a cura redazione BLOG Giano PH
Nel 1943, mentre il regime di Benito Mussolini crollava sotto il peso della guerra e del dissenso interno, a Roma prendeva forma un’esperienza poco conosciuta ma significativa: un Ufficio di assistenza diretto da antifascisti ed ex detenuti politici, nato per sostenere chi usciva dal carcere o dal confino dopo anni di repressione.
Raccontare questa vicenda oggi significa fare Public History: riportare alla luce pratiche di solidarietà civile che hanno accompagnato la transizione dal regime alla ricostruzione democratica.
Il contesto: dalla caduta del fascismo al vuoto di potere
Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo votò l’ordine del giorno Grandi, determinando la caduta di Mussolini. Pochi giorni dopo, molti prigionieri politici furono liberati dalle carceri e dalle isole di confino.
Molti di loro provenivano da luoghi simbolo della repressione fascista, come il carcere di Santo Stefano o le isole di Ventotene. Dopo anni di isolamento, sorveglianza e privazioni, questi uomini e donne si trovarono improvvisamente liberi — ma senza lavoro, senza mezzi economici e spesso senza una rete familiare stabile.
In questo scenario caotico, tra il governo Badoglio e l’imminente occupazione tedesca di Roma (8 settembre 1943), nacquero iniziative spontanee di mutuo soccorso.
Un ufficio per ricominciare
A Roma, gruppi di antifascisti — molti dei quali ex detenuti politici — promossero la creazione di un Ufficio di assistenza con finalità pratiche e immediate:
- aiutare gli ex prigionieri a trovare un alloggio;
- fornire sostegno economico di prima necessità;
- facilitare il reinserimento lavorativo;
- ristabilire contatti familiari interrotti dalla detenzione.
L’iniziativa aveva una forte dimensione politica e morale: non si trattava solo di assistenza materiale, ma di riconoscimento pubblico di chi aveva pagato con il carcere la propria opposizione al regime.
Solidarietà e reti clandestine
Molti dei promotori provenivano da ambienti antifascisti diversi — socialisti, comunisti, azionisti, anarchici — uniti dall’esperienza comune della repressione. In questo senso, l’Ufficio rappresentò anche un laboratorio di collaborazione politica che avrebbe poi alimentato la Resistenza romana.
Dopo l’8 settembre 1943 e l’occupazione tedesca, la situazione si fece drammatica. Roma divenne teatro di arresti, deportazioni e violenze culminate, tra l’altro, nell’eccidio delle Fosse Ardeatine nel marzo 1944.
In questo contesto, molte reti assistenziali confluirono nella clandestinità, sostenendo partigiani, famiglie perseguitate ed ebrei in fuga.
Fonte: Enzo Piscitelli, Storia della Resistenza romana, Laterza, Bari, 1965 p.22
Dai primi giorni di agosto del 1943 aveva iniziato a funzionare un ufficio assistenza con sede prima in piazza della Pilotta 3 e, successivamente, in Via Conte Verde 47.
Lo dirigevano antifascisti ed ex detenuti politici già noti, designati dal Comitato antifascista: il principe Doria Pamphili, la contessa Nora Balzani, il conte Umberto Morra di Lavriano, il duca Luchino Visconti di Mondrone, il professor Guido Gonella, il professor Giuliano Vassalli, l’avvocato Corrado Perris, il dott. Guido Egidi, la contessa Bezzi Scala, il dott. Vincenzo Cavallera, il dott. Mario Alicata, Marco Cesarini Sforza, il conte Zanotti Bianco, la studentessa Marisa Cinciari, l’avvocato Francesco Longo, Laura Lombardo Radice e Laura Cannazza.
Costoro tennero in vita l’ufficio dopo l’8 settembre, e per tutto il periodo clandestino, aiutando e sussidiando i patrioti
Public History: perché raccontare questa esperienza?
Dal punto di vista della Public History, l’Ufficio di assistenza del 1943 è un esempio prezioso di:
1. Memoria sociale “dal basso”
Non una grande istituzione statale, ma un’iniziativa nata dall’esperienza diretta della repressione. Raccontarla significa valorizzare la dimensione quotidiana della lotta antifascista.
2. Transizione e ricostruzione
Spesso la narrazione pubblica si concentra sulla Resistenza armata o sui grandi eventi. Esperienze come questa mostrano il lato civile della ricostruzione democratica: il reinserimento, la cura, la solidarietà.
