    Nel secondo dopoguerra, la Germania Ovest era in piena ricostruzione e viveva un boom economico, ma mancava manodopera. L’Italia, invece, era ancora segnata da disoccupazione diffusa e povertà, soprattutto nelle aree rurali e nel Sud.
    L’accordo del 1955 rispondeva a entrambe le esigenze: la Germania otteneva lavoratori per le sue fabbriche, miniere e ferrovie; l’Italia trovava uno sbocco per ridurre la pressione sociale ed economica.

    Fonte: https://www.ilfendinebbia.it/2020/09/28/gastarbeiter-quando-gli-italiani-fecero-la-fortuna-della-germania/

    Come funzionava l’accordo

    Il sistema prevedeva che i lavoratori italiani fossero reclutati e selezionati attraverso uffici speciali, con contratti a tempo determinato. I primi treni di migranti partivano soprattutto da Veneto, Friuli, Calabria, Sicilia e Puglia, diretti verso le grandi città industriali e i distretti minerari tedeschi.
    Molti arrivavano senza conoscere la lingua, spesso con una valigia di cartone, ma con la speranza di guadagnare abbastanza per aiutare la famiglia e magari tornare in Italia.

    Le condizioni di vita

    La realtà era dura: turni lunghi, alloggi spartani, isolamento culturale. Ma anche opportunità di formazione professionale e salari superiori a quelli italiani dell’epoca.
    Per i tedeschi, la presenza degli italiani significò aprirsi a nuove abitudini, cucine e musiche. Per gli italiani, fu l’inizio di una vita da migranti, fatta di nostalgia e adattamento.

    Vita e lavoro

    Le prime destinazioni erano Essen, Dortmund, Colonia, Stoccarda.
    I turni erano massacranti, le miniere pericolose, le fabbriche rumorose. I dormitori spartani, con regole severe: uomini e donne separati, coprifuoco, niente ospiti.
    Ma il salario era superiore a quello che avrebbero guadagnato in Italia in un mese intero.

    Le baracche degli italiani a Wolfsburg. Fonte: https://www.ilfendinebbia.it/2020/09/28/gastarbeiter-quando-gli-italiani-fecero-la-fortuna-della-germania/

    Un’eredità duratura

    Tra il 1955 e la metà degli anni ’70, oltre 500.000 italiani lavorarono in Germania grazie a questo accordo. Molti tornarono, altri si stabilirono definitivamente, contribuendo alla nascita di comunità italo-tedesche ancora oggi vivaci.
    La migrazione non fu solo economica, ma anche culturale: portò contaminazioni linguistiche, gastronomiche e sociali che oggi fanno parte del tessuto europeo.

    Dalla migrazione economica alla cittadinanza europea

    Oggi, la libera circolazione nell’UE ha superato le vecchie logiche di “contratti bilaterali di manodopera”. Tuttavia, il ricordo di quell’accordo resta importante per capire come l’Europa abbia costruito, anche attraverso le migrazioni, un’identità comune.
    I 70 anni del patto sono un’occasione per riflettere su cosa significhi partire, accogliere e costruire insieme — allora come oggi.



    APPROFONDIMENTO

    Germania Ovest (anni ’50)

    Situazione generale

    • La Repubblica Federale di Germania (RFT) nacque nel 1949, formata dalle zone d’occupazione americana, britannica e francese.
    • Nel 1949 fu eletto Konrad Adenauer come primo cancelliere, alla guida della CDU (Cristlich-Demokratische Union). Il suo governo restò in carica fino al 1963.
    • Adenauer puntava a integrare la Germania Ovest nel blocco occidentale, ricostruire l’economia e consolidare la democrazia parlamentare.

    Economia e società

    • La ricostruzione postbellica, sostenuta dal Piano Marshall (1948–1952), portò al Wirtschaftswunder (“miracolo economico”): crescita rapida, aumento della produzione industriale e dei consumi.
    • C’era però carenza di manodopera: la guerra aveva decimato la popolazione maschile, e la domanda di lavoro superava l’offerta interna.