3. Educazione alla cittadinanza
Portare questa storia nelle scuole o nei blog di divulgazione aiuta a comprendere che la democrazia non nasce solo da atti eroici, ma anche da gesti concreti di responsabilità collettiva.
Una storia ancora da approfondire
Le fonti su queste iniziative sono spesso frammentarie: archivi di partito, testimonianze, memorie individuali. Proprio per questo rappresentano un campo di ricerca interessante per storici, associazioni e progetti di Public History.
Raccontare l’Ufficio di assistenza del 1943 significa restituire voce a una generazione che, uscita dal carcere, non scelse la vendetta ma la solidarietà come primo passo verso una nuova Italia.
Bibliografia principale
Libri e monografie
- Claudio Fracassi – La battaglia di Roma. 1943. I giorni della passione sotto l’occupazione nazista, Milano, Mursia (2013) — una ricostruzione dettagliata delle vicende di Roma tra l’8 settembre 1943 e la liberazione, con molteplici testimonianze e fonti archivistiche. (ANPI)
- AA. VV. – VIII Zona. Pratiche di Resistenza e reti clandestine a Roma, Edizioni ANPPIA, Roma (2024) — raccolta di documenti, testimonianze e materiali sugli antifascisti romani e le reti di solidarietà durante l’occupazione tedesca. (Bella Storia Festival)
- Riccardo Bauer (a cura di Manlio Magini) – Ernesto Rossi, Miserie e splendori del confino di polizia. Lettere da Ventotene 1939-1943, Feltrinelli (1981) — per comprendere il vissuto dei perseguitati politici e le reti di solidarietà anche in confino, esperienza di cui molti protagonisti della Resistenza furono segnati. (Promemoria)
- Studi sulla Resistenza italiana e il CLN, in particolare sul ruolo dei gruppi antifascisti romani dopo il 25 luglio e l’8 settembre 1943 (ad es. promemorie e articoli nell’ANPI e altri testi di storia della Resistenza). (Promemoria)
- Enzo Piscitelli, Storia della Resistenza romana, Latera, Bari, 1965
9 settembre 1943: mentre Vittorio Emanuele e Badoglio, i protagonisti del 25 luglio e dei «quarantacinque giorni» fuggono verso Pescara, alle porte di Roma militari e civili tentano, nel caos generale, una sfortunata ma significativa resistenza.
Fonti archivistiche e raccolte
Archivi storici
- Archivio Centrale dello Stato (Roma) – conserva documenti ufficiali della Pubblica Sicurezza, della Questura di Roma, dello Stato italiano e del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato. Queste fonti sono fondamentali per ricostruire gli atti amministrativi relativi a detenzioni, scarcerazioni e iniziative di assistenza. (Storia XXI Secolo)
- Fondazione Gramsci – Archivio storico (Roma) – contiene carte, documentazioni e materiali dei partiti antifascisti (inclusi PCI e PSI) e delle attività politiche e sociali nella Resistenza romana. (NS-Täter in Italien)
- Archivi di associazioni antifasciste, come quelli dell’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti (ANPPIA), con raccolte biografiche, lettere, fotografie e periodici sull’antifascismo e sui perseguitati dal regime. (ANPPIA)
Fonti periodiche e testimoni
- «L’antifascista» – organo bimestrale di ANPPIA, pubblicato sin dal 1954 con testimonianze, interviste e ricerche sulla storia degli antifascisti, inclusi ex detenuti e percorsi di reinserimento. (ANPPIA)
- Memoir e interviste: molte storie di ex detenuti e attivisti antifascisti sono raccolte in raccolte di memorie, interviste oral history e atti di convegni (consultabili anche presso archivi locali o università).
Musei e centri della memoria
- Museo storico della Liberazione (Roma – Via Tasso) – museo situato nell’ex carcere nazista e fascista di Via Tasso, con collezioni di documenti, oggetti, fotografie e testimonianze sulla Resistenza e sulla persecuzione politica a Roma tra il 1943 e il 1944.
Suggerimenti per la ricerca primaria
📍 Archivio Centrale dello Stato (ACS) – per atti ufficiali dello Stato italiano e documenti del periodo 1938-1945. (Storia XXI Secolo)
📍 Fondazione Gramsci Archivio Storico – per carte di partito, materiali del PCI e documenti politici degli antifascisti. (NS-Täter in Italien)
📍 Collezioni ANPPIA – banco di dati biografico dei perseguitati politici e pubblicazioni specialistiche. (ANPPIA)
📍 Archivi parrocchiali o locali romani – spesso contengono memorie/autobiografie non pubblicate di ex detenuti o loro famiglie.
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