    Politica estera

    • Nel 1955 la RFT entrò nella NATO e ottenne piena sovranità dagli Alleati.
    • Stava avviando accordi bilaterali con Paesi europei e mediterranei per reclutare lavoratori stranieri (Gastarbeiter), iniziando con l’Italia.

    Italia (anni ’50)

    Situazione generale

    • Repubblica dal 1946, con la Democrazia Cristiana (DC) al governo quasi ininterrottamente dal dopoguerra.
    • Nel 1955 il presidente del Consiglio era Antonio Segni (DC), con una linea moderata e filo-occidentale.
    • Politica interna segnata da tensioni sociali, alta disoccupazione e forti squilibri Nord-Sud.

    Economia e società

    • L’Italia era ancora in gran parte agricola, soprattutto al Sud, ma con un’industria in rapida crescita nel Nord.
    • La disoccupazione e la sovrappopolazione rurale spingevano il governo a favorire l’emigrazione come valvola di sfogo sociale ed economico.
    • Già attivi accordi migratori con Belgio (1946) e Francia (1946–47).

    Politica estera

    • L’Italia faceva parte della NATO (dal 1949) e della nascente integrazione europea (membro fondatore della CECA dal 1951).
    • Forte allineamento con gli Stati Uniti e con l’Europa occidentale nella Guerra Fredda.
    • L’accordo con la Germania Ovest si inseriva in una strategia di inserimento nel mercato europeo e di rafforzamento dei legami economici e politici.

    Perché l’accordo fu possibile

    • Interesse tedesco: necessità urgente di manodopera per mantenere il ritmo del boom economico.
    • Interesse italiano: ridurre la pressione occupazionale interna e ottenere rimesse in valuta forte.
    • Quadro politico favorevole: entrambi i Paesi erano saldamente ancorati al blocco occidentale e vedevano nella cooperazione un passo verso una futura integrazione europea.

    Conclusione

    Settant’anni fa, il treno della speranza partiva verso nord carico di uomini e donne pronti a lavorare per un futuro migliore. Oggi, la loro storia è un patrimonio di memoria collettiva, un ponte tra Italia e Germania fatto di mani che hanno costruito fabbriche, famiglie e amicizie oltre i confini.


    Bibliografia

    1. Pivato, StefanoEmigrazione italiana in Germania. Storie e memorie del lavoro
      Bologna, il Mulino, 2010.
      (Panoramica storica e sociale, con attenzione alle memorie individuali e collettive)
    2. Mochi, SabrinaL’accordo italo-tedesco del 1955 e l’emigrazione italiana
      Roma, Carocci, 2015.
      (Analisi dettagliata del contesto politico e degli aspetti giuridici dell’accordo)
    3. Bevilacqua, PieroLe campagne del Mezzogiorno fra emigrazione e sviluppo
      Roma-Bari, Laterza, 2001.
      (Approfondisce le cause economiche e sociali dell’esodo verso il Nord Europa)
    4. Colucci, MicheleLavoro in movimento. L’emigrazione italiana in Europa 1945-1973
      Roma, Donzelli, 2008.
      (Studio comparativo sulle migrazioni italiane in Germania, Svizzera, Belgio e Francia)
    5. Corti, Paola; Sanfilippo, Matteo (a cura di)Storia dell’emigrazione italiana. Partenze
      Roma, Donzelli, 2009.
      (Volume collettivo con capitoli specifici sulla migrazione in Germania)
    6. Giuntini, AndreaItaliani in Germania. Dal miracolo economico alla cittadinanza europea
      Firenze, Giunti, 2013.
      (Ripercorre la storia dei migranti italiani dalla firma dell’accordo fino ai giorni nostri)
    7. Testimonianze orali – Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico (AAMOD)
      (Collezione di interviste a migranti italiani in Germania, accessibile online e in sede)


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